Onstage

I salti nel tempo di Daniele Silvestri sono una meritata (e riuscita) celebrazione

La festa di Daniele Silvestri nella sua Roma comincia alle 21.50 del 24 giugno, giorno ufficiale di inaugurazione del Postepay Sound Rock In Roma 2017. La sera dolce di Capannelle sembra quasi elettrizzata dall’emozione degli oltre 8000 fan, accorsi ad accogliere il ritorno a casa del loro cantautore.

Silvestri lo aveva anticipato: non sarebbe stato un concerto qualunque ma una vera antologia di tutta la sua lunga e solida carriera, e la promessa è stata mantenuta. Nella scaletta si è giocato di fino e di potenza sulle tante passioni di Daniele Silvestri e i successi ci sono praticamente tutti, chicche incluse. “Sarà un concerto in cui salteremo negli anni, nella mia storia e nella vostra. Benvenuti nella nostra casa” dice diretto, appena dopo l’inizio affidato ad una frenetica Quali alibi. Di salti temporali se ne faranno parecchi nel corso del live, e l’atmosfera di celebrazione è resa ufficiale dlla presenza di ospiti in grado di elevare ulteriormente un livello già alto di suo.

I volumi sono notevoli, come si deve finalmente ad un gran concerto dal vivo, e la famiglia di musicisti che circonda Daniele Silvestri è in una forma pazzesca come il capo di casa, partecipe e contento. Anche nei momenti più seri ed emotivamente importanti, come la dedica al fonico Gianluca Vaccaro, nell’aria si avverte la volontà di stare bene col pubblico. Il pensiero dell’amico scomparso fa vibrare la gola a Silvestri, lo ricorderà ancora durante il concerto. “È la persona con cui abbiamo fatto anche il disco del trio con Niccolò [Fabi] e Max [Gazzè], ricordarlo è inevitabile. Lo faccio con il primo brano che ho registrato con lui”. L’omaggio è Datemi un benzinaio, tratta dal primo album di Daniele e registrata nientemeno che nel 1993: questa versione è impreziosita dagli assoli di chitarre affidati agli strepitosi Adriano Viterbini e Daniele Fiaschi.

La voglia di divertirsi e far divertire, se ci passate l’espressione abusata, è tanta e si sente. In alcuni momenti il pubblico si scatena come su una pista da ballo vintage, complici quei ritmi anni Settanta largamente utilizzati in canzoni come Gino e l’Alfetta, Amore mio, o la riuscitissima Manifesto.

Il viaggio lungo la carriera è anche un modo per scherzare sul proprio passato. Sui maxischermi passano i video di Silvestri ai tempi del Sanremo 1995, quando si classificò ultimo con L’uomo col megafono, e del Festivalbar di quell’anno, dove portò uno dei suoi singoli più famosi, Le cose in comune; sono ganci perfetti per contare i passi fatti e condividere con le persone, molte delle quali lo seguono sin dagli esordi, ogni minima esperienza.

Il capitolo ospiti è quello più affollato. Lillo di Lillo & Greg è protagonista di un siparietto dove finge di essere il giornalista Pino capitato lì per caso, e siede ad un tavolo con Daniele Silvestri per una buffa versione cabarettistica di Pino (fratello di Paolo). Tornano i Funky Pushertz, i rapper napoletani che hanno aperto il concerto assieme a Wrongonyou e BaunS, per Bio Boogie con il pubblico trascinato dal battimani. Ci sono i momenti coinvolgenti con Simone Prattico, primissimo batterista con Daniele nella band del liceo, Andrea Leuzzi degli Otto Ohm con la sua voce evocativa, e le ospitate commoventi dell’infortunato bassista Emanuele Brignola e del chitarrista Maurizio Filardo, tra i più vecchi collaboratori del cantautore romano, definiti “braccia destre o sinistre, pezzi di me”.

È un concerto di componenti che si mescolano, quello di Daniele Silvestri. Ci sono tutte le sue anime, i suoi pensieri, le sue evoluzioni e anche le sbandate che gli hanno permesso di riprendere quota dopo qualche brusca calata. La sua anima latina, per scomodare persino Lucio Battisti, emerge nelle sfaccettature di Spigolo tondo, unica concessione al disco del trio con Niccolò Fabi e Max Gazzè, Desaparecido, La paranza (accompagnata da boati di entusiasmo), ma soprattutto in quello che è il riassunto perfetto della bellezza della serata: il racconto della storia dietro Il flamenco della doccia, sbocciata quando Daniele era al liceo e suonava nel gruppo della scuola.

Silvestri chiama Simone Prattico sul palco e svela l’aneddoto: lui non sapeva come si suonasse un flamenco ma voleva scriverne uno. Ad aiutarlo chiamò proprio Simone, batterista prodigio in erba. Le parole di Daniele disegnano nell’aria quei due ragazzini che cercano di capire come suonare un flamenco e ricreano l’effetto sonoro percuotendo le corde della chitarra con le spazzole in legno, proprio come mostrano al pubblico rapito. È un momento intenso, bello, pieno di sorrisi e ricordi che impreziosiscono l’esibizione. Simone Prattico va finalmente a sedersi dietro le pelli, mentre Piero Monterisi passa alle percussioni e si lancia in urla belluine da cantaor de flamenco assieme a Ramon Caraballo; tutti i musicisti sul palco ridono suonando e Silvestri cerca di non carambolare sul testo, tenendo salda la concentrazione.

L’essenza di Daniele Silvestri è tutta qui, negli abbracci e nella condivisione con quei “pezzi di vita” che lo hanno accompagnato sin da quando ha imparato a suonare. Il cantautore romano meritava questo festeggiamento, e più di ogni altra cosa aveva bisogno di un palco e di un luogo aperto dove dare sfogo a tutta l’energia che nei live al chiuso non era emersa. Un concerto vero con musicisti eccezionali che si divertono: vogliamo chiedere altro ad una festa?

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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