Onstage
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La prima volta di Coez a Palermo

Il Palalottomatica e il Rock in Roma sono stati gli eventi che ci hanno dato la conferma della crescita vertiginosa del marchio Coez. Quel che forse dà ancor più valore alla figura del cantante romano è la capacità di accaparrarsi un pubblico geograficamente variegato. Io per primo, però, avendolo sempre e solo seguito nelle sue esibizioni capitoline, ho inizialmente provato un senso di smarrimento nel trovarmi decisamente più a sud, a Palermo, senza l’ombra di quei ‘daje Sirva’ ai quali ero abituato. Era come se dovesse in qualche modo dimostrarmi che lui il casino lo fa dove vuole.

Nemmeno il tempo di cominciare, ed i miei dubbi erano già un lontano ricordo, spazzati via dall’entusiasmo che il pubblico palermitano è riuscito a trasmettere dal primo all’ultimo minuto. La setlist comprende brani tratti dai tre album della scalata al successo, eccezion fatta per Invece no, Migliore di me e Chiama me. E sono stati proprio i brani più vecchi a darmi la certezza che mi ero ripromesso di trovare lontano da “casa sua”: perché che Faccio un casino fosse un disco ormai memorizzato ed apprezzato in tutta la penisola era assodato; complice l’ascesa dell’indie, al quale è stato più volte accostato, anche per via della penna di Niccolò Contessa de I Cani.

Decisamente meno scontata, invece, la prontezza di un pubblico, davanti al quale Coez non si era mai esibito – prima volta a Palermo per lui -, di fronte a brani più datati. Un risultato inimmaginabile, solo pochi anni fa, quando Non erano fiori era poco più che una scommessa di un rapper votatosi anima e corpo ad un genere che, ancora, non era possibile qualificare, anticipando la “concorrenza” di almeno tre anni. Che poi, non fosse stato per Passer8, tutto questo non sarebbe stato possibile…

Scherzi a parte, la band di Coez è tutt’altro che anonima, come spesso capita con i solisti: da Gaspare con la sua chitarra, che ha conquistato tutti, abbinando un uso sapiente della loop station, con il “From The Rooftop”, fino a Banana, che, a furia di servire hamburger improbabili ai rapper, si è ormai affermato a livelli che manco lo zio Ronald. Poi sì, c’è Passerotto, che da anni contende a Coez il titolo di prediletto dal pubblico, continuamente acclamato, manco fosse Chad Smith. Orange al basso, celebre per il suo sodalizio con Frenetik, e Patrick Benifei, che ricordiamo in pezzi con Ensi, Mecna, Kiave e tanti altri, alle tastiere.

E pare sia proprio questo il segreto di Coez, l’esaltazione di ogni singolo dettaglio del live: il rapporto che ha fatto sì che si creasse tra il pubblico e i musicisti, che non fanno da semplice sottofondo, i commenti quasi insistenti prima di ogni pezzo, i continui miglioramenti vocali; tutto questo fa sì che l’esibizione non si riduca ad un ‘io canto, voi ascoltate’, ma che diventi un costante scambio di feedback, affinché artista e pubblico siano egualmente spronati a dare il meglio per quelle due ore di concerto.

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Felice Ragona

Foto di Roberto Panucci

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