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Colapesce Roma 2018 foto scaletta concerto 19 gennaio

Colapesce dal vivo a Roma, la sperimentazione a servizio delle emozioni

L’Auditorium Parco della Musica di Roma è un po’ una conquista, il sigillo di qualità che si dà a chi ha gli strumenti – è il caso di dirlo – per affrontare il tempio della musica romana. Al terzo disco Colapesce, al secolo Lorenzo Urciullo, approda alla Sala Sinopoli per la data capitolina del suo Infedele Tour 2018 e fa centro con tutta la tenacia di cui è capace. Una tenacia ironica e intimista ma universale, quella che lo ha reso uno dei più interessanti cantautori indie (ci perdoni la definizione riduttiva e semplicistica) degli ultimi anni.

L’apertura è affidata ad Andrea Poggio, stralunato di pop elettronico apprezzabile in grado di intrattenere la sala che va mano mano riempiendosi. Con i tre musicisti che lo accompagnano sul palco (violino, cori e programming), rievoca qualcosa di Franco Battiato nelle sonorità. A catturare l’attenzione è la voce maschile sontuosamente vintage di Andrea, che somiglia non solo fisicamente ad Erlend Øye dei Kings Of Convenience. Nel complesso un set di apertura interessante, anche se in alcuni punti ripetitivo.

Alle 21.34 inizia ufficialmente il concerto di Colapesce. Infedele è stato un disco ibrido, sotto certi aspetti più orecchiabile, sotto altri più ostico e sperimentale. E Lorenzo Urciullo, di suo, ama molto di più questa seconda parte. Sale sul palco con un’enorme testa di cartapesta, tra un narvalo e un cefalo (tutti i membri sono vestiti con maglie scure e collarino da prete), e si agita al ritmo di Pantalica che apre il live, dominata da un solo di sassofono distorto free jazz sul riff ipnotico di basso e chitarra: un’esplosione di finale che si inerpica sempre più in alto prima di lasciare il vuoto rapidissimo che introduce Ti attraverso, uno dei brani più radiofonici (in senso positivo) dell’ultimo lavoro.

L’anima più sperimentale e per questo più intimista di Colapesce emerge lenta, un’onda calda, anomala e inaspettata. Come a prendere confidenza piano piano, brani come la riuscitissima Totale o Satellite fungono da spartiacque per il pubblico comodamente costretto sulle poltroncine della Sala Sinopoli, un riscaldamento naturale e umano che diventa piacevole momento di condivisione. Colapesce non è certo un chiacchierone (lo ribadirà ironicamente a fine concerto), si limita a salutare una volta e a chiamare un paio di battimani quando non deve suonare, tanto c’è la musica a fare discorsi al posto suo. Il cantautore siciliano infila i pezzi uno dietro l’altro: una collana di canzoni ben scritte, ben arrangiate e soprattutto intensamente suonate dal vivo. A volte persino troppo, persino l’acustica perfetta della Sinopoli soffre certi agguati violenti di psichedelia granitica. Ma godere delle dinamiche è così arduo nei locali di Roma che vale la pena farsi travolgere dal wall of sound di Colapesce, su brani come Maometto a Milano, tirato allo spasimo delle orecchie e della resistenza. Un live curato e coinvolgente in tutti i suoi risvolti, anche l’intermezzo piano e voce su Segnali di vita, omaggio riuscitissimo dove la voce graffiata di Colapesce, a tratti sottilissima, evoca l’immensità di Franco Battiato.

A fargli da controcanto per tutto il live è il timbro pulito di Adele Nigro assoldata ai cori, chitarra e sassofono tenore: una riconferma di naturale bravura anche fuori dai suoi Any Other. Ma tutta la band di Colapesce formata da Andrea Gobbi (basso e voce), Giannicola Maccarinelli dei JoyCut (batteria), Mario Conte (tastiere, programming e cori), e Gaetano Santoro (sax e baritono), è molto notevole: a loro va una menzione speciale per aver saputo tradurre dal vivo tutte le emozioni di un disco tanto personale. Lo dimostrano nel dettaglio l’arrangiamento di La distruzione di un amore, con il tamburo che sfonda il muro del suono e della sofferenza cantata da Colapesce nei versi “come quando sono a un palmo di naso dalla tua pelle e non riesco a sfiorarti”. Ma anche la variazione sul tema in cui viene nominata, tra i versi di Sospesi, persino la sindaca di Roma. Uno dei momenti dissacranti che si concede Colapesce, l’unica infedeltà alla regola che ha il sapore irresistibile della marachella (la seconda è la citazione di Renato Zero in chiusura con I migliori anni della nostra vita legata a Maledetti italiani). “Avrete notato che i siciliani non parlano molto” ironizza prima dell’acclamatissimo bis, invitando il pubblico ad avvicinarsi al palco. Scelta totale, viene da dire, perché con zero barriere nella Sinopoli diventa tutto più diretto. Lorenzo Urciullo l’Auditorium se lo è conquistato con un percorso lento, il premio di un live ben riuscito è la spezia finale, la firma soddisfatta. Infedele è un album dove è andata a convergere, tra geografia e sentimenti cantati con semplicità e purezza, tutta la ricerca di Colapesce: e dal vivo, fatecelo dire, è ancora meglio che su disco.

Scaletta Colapesce Roma 2018, tutte le canzoni del concerto del 19 gennaio

Pantalica
Ti attraverso
Vasco da Gama
Totale
Satellite
Reale
Egomostro
Maometto a Milano
Segnali di vita
(cover Franco Battiato)
Decadenza e panna
La distruzione di un amore
Sottocoperta
Compleanno
Sospesi

Restiamo in casa
Maledetti italiani
S’illumina

Colapesce Roma 2018, le foto del concerto del 19 gennaio

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Foto di Roberto Panucci

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