Onstage
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Il racconto del concerto dei Calexico a Milano

Uno dei significati più profondi della musica è la condivisione. Mettere a confronto, riflettere, partecipare con entusiasmo a qualsiasi tema, sociale, politico e relazionale, contaminando suoni e colori musicali senza muri e confini. La grande famiglia Calexico è tutto questo: la musica è solo un pretesto, a volte godereccio a volte riflessivo, per stare insieme e condividere i veri valori, quelli essenziali, con la leggerezza sonora dei caldi arpeggi dell’Arizona, ma con fermezza spietata nei contenuti delle liriche.

Il duo Convertino/Burns,  rispettivamente batterista e cantante/chitarrista della band, gira il mondo da oltre vent’anni accompagnato da un caloroso gruppo di musicisti, che colora il loro sound con mille influenze sonore. Sul palco di Milano arrivano con ben 8 polistrumentisti – ci sono trombe, xilofono, fisarmonica, piano, contrabbasso e maracas. Il tour tocca l’Italia grazie alla recente uscita di The Thread That Keep Us, il loro ultimo lavoro, che inserisce nel loro tipico sound una lieve spruzzata di elettronica e torna a parlare del tema dell’amore e delle relazioni.

Burns intrattiene sorridente il pubblico fra racconti e scambi di battute: parla della grande tragedia che sta vivendo l’America dopo l’insediamento di Trump ed invita noi tutti ad avere speranza nel confusionario periodo post election day. Il live parte soffuso dando spazio alle nuove canzoni che come sempre dal vivo prendono corpo ed efficacia. Fra i recenti brani piacciono particolarmente Flores Y Tamales e Girls in The Forest che combinano sonorità vecchie e nuove in perfetta simbiosi. Ma come sempre accade nei loro show, l’ambiente si scalda quando il cuore tex mex dei Calexico esplode, con le trombe mariachi che squillano e il drumming di Convertino che pulsa ritmi sudamericani.

Sul palco la band di Tucson ospita per tutto il concerto Camilo Lara, un amabile musicista messicano esperto in musica elettronica, protagonista del progetto Mexican Institute Of Sound: tramite anche grazie ai sui buffi interventi canori, l’Alcatraz si trasforma in una grande sala da ballo dove le grandi hit del passato la fanno da padrone.

Sunken Waltz, Cristal Frontier ed una lunghissima versione di Cumbia De Donde sono i pezzi più apprezzati e coinvolgenti, che prendono per mano il pubblico per un’infinita patchanka collettiva e liberatoria. Il finale è dedicato a Guero Canelo tratta da Feast Of Wire, uno dei loro album loro più intensi: dal vivo diventa una suite infinita in cui la band inserisce anche un estratto di Decaparecido di Manu Chao, fra cori, applausi e balli sfrenati. I Calexico continuano il loro edulcorato percorso puntando dritto al cuore di ogni cosa. Oggi dopo la loro visita penso faremo tutto con un briciolo di leggerezza in più pensando maggiormente  all’essenza delle nostre scelte, con passione, consapevolezza e  responsabilità. Buena vita hermanos!

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Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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