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Carmen Consoli al Mi Ami: la musica indie non esiste

Il 25 maggio è il giorno che segna l’inizio del Mi Ami sulle rive dell’Idroscalo di Milano ed è anche, forse, il più atteso del festival, grazie alla presenza in concerto di Carmen Consoli. Quando la cantante catanese è stata annunciata tra gli artisti di punta della prima giornata, ammetto un certo stupore nell’aver letto un nome mainstream come il suo come accanto a quello di artisti che si collocano più naturalmente nel solco della tradizione di questo evento, come Il Pan del Diavolo o The Zen Circus, volendo citare chi l’ha preceduta ieri sul main stage del festival. Come reagirà lo zoccolo duro “indie” del Mi Ami dinnanzi a un’artista come Carmen? Sospendendo il giudizio fino a fine giornata, mi aggiro tra gli stand e i vari palchi che sono stati allestiti per toccare con mano l’umore dei presenti. C’è entusiasmo in vista della maratona musicale di quattro giorni che tutti si apprestano a vivere: chiudendo gli occhi per un attimo, la sensazione di trovarsi all’estero è molto forte. Suoni, voci e odori rimandano ai festival d’oltremanica, e la cosa mi piace. Sento fame di buona musica, di qualsiasi genere e tipo.

La Cantantessa sale sul palco poco dopo le 23, da sola e avvolta in un lungo abito bianco che, contrastando coi colori scuri del palco, contribuisce a catalizzare tutti gli sguardi su di lei. Come se ce ne fosse bisogno direte voi, il magnetismo è la dote principale della cantautrice siciliana: staccarle gli occhi di dosso mentre canta i suoi brani in acustico è impresa ardua.

Si parte con Parole di burro, che tutti conoscono a memoria e lo dimostrano: Carmen non si scompone e rimane al centro della scena come una sposa malinconica saltata fuori da una vecchia foto dei bisnonni. Impassibile, stringe a sé la chitarra e prosegue il live con Fiori d’arancio: la versione unplugged del suo grande successo le permette di mettere in mostra anche le eccezionali doti di musicista. L’abilità con cui si destreggia sulla chitarra è sorprendente, così come le citazioni country che inserisce nel pezzo. È in gran forma e il pubblico lo percepisce, battendo le mani a tempo su quasi tutti i brani. Su In bianco e nero fanno il loro ingresso in scena chitarra elettrica, viola e violoncello, a cui si aggiunge il flauto traverso sulle note di Mandaci una cartolina. Il set dalla forte identità acustica contribuisce ad alimentare una solennità senza pari durante l’esibizione, che alle volte mette soggezione per i picchi di eleganza stilistica raggiunti.

Tutti i presenti, la maggior parte over 25, sembrano incantati e, in rigoroso silenzio, si lasciano guidare lungo le storie raccontate dall’artista. Anche Carmen sembra vittima della magia della sua stessa arte: parla e sorride poco, preferendo concentrarsi sulla musica. Come una maga incantatrice, prosegue il suo rituale d’amore, per poco più di un’ora durante la quale ci fa ascoltare alcuni dei brani che negli anni hanno contribuito a definire il suo percorso artistico. “Grazie a mio papà da piccola ho ascoltato tanta buona musica, mi ha fatto conoscere Joni Mitchell” confida poco prima di intonare Little Green dell’artista canadese che, a detta sua, è una delle sue cantanti preferite.

Il salto triplo che Carmen ha deciso di fare accettando di calcare questo palco milanese è tutto condensato nelle parole che pronuncia prima dell’ultimo pezzo della serata, Amore di plastica: “Vi confesso che nel tempo anch’io mi sono un po’ milanesizzata e ammetto pure che la cosa mi fa piacere, perché Milano è la città più europea che abbiamo in Italia. Ogni volta che sono qui vado a visitare tante mostre e questi spazi ultramoderni che avete. Siete i migliori a cogliere le tendenze prima degli altri”.

Conclusa la canzone si spengono le luci, l’incantesimo svanisce e io mi ritrovo nuovamente a fare i conti con una delle convinzioni che mi porto dietro da tempo e che, dopo questa giornata, risponde alla mia domanda iniziale uscendone rafforzata: non esiste musica indie o mainstream, ma solo musica bella e musica brutta. E Carmen Consoli lo ha dimostrato, anche a chi inizialmente ha storto il naso nel vedere un’artista così nota al grande pubblico headliner del festival degli “alternativi”.

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Michelangelo Paolino

Foto di Francesco Prandoni

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