Onstage
cesare-cremonini-milano-san-siro-2018

Il racconto del concerto di Cesare Cremonini a San Siro

“In questi giorni mi hanno chiamato in tanti e in tanti mi chiedevano “Hai paura?”. Io di paura non ne ho perché mi sento a casa”. È con queste parole che Cesare Cremonini ha salutato gli oltre 56.000 fan accorsi a San Siro per la prima data del suo primo tour negli stadi. Sembra una frase fatta, la si sente dire spesso a Milano, città di adozione per tanti artisti, ma di lì a poco ci siamo accorti che per lui è davvero così. Cesare su quel palco, in quello stadio, sembra che ci sia sempre stato, sembra non aver sentito, o meglio subito, l’aura di sacralità di quel posto e tutto ciò che rappresenta per chi fa musica.

A parte un po’ di comprensibile emozione iniziale – parallela a qualche difficoltà sulla gestione dei suoni, un po’ impastati sui primi pezzi, perlomeno per come arrivavano sulle tribune – fin da subito è parso a suo agio e ha cominciato a mangiarsi il palco: un palco mastodontico, con tre mini palchi (uno centrale e due laterali) protesi verso il pubblico, sovrastato da schermi mobili che hanno proiettato per tutto il tempo visual di grande impatto. A completare e impreziosire il tutto, una moltitudine di giochi di luce, co-protagonisti e non mero contorno dello show.

La sensazione di grande confidenza con un pubblico così numeroso e una situazione così importante, dicevamo, a cui si è aggiunto un tocco di sana sfrontatezza, emersa fin dalle immagini iniziali trasmesse sugli schermi, che hanno mostrato Cesare incamminarsi nel backstage verso il palco, inquadrando solo i piedi, calzati da un paio di scarpe dorate, quasi a dire “San Siro non ti temo, sto venendo a prenderti”. Tutto il live è stato costellato da diversi cambi d’abito, con i quali Cremonini ha continuato a sfoggiare giacche e scarpe di quelle che non passano inosservate, dai colori sgargianti e tempestate di paillettes e lustrini, che fanno correre il pensiero al mondo dello spettacolo in senso più ampio, come una dichiarazione di intenti resa visivamente.

La partenza di questo show pensato per gli stadi è dedicata a Possibili scenari, il disco che ha segnato il ritorno discografico del cantautore bolognese, da cui sono tratte la titletrack che apre la scaletta e la successiva Kashmir-Kashmir. Poi è tutto un crescendo: il pubblico si scalda definitivamente su Padremadre e da quel momento non si ferma più, trascinato in un vortice di allegria, spettacolarità e spontaneità dal mattatore che si ritrova davanti.

Lui si diverte a correre da una parte all’altra, prendendo possesso di uno o dell’altro mini-palco, mentre la band resta ferma sul fondo della parte centrale e tutt’intorno si scatena un tripudio di luci, colori, immagini. Basti pensare che solitamente un effetto scenico come le stelle filanti sparate sulle prime file è un grande classico riservato alle battute finali: Cesare invece se lo gioca subito al primo pezzo, e non contento anche sul secondo. È questo lo spirito della serata, anche se non mancano momenti più tranquilli come su Latin Lover, cantata quasi solo voce, e su Figlio di un re, introdotta da un lungo assolo di tromba ed eseguita con Cesare al piano – non immaginativi un piano qualunque, nero e lucido, piuttosto un mezza coda tutto specchiato, giusto per mantenere alto il livello di vivacità visiva.

Al piano ci resta anche per Una come te, Vieni a vedere perchè e Le sei e ventisei e Cesare è sempre più divertito, irrefrenabile, fa saltellare le dita sulla tastiera e regala questi classici del suo repertorio con aria quasi scanzonata, come quei ragazzi che nei pomeriggi d’estate si vedono girovagare per le strade zigzagando in bicicletta, dispensando sorrisoni alle ragazze.

È così, è felice come un bambino Cesare e San Siro contraccambia con uno di quegli abbracci che solo San Siro può dare, con cori che si ascoltano ad ogni concerto, ma che fanno venire la pelle d’oca ogni volta per quanto sono belli. La prende con il filotto tutto ritmo formato da Mondo – su cui fa la sua comparsa, seppur virtuale sui megaschermi Jovanotti – Logico e Grey Goose, ma poi arriva un altro momento magico, sulle note di Dev’essere così, con Cesare che imbraccia la chitarra ed è accompagnato solo da un’altra sei corde e il flauto. Non è però il momento di tirare il freno, ma anzi quello di spingere di più sull’acceleratore verso il gran finale di questa avventura.

E allora arriva anche l’attesissima 50 special con cui tutto è iniziato, il pezzo sul quale il pubblico letteralmente esplode e non si trattiene più, facendo tremare spalti e prato. E arrivano anche le immancabili Poetica e Un giorno migliore che, come da tradizione, manda tutti a casa. Chi ascoltato il mood più raffinato e sofisticato di Possibili scenari temeva di trovarsi davanti uno show pensato in questo senso ha re-incontrato ieri sera il Cremonini di sempre: con il nuovo album ha spostato artisticamente l’asticella più in alto – com’è giusto e doveroso fare per chi ha alle spalle una carriera come la sua – ma che ha anche ben presente che i concerti sono un’altra cosa, o meglio, una faccia diversa della medaglia, che va in un’altra direzione.

Da cui la scelta di non toccare gli arrangiamenti dei pezzi. Pezzi che a prescindere da qualsiasi ragionamento non avrebbero avuto comunque bisogno di essere stravolti o adattati per l’occasione, perché le canzoni di Cesare Cremonini hanno sempre aspettato San Siro, sono nate per questo, e finalmente sono arrivate là dove possono vivere appieno e in tutto il loro splendore, naturalmente, senza cambiamenti. Proprio come colui che le ha create, che a San Siro è di casa da sempre, anche se ne ha calcato il palco per la prima volta solo ieri sera.

Cesare Cremonini San Siro 2018, la scaletta

Possibili scenari
Kashmir-Kashmir
Padre Madre
Il comico (sai che risate)
La stella di Broadway
Latin Lover
Lost in the Weekend
Un uomo nuovo
Buon viaggio
Figlio di un re
Una come te
Vieni a vedere perchè
Le sei e ventisei
Mondo
Logico
Grey Goose
Dev’essere così
Il pagliaccio
50 Special
Marmellata #25
Poetica
Nessuno vuole essere Robin
Un giorno migliore

Cesare Cremonini San Siro 2018, le foto

Altri articoli su questo concerto

Francesca Vuotto

Foto di Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI