Onstage
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Un altro grande concerto di Bryan Adams

Ci sono quei concerti nei quali vi è un evento scatenante che fa passare la serata da ordinaria amministrazione ad evento memorabile. Ciò è successo anche ieri sera, alla data di Padova di Bryan Adams inserita in una breve leg autunnale europea di quell’Ultimate Tour iniziato quest’anno in Oceania. Dopo una partenza caratterizzata da un rock energico (Ultimate Love e Can’t Stop This Thing We Started) e la hit Run To You lo show si interrompe: Bryan Adams saluta e ringrazia il caloroso pubblico, immortalandolo con uno scatto con il suo smartphone, e inaspettatamente raduna attorno alla batteria dello storico batterista Mickey Curry tutti i componenti della backing band. Sguardo di intesa, “uno due tre” e partono le note di Please Forgive Me. Boato. Il pubblico canta ogni singola parola del pezzo, lo show diventa ufficialmente una serata da ricordare.

Bryan Adams, pur non essendo un musicista che abbia saltato l’Italia nei suoi tour per molti anni, manca molto ai fan tricolori. E il concerto di ieri sera supera il già importante successo dello scorso anno, con un Gran Teatro Geox letteralmente imballato in ogni ordine di posti. Il palco è semplice e, all’occhio del fan, risulta molto più importante la coppia di microfoni messi alle estremità dello stesso, molto utilizzati nel corso della serata, dell’enorme pannello posto sul retro, unica trovata scenografica insieme ad alcune suggestive strisce LED mobili poste sopra lo stage. Niente fronzoli, tante hit per due ore di grande musica, se si volesse riassumere la serata in pochissime battute.

Per chi avesse già visto il rocker canadese nel 2017, non vi sono tangibili differenze a livello di scaletta, essendo di fatto la continuazione del Get Up Tour con i brani di 12 mesi fa shakerati per l’occasione, come ad esempio Ultimate Love piazzata dall’encore ad apertura del concerto. Il miglioramento più importante è il fatto che rispetto a quanto visto alla Kioene Arena (o nelle altre tappe) i suoni non hanno presentato alcun calo qualitativo e la backing band si è dimostrata più compatta e coesa, con molte meno sbavature rispetto al recente passato. La logistica del teatro ha permesso inoltre a Bryan Adams di interagire più volte con il pubblico, come quando alla fine di Cloud #9 raccoglie dalle prime file alcuni omaggi, tra cui un suo ritratto fatto da un giovane fan.

E se alcune trovate fanno sorridere pur se presentate identiche rispetto allo scorso anno (vedi la mancanza “come ogni serata” di Tina Turner in It’s Only Love o le sculettate verso il pubblico sulla rockabilly You Belong To Me), altre sono vere e proprie sorprese. E se Please Forgive Me proposta in questa maniera è l’evento da raccontare ai nipotini, Heaven versione chitarra acustica e voce non è da meno.

Bryan Adams è un entertainer a tutto tondo e, oltre a dileggiare il pubblico con alcuni momenti da stand up comedian tra un pezzo e l’altro, dimostra di curare l’intero show in ogni minimo dettaglio. Il suo talento come fotografo è noto a tutti, e la sua visione artistica esplode in più momenti, come nel segmento iniziale dove vi sono due video creati ad hoc con protagonisti lui stesso in Can’t Stop This Thing We Started e una modella su Run To You, nelle fantastiche riprese del pubblico in bianco e nero o nella coloratissima The Only Thing That Looks Good on Me Is You, una delle minor hit più ingiustamente sottovalutate del suo repertorio.

L’intera serata copre tutte le sfumature del suo repertorio, da quello acustico al quale viene dedicata una lunga parentesi centrale al lato più giocoso, con la cover di I Fought The Law che ha visto il maxischermo immortalare i sorrisi smaglianti dei fan delle prime file, non dimenticando nella coda acustica del concerto di parlare della sua famiglia e del recente lutto legato alla morte del padre.

Il musicista canadese è un artista dal repertorio clamoroso. E parlare dei momenti di autentico delirio durante canzoni come Summer of ’69, Somebody o Have You Really Ever Loved A Woman? è fatto alquanto scontato. Una cosa è certa: l’impressione è che Bryan Adams sia quell’artista che, pur avendo raccolto tantissimo negli anni, avrebbe meritato ancora di più. Soprattutto se te lo ritrovi a 60 anni ancora in forma smagliante ed autore di uno show tra i migliori dell’anno.

Le foto

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Nicola Lucchetta

Foto di Cristina Checchetto

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