Onstage
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I Bring Me The Horizon stanno per diventare davvero una grande band

I Bring Me The Horizon stanno ancora studiando. Ma il percorso è quasi giunto al termine. Dopo il concerto svoltosi ieri sera ad Assago, la band ha dimostrato ai propri fan (quasi 7mila quelli accorsi al Forum) che la loro direzione è chiara e definita.

All’indomani di Sempiternal (2013), era lampante la volontà di Oli Sykes e compagni: diventare una band enorme, capace di inserirsi ai vertici dell’alternative rock da classifica e fare sfracelli tra ascoltatori giovani e in grado di non porsi barriere mentali. Lo si capisce sin dal mix di Prodigy e Die Antwoord che viene proposto nell’attesa che il gruppo salga sul palco. Sembra di essere a un rave, la gente balla e si diverte. Il mood vincente oggigiorno è anche questo. Il tempo dei conservatori (come il sottoscritto d’altra parte) è passato.

Quando i BMTH prendono lo stage il frastuono dei fan (delle fan, soprattutto) è assoluto. I volumi del gruppo sono altissimi, l’impatto frontale e spietato, la resa complessiva praticamente perfetta (anche troppo, grazie alle basi onnipresenti sotto ogni pezzo suonato) e l’interazione di Sykes con i propri devoti è da frontman consumato. Proprio Oli sorprende rispetto alle passate esibizioni: pur non azzardando mai cori troppo impegnativi, regge bene alla distanza e si diverte un sacco anche nel spararsi growl e urli senza senso tra una strofa e l’altra, andando solo all’apparenza contro tendenza rispetto alla direzione melodica e catchy delle nuove composizioni.

Composizioni che si prenderanno senza problemi la vetta delle charts internazionali quando il nuovo album amo sarà pubblicato: Mantra e Wonderful Life questa sera hanno dimostrato di essere assolutamente perfette per essere proposte live. La cosa geniale è il riff ribassato di Wonderful Life, ovvero una delle cose più pesanti che i Nostri abbiano pubblicato nell’ultimo lustro. Inserito benissimo all’interno di un pezzo elettropop con un chorus mondiale, rappresenta meglio di qualsiasi altra parola ciò che a cui puntano i BMTH oggi.

Ieri il gruppo era un act metalcore (con origini deathcore di dubbio valore) con la frangia, casinista e ben posizionato nell’underground, che veleggiava nei club senza grosse prospettive e si esibiva nei festival a metà pomeriggio. Non è un caso infatti che nel concerto di stasera l’unica concessione ai “vecchi” fan (ce ne erano?) sia stata It Never Ends (2010). Ma il pezzo è stato suonato in modo talmente superficiale e col pilota automatico da convincerci che sia nettamente meglio considerare i Bring Me The Horizon dal 2013 in poi (ovvero da quando hanno iniziato a suonare nelle arene e debuttare al numero 2 nella Billboard 200).

La missione è compiuta, il prossimo album potrà davvero proiettarli nella stratosfera in cui veleggiavano i Linkin Park (e veleggiano i Thirty Seconds To Mars) e renderli ciò a cui i Nostri ambiscono da sempre. Certo, la differenza live tra LP e BMTH è ancora impietosa. Ma Oli e compagni fanno ancora in tempo a decidere di abbandonare qualche aiutino di troppo on stage, per conquistarsi il consenso anche di chi pensa che sul palco uno debba dimostrare la propria forza senza possibilità di discussione alcuna.

La scaletta del concerto
Mantra
The House of Wolves
Avalanche
Go to Hell, for Heaven’s Sake
It Never Ends
Wonderful Life
Shadow Moses
Happy Song
Sleepwalking
Can You Feel My Heart
Follow You
Antivist
Drown
(acoustic)
Doomed
Throne

Le foto del concerto

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Jacopo Casati

Foto di Francesco Prandoni

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