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I Biffy Clyro non hanno avuto paura di rischiare

Privare una band del suo elemento principale, in questo caso le chitarre elettriche, è come un all-in a poker: o vinci o perdi. Non hanno avuto paura di rischiare i Biffy Clyro, band scozzese composta da Simon Neil e dai fratelli James e Ben Johnston, che nell’ultima raccolta live pubblicata nel maggio scorso, MTV Unplugged: Live from London, ha abbandonato le sue vesti consuete di rock band arrabbiata (ma neanche troppo) per mettersi totalmente a nudo e registrare dal vivo i suoi pezzi più famosi in acustico.

Dopo un 2017 in cui hanno fatto incetta di live nel Belpaese, per i tre ragazzi originari di Kilmanrock il concerto di ieri al Teatro Dal Verme di Milano è stato l’unica apparizione italiana di tutto il 2018. Sold-out da molti mesi e attesissimo dai tanti fan giunti da tutta Italia (“non faremo mai più niente del genere” ha confessato la band durante il live), lo show non ha deluso le aspettative, ma ha mostrato una band in forma smagliante e con tanta voglia di stupire, ancora.

Subito dopo l’apertura di Aviv Geffen, cantautore israeliano frontman dei Blackfield (fondati con Steve Wilson), i Biffy Clyro mettono piede sul palco del Dal Verme intorno alle 21:30. “Buonasera Milano, come state? Noi siamo i Biffy «Fucking» Clyro” esclama Simon Neil, prima di intonare The Captain, apripista tratto da Only Revolutions del 2009. Segue immediatamente Biblical, cantata a ruota dal pubblico in platea.

Stupisce l’eleganza estrema dei membri della band: spicca il look del leader Simon Neil in total white e James Johnston in abito azzurro.
L’arrivo in scaletta di Re-Arrange, ballad malinconica che due anni fa riscosse enorme successo radiofonico in Italia, e Black Chandelier, tra i brani più valorizzati dal nuovo arrangiamento, rompe l’iniziale “imbarazzo da smartphone”, illuminando la sala con gli schermi dei cellulari sgusciati fuori dalle tasche dei rispettivi proprietari.

La band, arricchita dal vivo dall’apporto musicale di Richard Ingram e Mike Vennart, è completamente a suo agio immersa nella meravigliosa scenografia messa in piedi. Circondato da fari arancioni, al centro del palco campeggia un grosso albero spoglio che, come un vecchio nonno, accoglie tra le braccia i suoi nipoti ormai diventati “grandi”.

In effetti è proprio questa l’impressione che si avverte, cioè quella di una band ormai nel pieno della maturità e desiderosa di valorizzare ulteriormente la propria carriera ormai ventennale. Tra piante rampicanti e mobiletti di legno sparsi qua e là, tante lucine in serie fluttuano nell’aria lungo il perimetro del palco, confezionando un contesto unico.

Molto intensa l’esibizione di As Dust Dances, accompagnata dall’ingresso in scena di un violoncello e impreziosita dall’interpretazione di Simon, che libera rabbia e sofferenza sul finale. La scaletta riserva anche una sorpresa, che giunge inaspettata a metà concerto: il piano e voce dell’inedito Adored, su cui però, il cantante dà vaghe indicazioni di collocazione futura.

Segue Opposite, singolo del 2013 che chiude una delle parentesi più struggenti del concerto. Poco prima di abbandonare momentaneamente il palco, c’è ancora tempo per Bubbles e Machines, sulle quali la band si scatena e il pubblico batte le mani a tempo. L’uscita di scena del gruppo rompe la quiete apparente in sala: “Mon The Biff” è il coro che si diffonde a cascata nella penombra del teatro. Dopo pochi minuti di attesa, una lampada viene calata dal soffitto sulle teste delle prime file. Simon Neil torna da solo sul palco per Friends and Enemies, cantata nella semi oscurità.

Prima del gran finale, la band invita il pubblico ad alzarsi ed avvicinarsi al palco. Un po’ come avveniva ne “Il Gladiatore” al celebre “scatenate l’Inferno”, anche in questo caso al segnale del cantante il teatro è letteralmente “venuto giù”, con metà del pubblico presente riversatosi sottopalco. God & Satan e Many of Horror chiudono lo show in un tripudio che quasi fa dimenticare di aver appena assistito ad uno show acustico.

Con le loro canzoni strette nelle mani e poco più, i Biffy Clyro si sono spogliati del loro vestito migliore e, senza alcun timore, hanno mostrato a tutti la loro pellaccia nuda, temprata da tanti anni di sacrifici e concerti in giro per l’Europa. Scala reale.

Biffy Clyro Milano 2018, la scaletta del concerto

The Captain
Biblical
Saturday Superhouse
Re-Arrange
Drop It
Black Chandelier
As Dust Dances
Folding Stars
Different People
Different Kind of Love
The Rain
Mountains
Adored
Opposite
Justboy
Medicine
Small Wishes
Bubbles
Machines
Friends and Enemies
God & Satan
Many of Horror

Biffy Clyro Milano 2018, le foto del concerto

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Foto di Francesco Prandoni

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