Onstage
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Poche sorprese e tanta sostanza nel concerto degli Alter Bridge a Milano

Sono passati dodici anni dal primo concerto in Italia degli Alter Bridge. La band di Mark Tremonti e Myles Kennedy negli ultimi tempi aveva abituato i suoi fan ai palazzetti. Nel 2013 ad Assago (Milano) e lo scorso dicembre a Casalecchio di Reno (Bologna), i ragazzi avevano dimostrato di saper tener testa a diecimila persone senza grosse difficoltà. Ma il sottoscritto, come credo diversi fan della prima ora, ha accolto con entusiasmo il temporaneo ridimensionamento che hanno subito le date estive dei Nostri. Tornare nei club dopo sei anni (vero, nel 2013 suonarono all’Atlantico di Roma) è salutare per un gruppo che non ha certo l’ossessione del successo, avendolo già ottenuto sia nei Duemila, sia nei Novanta quando una parte di loro si chiamava Creed, e che trae estremo beneficio nell’essere molto più a stretto contatto con i propri fan.

La proposta hard & heavy moderna degli Alter Bridge trova il suo assoluto compimento nei club di grandi dimensioni, esattamente come accade questa sera al Fabrique di Milano. 2200 persone accalcate e in delirio dalla prima all’ultima nota. Certo, nonostante l’aria condizionata c’era un bel caldo, ma devo ammettere che è stata una sudata salutare. La band non ha esagerato, proponendo una scaletta molto standard concedendo spazio solo a un brano “chicca” come This Side Of Fate (uno dei pezzi più elaborati dell’ultimo album The Last Hero) e puntando sulle hit che bene o male tutti vogliono ascoltare.

La qualità dei quattro sul palco è indiscutibile, motivo per cui è impossibile trovare punti deboli a una performance live degli Alter Bridge. Volendo fare il fan pignolo e incontentabile, continuo a non capire la tendenza (già notata a Bologna nel dicembre scorso) ad alzare i volumi a cannone su Blackbird e rendere troppo confusionarie le canzoni successive. Avrei anche preferito ascoltare qualche pezzo meno scontato, anche perché nel primo pomeriggio la band aveva provato Words Darker Than Their Wings, che sarebbe stata una sorpresa incredibile per tutti i convenuti. Ma è comprensibile la volontà di non rischiare troppo di un gruppo che, giunto alla fine della seconda leg europea, è ragionevolmente provato. Serata quindi piacevole e coinvolgente come da tradizione, pubblico soddisfatto da 100 minuti di set intenso e senza pause.

I prossimi mesi vedranno gli Alter Bridge pubblicare un live album e suonare alla Royal Albert Hall di Londra con un’orchestra di 52 elementi, a coronamento di un primo ciclo vitale (2004-2017) che li ha portati a essere riconosciuti come una delle migliori hard rock band del nuovo millennio. Il 2018 sarà sicuramente un anno sabbatico, in cui i Nostri si dedicheranno ad altro: Tremonti pubblicherà (forse già entro fine anno) il nuovo album solista con la sua band, mentre Myles potrebbe finalmente dare alle stampe il suo disco, tenuto nel cassetto per anni (sempre che Slash, una volta che i Guns N’ Roses si fermeranno, decida di incidere un nuovo lavoro insieme a Kennedy stesso).

Alter Bridge Milano 2017, la scaletta

Soundcheck
Words Darker Than Their Wings
This Side Of Fate
Lover (con i fan presenti)
Broken Wings (con i fan presenti)
Cry Of Achilles (con i fan presenti)
The Writing On The Wall (con i fan presenti)

Live
Come to Life
The Writing on the Wall
Farther Than The Sun
Addicted to Pain
Ghost of Days Gone By
Cry of Achilles
My Champion
Ties That Bind
Waters Rising
Watch Over You
Isolation
Blackbird
Open Your Eyes
Metalingus
This Side Of Fate
Show Me a Leader
Dueling Guitar Solos – Mark and Myles
Rise Today

Alter Bridge Milano 2017, le foto

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Foto di Mairo Cinquetti

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