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Anna Calvi date concerti italia 2018

Il massimo splendore di Anna Calvi

I mostri sacri del rock l’hanno benedetta sin dal suo esordio e avevano ragione. Quello di Anna Calvi, ieri, all’Hiroshima Mon Amour di Torino è stato un concerto perfetto, almeno quanto l’ultimo disco della cantautrice londinese, di padre italiano, Hunter.

Se l’album, il terzo in carriera per Anna uscito lo scorso 31 agosto a cinque anni dal precedente One Breath e a quattro dall’EP Strange Weather, parla di liberazione personale e collettiva, alla ricerca del piacere e della vita, castrata da una visione stagnante delle distinzioni di genere, quella che abbiamo visto ieri sera sul palco della venue torinese è un’artista senza remore, una cacciatrice guidata da un istinto edonista, libera e affamata.

C’è un disco importantissimo per lei alla base di questo tour, già passato qui da noi il 21 al Barezzi Festival di Parma e questa sera al Largo Venue di Roma. È  evidente, non solo da quanto tempo ci abbia messo a realizzarlo e da quanto ci abbia tenuto ad accompagnarne la venuta al mondo, con un tour e più interviste di quante ne abbia mai volute rilasciare in passato, ma anche dal rigore delle scelte per una scaletta completamente al servizio di Hunter. Non c’è spazio per brani che non rientrino nella narrazione del disco, ma soltanto per tre o quattro pezzi “vecchi”, tutti dall’album d’esordio.

Così, dopo il dj set di Stefano Modonese Palumbo e dj Laido, accompagnata sul palco dalla sua band – l’eccellente e fidatissima polistrumentista Mally Harpaz e il batterista Alex Thomas – l’artista di Twickenham ha dato vita a un live breve, ma travolgente. Non ha mai suonato set lunghissimi Anna, lasciando di tanto in tanto un po’ di amaro in bocca, questa volta però la sensazione è che le dodici canzoni portate sul palco costituiscano un organismo compiuto, all’interno del quale qualsiasi aggiunta o sottrazione potrebbe solo nuocere.

Il ritmo è serratissimo, con i pezzi inanellati uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità da una Anna Calvi indemoniata. Il pulsare di Hunter, l’immersione nelle atmosfere sognanti di Swimming Pool e il viaggio tra luce e oscurità di Indies or Paradise, sono l’ideale trittico iniziale e contengono in nuce tutti gli elementi portanti dello show.

L’atmosfera è bollente e a seguire As a Man e Wish, mettono in chiaro definitivamente un paio di cose: Anna Calvi è un gigante con le sei corde della sua inseparabile Telecaster, ed è sempre più unica anche con la voce, più solida che mai e spinta verso nuovi orizzonti timbrici, ma soprattutto di inedita qui c’è un’attitudine meravigliosamente oltraggiosa. Lasciato da parte ogni residuo di una timidezza, che in passato la bloccava un po’, Anna oggi la sua musica e il suo messaggio te li grida in faccia, che siano tuono o sussurro, arrivano dritti allo stomaco. Un’esperienza viscerale, capace, come solo l’arte sa fare, di parlare al contempo anche al cuore e alla mente.

La strumentale Rider To the Sea, è una boccata d’aria nell’atmosfera vulcanica del live e apre la strada a due pezzi vecchi, ma che, come si diceva, si inseriscono alla perfezione nella narrazione del nuovo disco: Suzanne & I e I’ll Be Your Man. È un mondo in movimento quello di Anna Calvi, un’artista costantemente alla ricerca, una di quelle che la vita e l’arte proprio non riesce a separarle. Inevitabilmente, quindi, questi pezzi suonano diversi, immersi in una nuova atmosfera, nella quale, non a caso, cascano a fagiolo a livello di liriche.

Il bellissimo singolo Don’t Beat the Girl Out Of My Boy, canzone manifesto di Hunter, chiude il live insieme a Alfa, regalando alla platea due avide sorsate di pura classe e un solo incendiario, quello dell’ultimo pezzo, con Anna in ginocchio sulla Telecaster, un’estensione del suo corpo ormai, maltrattata, coccolata, necessaria.

Uscito di scena il trio viene richiamato sul palco da un’ovazione generale. L’attacco di Desire, colonna portante del primo disco della Calvi è inconfondibile e il pezzo suona perfetto preambolo alla chiusura, questa volta per davvero, con la cover dei Suicide Ghost Rider, un pezzo che abbiamo sentito spesso nei suoi concerti, in una rivisitazione esaltante, pretesto ideale per dare sfogo a un chitarrismo estremo. Una Anna Calvi così non s’era mai vista: massimo splendore.

La scaletta
Hunter
Swimming Pool
Indies or Paradise
As a Man
Wish
Rider To the Sea
Suzanne & I
I’ll Be Your Man
Don’t Beat the Girl Out Of My Boy
Alfa
Desire
Ghost Rider

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Cinzia Meroni

Foto di Francesco Prandoni - Testo di Cinzia Meroni

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