Onstage
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Coez è il nuovo re del Rock In Roma

Come si chiude un anno e mezzo da record, sold out e canzoni che hanno sfondato ogni muro di successo, diventando inni da cantare a squarciagola dai tredici ai cinquant’anni? Con un concertone come quello che Coez ha regalato ai suoi fan al Rock In Roma all’Ippodromo delle Capannelle sabato 7 luglio. “Questa sera sta suonando uno dei miei artisti preferiti, ci volevo andare pure io. Forse domani mi sveglierò e mi chiederò come sarà andato il concerto di Eminem. O forse non me ne fregherà un c*zzo…” dirà in mezzo al concerto il buon Silvano, galvanizzato da un pubblico calato su Roma come un’onda d’amore. Oltre la festa, la data più grande e ambiziosa tra quelle del tour estivo si è trasformata in una perfetta celebrazione. E su Mille fogli parte il sample di My Name Is, giusto per legare i due eventi. Nonostante la concomitanza del suo live con quello del rapper americano a Milano, il concerto di Coez a livello di happening non è stato da meno. Ed è diventato il ponte verso quella che, auspicabilmente, sarà la carriera del cantautore-rapper romano dopo l’ultimo anno e mezzo. Se a febbraio sperava di mirare allo stadio, i 32mila di Capannelle sono un ottimo inizio.

In scaletta 24 canzoni, un ritmo serratissimo di esecuzione che non scende mai. E dire che la giornata è stata parecchio lunga, ci sono ragazze e ragazzi arrivati prima dell’apertura dei cancelli alle 14.00: qualcuno con vistose scottature sulle spalle e sul viso, altri palesemente cotti dalla stanchezza e dal sole ma determinati a resistere. Il pubblico è bello variegato, ci sono famiglie di genitori e figli piccoli cuffiemuniti, ci sono quarantenni entusiasti e ventenni pompatissimi di adrenalina. C’è addirittura chi è arrivato saltellando sulle stampelle per una gamba ingessata, ma sta felicemente nel pit con gli amici. L’aria fresca e profumata di patatine di Capannelle aiuta fortunatamente a respirare dopo una giornata bollente. Il pienone inizia a gonfiarsi veramente dopo le 20.00, mano a mano che l’Ippodromo si riempie dei fan che hanno costellato per Coez il suo meritatissimo concerto della vita.

Alle 22, spaccando il minuto, Coez sale sul palco. Niente intro, niente musica, lascia che i musicisti prendano posto e saluta educatamente. La prima canzone in scaletta è Siamo morti insieme, dove il pubblico già bollente non perde nessun colpo a cantare. O meglio, è un coro continuo che non si ferma mai, su Forever Alone diventa pogo intensissimo. “Com’è?” chiede piano Coez dopo Le luci della città. “Siete tantissimi…” sorride, incalzato da continui “Vai Silvanoooo!” dalle retrovie. È emozionato ma sicuro sul palco, è il suo ambiente e nessuno glielo può togliere. Inforca gli occhiali da sole per Parquet (li rimette spesso nel corso del concerto) e prende al volo un reggiseno che plana sul palco, tra le risate del pubblico. “Anche io vi amo eh” risponde ai solleciti delle primissime file, scivolando con dolcezza tra le pieghe delle sue canzoni. E yo mamma è la lettera d’amore che ogni figlio canterebbe, tanto è diventata un inno universale su un sentimento contorto e spesso conflittuale come quello verso i propri genitori. Hangover è irresistibile nel suo ritmo uptempo, ma c’è voglia di far salire il ritmo. “Ve va’ de salta’ n pochino, rega’?” chiede Coez introducendo una carica Delusa da me.

La breve pausa inattesa dopo Non erano fiori serve a creare la giusta atmosfera per ricominciare: via col medley, dominato su una battistiana Vorrei portarti via e con il lungo finale che è il lancio per presentare la band di Coez sul palco: Orange al basso, Passerotto alla batteria, al giradischi Banana, alle tastiere il nuovo acquisto Patrick, e alle chitarre Gaspare. Coez li presenta così, solo nomi o soprannomi, sono una grande famiglia e non c’è bisogno di altro. Il gruppo sostiene con la giusta grinta i brani in scaletta e su una intensissima Ali sporche, dove qualche lacrima occhieggia tra il pubblico, entra in scena anche Marco Big Daddy con il compito di sostenere Coez in piedi sulle transenne in prima fila, dove resta per tutto il brano smanacciato dalla spinta continua dei fan. Che partecipano attivamente ai brani non solo coi cori ma sfoggiando anche i propri Occhiali scuri quando serve.

Ma l’attesa di molti, forse della maggior parte, non poteva che essere per la doppietta emotiva di Faccio un casino e La musica non c’è, che fa alzare le mani al cielo e battere i cuori per lo splendido finale con i coriandoli argentati sparati sul pubblico: un effetto da brividi purissimi. Coez avrebbe potuto fare il furbo piazzandole direttamente in chiusura di scaletta per sollevare la tensione fino all’ultimo, ma la sua onestà gli fa percorrere sempre la via della sincerità. Le dedica, entrambe, a Niccolò Contessa de I Cani, con cui le ha scritte e che gliele ha prodotte. “Non può essere qui stasera, facciamogli sentire che gli siamo vicini”. Il pubblico risponde, non può non farlo, è automatico cantarle fino a staccarsi le corde vocali. E come al Palalottomatica lo scorso febbraio, Coez lascia che a chiudere il suo percorso sia La strada è mia, ribadendo tutta quella fatta finora. Nonostante già sapessimo bene che il successo di Coez non poggiasse su basi aleatorie, questo live all’aperto al Rock In Roma ha confermato la sua solidità dal vivo e il valore delle sue canzoni. Nella vita ci sono poche certezze: questa sera Coez lo ha ribadito. E la sua musica c’è. Eccome.

Scaletta Coez Rock In Roma 2018, tutte le canzoni

Siamo morti insieme
Forever Alone
Le luci della città
Parquet
Migliore di me
E yo mamma
Hangover
Delusa da me
Lontana da me
Non erano fiori

Medley: Vorrei portarti via/Le parole più grandi
Costole rotte
Niente che non va
Ali sporche
Jet
Occhiali scuri
Mille fogli
Chiama me
Faccio un casino
La musica non c’è
Ciao
Mamma Roma
E invece no
La strada è mia

Coez Roma 2018, le foto del concerto del 7 luglio

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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