Onstage
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Brunori dal vivo è un Arrivederci tristezza assicurato

La data meneghina del tour Brunori a teatro – canzoni e monologhi sull’incertezza è riuscita a confermare tutto quello che pensavo su Dario – per tutti Brunori Sas – e ad aggiungere tasselli al mosaico di un cantautore che è come il vino. I suoi quarant’anni e qualche capello bianco in più sono solo riusciti a migliorarlo, e a farcelo capire e apprezzare di più. Lo spettacolo di quasi due ore, nel quale (come suggerisce il titolo) si alternano parti cantate a riuscitissimi monologhi sull’incertezza, riesce a catturare il pubblico fin dal primo momento, regalando ad ogni passaggio una riflessione e un’emozione in più.

Pochi minuti dopo le 21 sale sul palco Nerina Pallot, la cantante inglese scelta per aprire le date del tour. Quattro canzoni (chitarra e voce) e un paio di battute in un italiano inventato (ci tiene a precisare che lei non ha votato per la Brexit, che gli inglesi non sanno parlare le lingue e gli italiani sono molto cool) bastano a conquistare il favore del pubblico e a farlo sciogliere. Ma quello che resta a fine serata, poi, è soltanto lui: Dario, in stato di grazia come non mai.

Il monologo di apertura è affidato a tre volti stilizzati dell’artista proiettati sul sipario ancora chiuso. A parlare tra loro sono il cuore, l’intelletto e l’istinto di Dario. Il siparietto funziona fin da subito subito, con citazioni tratte dai suoi brani e frasi celebri rivisitate in chiave comica. E così Pirandello diventa Uno, nessuno e 100k e cogli subito la critica al mondo dei social network. Il Cogito ergo sum cartesiano si trasforma in un Rogito ergo sum, e la questione casa ritorna e si fa più accesa quando più avanti Dario parla di una serie TV sulla mafia delle agenzie immobiliari, “Caparra”. Gli applausi fioccano, soprattutto in una Milano in cui è più facile trovare il famoso ago nel pagliaio che un immobile decente.

L’unica certezza che abbiamo è l’incertezza. I monologhi di Dario (uno ogni due brani) analizzano la società di oggi in modo sì profondo, ma con quell’ironia spiazzante che da sempre lo contraddistingue, la stessa che ti serve a “vivere come volare”. Cita Bauman e il concetto di società liquida, un mondo nel quale il sistema di valori si è sgretolato. Per lui, calabrese di origine e, come tutte le persone provenienti da un paesino di provincia, geneticamente refrattario al cambiamento, Milano è la società liquida (il brano La vita liquida è piazzato non a caso subito dopo questo monologo). La Calabria, invece, rappresenta il porto sicuro al quale ancorarsi quando il mare è in tempesta. Lamezia-Milano è il brano che rappresenta meglio questo contrasto e quella scissione vissuta da tutti i meridionali che vivono al nord, che hanno il cuore diviso a metà e vivono una condizione di disagio perenne.

Il tema dell’incertezza è snocciolato il tutte le sue variabili: quello di Brunori non è intellettualismo fine a sé stesso, ma una critica sociale alla portata di tutti. Ciò che stupisce maggiormente è la capacità di trattare argomenti complessi in modo così scanzonato. Si passa dal disappunto verso il progresso tecnologico a quello nei confronti delle mode passeggere, dalle battute “da bar” (come quella di uno squalo che è attratto dai surfisti visti dal basso perché ricordano le foche e si sa che “tira più un pelo di foca”) al riuscire a citare Dalla, Socrate e Gesù Cristo (non necessariamente in questo ordine) facendo ridere e pensare allo stesso tempo.

I brani dell’ultimo album, quello della maturità e della consacrazione nell’olimpo dei cantautori di indiscutibile talento, ci sono tutti. Dario si alterna al pianoforte e alla chitarra. All’inizio è solo, poi insieme a lui sul palco ci sono i sei membri della sua portentosa orchestra: Stefano Amato (violoncello, mandola contralto), Dario Della Rosa (pianoforte, tastiere), Simona Marrazzo (cori, percussioni), Mirko Onofrio (flauto basso, clarinetto, vibrafono, cori), Massimo Palermo (percussioni) e Lucia Sagretti (violino, cori). L’atmosfera del teatro è intima e calda, la scenografia minimal, così come i giochi di luci: non servono orpelli per attirare l’attenzione. Parole e musica sono gli unici elementi indispensabili. Ed è così che dovrebbe essere a un concerto.

Brunori dipinge la vita quotidiana su una tela fatta di parole e note: è un pittore esperto e originale. Non imita nessuno, è semplicemente sé stesso. E quando sale sul palco e inizia a cantare, succede l’incredibile. Nessuno ha voglia di prendere lo smartphone in mano e riprendere quello che sta vedendo. Il pubblico vuole semplicemente godersi lo spettacolo. E per un cantautore che demonizza da sempre il modo in cui la tecnologia ci ha portato via pezzi di vita, credo sia l’applauso più grande che gli si possa fare.

Brunori Milano 2018, scaletta 19 febbraio

Secondo me
La vita liquida
Lamezia Milano
Canzone contro la paura
Colpo di pistola
Don Abbondio
L’uomo nero
Sabato bestiale
Diego e io
Il costume da torero
Come stai
La vigilia di Natale
La verità
La vita pensata

Encore:
Kurt Cobain
Arrivederci tristezza

Brunori Milano 2018, le foto del concerto

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