Onstage
Caparezza Roma 2017 foto concerto 29 novembre

Lo spettacolo d’arte varia di Caparezza è una meraviglia per l’anima

A costo di ripeterci, dobbiamo dirlo: Michele Salvemini in arte Caparezza è uno showman nato. Il concerto del suo Prisoner 709 Tour al Palalottomatica di Roma è strutturato al millimetro e nel più minimo dettaglio: una cura così maniacale per la scenografia a cornice di un live non si vede tanto facilmente in giro. Di solito ci si limita a giochi di luce e a qualche maxischermo a led. Dal Capa invece si entra proprio in un immaginario preciso: è un concept meraviglioso per gli occhi, calibrato in luci e colori, e assolutamente fenomenale nei costumi e negli interpreti. Sì, interpreti, e il teatro non è nominato a caso: il concerto di Caparezza ha una sceneggiatura precisa che sostiene i pezzi in scaletta. Se ci mettiamo anche le coreografie, gli sketch, i simbolismi sparsi, è facile capire come sia uno spettacolo puro, perfettamente vissuto e reso in scena dal mattatore della serata.

La prima parte è giustamente dedicata al nuovo album Prisoner 709, che si candida ad essere uno dei dischi dell’anno: emerge così l’anima più severa e complessa del Capa, quella del ricercatore che anche in un singolone di successo sa infilare una riflessione profonda, tipo Ti fa stare bene. Con gli occhi spalancati dalla meraviglia e le orecchie tese nell’acustica come sempre scarsina del palazzetto, si capisce da subito che il Prisoner 709 Concept è in realtà lo spettacolo della vita del Capa, il racconto delle paure e dei problemi che lo affliggono, il tentativo di esorcizzare fantasmi e acufeni che lo tormentano. È umano, Caparezza, ma invece di lamentarsi preferisce mettere in fila i pensieri nelle canzoni. Basta concentrarsi su Larsen, introdotta da un monologo di Caparezza dove cita famosi “malati” di acufene (Michelangelo, Jonathan Swift, Ludwig Van Beethoven), per essere catapultati dentro questo mondo tra l’onirico e il reale. Caparezza si muove dentro a sculture che sembrano trasfigurare in tridimensionalità i diavoli di Hieronymus Bosch, in un tocco inquietante che non guasta di certo. È come esplorare l’anima più scura e al tempo stesso la fragilità di un artista completo, impossibile da incasellare in una definizione. Caparezza non è “solo” ma è “anche”: un rapper, un cantautore, un uomo del crossover.

Ad accompagnarlo sul palco sette musicisti di cui due coriste, un programmer, un batterista, un bassista, un chitarrista e una voce. Il sold out annunciato è più che meritato: il palazzetto è ripieno, la gente sugli spalti e nel parterre è caldissima, super fomentata. Partecipa, ride, asseconda le storie e i siparietti di Caparezza, come il divertente momento di presentazione dei musicisti che anticipa Fuori dal tunnel, con tanto di citazione beatlesiana di With a little help from my friends: Rino Corrieri alla batteria, Giovanni Astorino al basso, Gaetano Camporeale alle tastiere e programming, Alfredo Ferrero alla chitarra, Diego Perrone alla voce (accolto da una vera ovazione). “Grazie a questi amici potreste venire fuori dalle vostre angosce, dalle vostre paure, fuori fuori fuori..” preannuncia, iniziando la seconda parte dello show dedicata alle canzoni del passato. Se i brani nuovi funzionano perfettamente dal vivo, i vecchi successi fanno proprio esplodere il Palalottomatica: con lo spettacolo dei coriandoli colorati sparati al cielo gli spalti sono tutti in piedi per Fuori dal tunnel, Legalize The Premier e la potentissima Non me lo posso permettere, che fa saltare persino gli steward della sicurezza.

Caparezza non gioca a fare il guru, è uno che crede davvero a ciò che dice: l’introduzione a China Town invita a non fare i fighi a tutti i costi, ma a cercare di capire ciò che ci circonda andando ad esplorare il mondo e le sue contraddizioni. L’essenza del Capa è qui, nella curiosità continua e nel farsi le domande. Per questo Vieni a ballare in Puglia, in una live version che fa tremare le fondamenta del palazzetto è una canzone così amata e rappresentativa della filosofia di Caparezza: raccontare le realtà più amare e crude non significa necessariamente fare i discorsoni, si può essere leggeri e spietati insieme. Trovare questo equilibrio è la chiave, che forse non a caso è il simbolo del tour e una specie di amuleto dei nuovi mondi da scoprire. Dietro l’aria divertente e la tensione spettacolare dello show c’è tutto l’universo di Michele, non solo dell’alter ego, il personaggio Caparezza: è il racconto di una vita con tutte le sue difficoltà e passioni. Coi momenti tristi e divertenti, e molti momenti tristemente divertenti. Boom.

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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