Onstage
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Cesare Cremonini, l’imperatore del pop

“Che bello essere tornati romani. Ci avete regalato un concerto speciale all’Olimpico quest’estate. Grazie di cuore, uno per uno, buona serata Roma, divertiamoci”. Comincia con questa promessa dopo un’incendiata Kashmir Kashmir il concerto di Cesare Cremonini al Palalottomatica nella prima delle due date previste al palazzetto capitolino.

Una serie di concerti che festeggia dodici mesi speciali per il cantautore bolognese, cominciati con la pubblicazione del disco Possibili Scenari, cresciuti con le riempitissime e amatissime date negli stadi e culminati con l’uscita della riedizione acustica, solo piano e voce, del disco che è stato spesso inserito nelle classifiche dei migliori album del 2017. Di nuovo in tour per dare corpo a queste nuove interpretazioni, Cesare Cremonini ha voglia di ballare, giocare col pubblico, godersi il suo meritatissimo one man show nel culmine del suo momento d’oro.

Intreccia monologhi e dialoghi col pubblico sulle sfortune in amore a 38 anni, fa esplodere boati di risate, ironizza sulla sua condizione di single. Un senso dello spettacolo dal timing perfetto, calibrato su di lui e frutto di uno studio attentissimo. È un professionista sempre: gigioneggia à la Prince su Lost In The Weekend, ha l’eleganza di un gentiluomo che augura Buon viaggio (Share The Love), eleva la fine interpretazione di Latin Lover in versione orchestrale, immerso in una luce rosa e viola, in un gioco di sottrazione profondo e misurato al millimetro.

È l’amico felice che omaggia la figlia appena nata di Ballo, il suo bassista, “e tutte le persone che hanno un figlio qua dentro” con una versione piano e voce di Vorrei, scritta quando aveva appena 16 anni. Ma è anche la disperata liberazione di Logico #1, la scanzonata one night stand di Grey Goose che lo porta a ballare con i suoi coristi, il vortice di energia di Mondo, la delicatezza degli intermezzi a tu per tu con i fan. Cremonini è tutto questo e non si risparmia mai.

La parte acustica del suo show apre con una meravigliosa Momento silenzioso ripescata da Maggese, e si chiude con la band che rientra a pestare potente su Le sei e ventisei. Ma è proprio il brano scelto come inizio del momento solo piano e voce, un pezzo cui Cesare tiene molto proprio perché legato ad un periodo meno luminoso di quello di adesso, a fare la differenza. La dedica a chi è rimasto con lui quando nessuno lo considerava alla stregua di quello che è oggi, “quando se dicevi che ascoltavi Cremonini ti dicevano ma v*ffanculo”. È un sunto veloce della strada fatta, non senza ostacoli.

“Abbiamo passato momento difficili, non come questo di adesso. Oggi quelle persone che ci hanno seguiti in quei momenti un poco difficili per me sono molto importanti. È stata una situazione di passaggio molto delicata in cui ho costruito quello che siamo oggi. Grazie” soffia, quasi pudico, nel microfono. Su Una come te invoca “L’orgasmo romano o lo stadio? Facciamo l’orgasmo” e regala un mash up accennato con All you need is love dei suoi amati Beatles, per tenere fede alle radici musicali che non dimentica mai.

Ma c’è un momento preciso da fermare, sul finale, quando la tensione è ormai sciolta ed è come essere ospiti di casa Cremonini. Cesare raccoglie i brandelli di emozioni palpitanti, dismette le giacche da giocherellone ed entra nell’olimpo dei giganti con una doppietta che terremota il cuore: Poetica e Nessuno vuole essere Robin, la sua firma rosso sangue di autore e interprete, sono la grazia assoluta che si poggia lieve come un bacio sulle ciglia.

E riconferma quanto già era emerso nello spettacolo degli stadi: attualmente, nella scena musicale italiana, non c’è nessuno che sappia tenere insieme la scrittura di un pop altissimo, le vette melodiche che hanno trovato il rifugio migliore in quel capolavoro di Poetica, la capacità intrattenere un pubblico trasversale e in grado di coglierne tutte le sfumature. C’è Cesare Cremonini solo al comando. L’imperatore del pop. E si sente.

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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