Onstage
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I Dead Cross di Mike Patton non fanno prigionieri

La serata all’Alcatraz di Dead Cross e Zeus è all’insegna del rumore, della velocità, della furia. Una di quelle da uscirne ammaccati, con il sorriso e un fischio alle orecchie. Lontana dalle mode, lontana dalla confort zone musicale, uno show per chi non si sa risparmiare. Un’occasione per pochi.

Ed è effettivamente una folla poco nutrita quella che accoglie la seconda data del gruppo di Mike Patton dopo quella di Bologna, poco nutrita di numero ma accesissima dal punto di vista di partecipazione ed entusiasmo e non potrebbe essere altrimenti, perché i musicisti sul palco sono di statura enorme e non solo nella nicchia del noise rock.

Gli ZEUS hanno il compito di sturare e subito dopo stordire le orecchie dei primi avventori nel locale. Lo fanno sfoggiando una tecnica, una velocità e una rabbia impressionanti. Il duo formato da Luca Gavina e Paolo Mongardi, attivo dal 2010, fanno casino come se fossero almeno il doppio. Le note sembrano cadere e poi fermarsi, in una ritmica che sembra sempre fuori schema ma che al tempo stesso dà l’idea di geometria e precisione estrema. Paolo alla batteria è uno spettacolo scenico e tecnico, una maestria impressionante già goduta in precedenti progetti quali Calibro 35 e Il Genio. Le sue pelli e piatti sono squassati da una potenza e velocità che lascia tutti a bocca aperta. Il loro set non ha solo scaldato il pubblico, lo ha sconquassato, lasciato un segno di sicuro indelebile. Cito il commento fatto su di loro qualche minuto dopo da Mike Patton, “ZEUS! Hanno spaccato il culo né?”

Eccoli salire intorno alle dieci i quattro musicisti che compongono la line up dei Dead Cross. I più attesi sono senza dubbio Mike Patton e Dave Lombardo. Pochi fronzoli, Mike si accuccia a terra e si blocca immobile, presagio che qualcosa sta per esplodere e investire i presenti. E così è, perché le note di Seizure And Desist schizzano impazzite verso la folla. Tutto il noise rock ascoltato nel loro album d’esordio omonimo e nel precedente EP viene suonato impeccabilmente e secondo tutti i crismi. Velocità, precisione matematica, rabbia e la duttilità vocale di Patton. Il bassista Justin Pearson (già ospite per la voce di uno dei pezzi del set degli ZEUS) e Mike Crain alla chitarra hanno entrambi un passato in gruppi grind e post punk hardcore (The Locust, Retox) e sono sparring partner docili e servizievoli allo show dei due grandi fuoriclasse della band.

Dave Lombardo alla batteria sfodera tutto il suo repertorio che spazia da Slayer a Suicidal Tendencies, fino ai favolosi Fantomas, dove già collaborava con Patton. Potenza disumana e precisione, tanta classe ed esperienza. Poi c’è Mike Patton. La sua pazzia è accattivante, contagiosa. Con lui sul palco non sai mai cosa può succedere. Il suo eclettismo e la personalità debordante si è manifestata in maniera folgorante lungo tutta la sua carriera artistica. Ha sondato e si è divertito su ogni tipo di genere musicale esistente e qualcuno lo ha addirittura inventato di sana pianta. Una delle sue tante attitudini, quella appunto thrash metal e punk, è qui approfondita e portata alle massime conseguenze in questo progetto, che Mike abbraccia con tutta la passione di cui è capace.

Sul palco appare molto più coinvolto rispetto alle ultime uscite del tour di reunion dei Faith No More o, per chi c’era, nelle due serate di Forgotten Songs a Modena. Si diverte e non si risparmia, sia nelle vocalità, sia nelle movenze. Il solito guascone sfodera turpiloquio e sfottò al pubblico che incassa estasiato. Mike è al solito uno spettacolo dentro lo spettacolo.

Il set è riflesso del loro essere già mostrato nella release discografica dell’anno scorso. Veloce, senza pause e fronzoli, dal minutaggio contenuto perché altrimenti sarebbe letale. Un’ora scarsa di rumore, martellate, urla e qualche melodia. I classici effetti alla voce di Patton sono ridotti questa volta al minimo, le canzoni si susseguono senza sosta: furiose come Grave Slave e il suo ritornello “Pistolero, Pistolero”, la devastante Divine Filth, l’oscura e horrorifica cover dei Bauhaus Bela Lugosi’s Dead.

Sul finale ancora tre tributi: uno ai Dead Kennedy’s con Nazi Punks Fuck Off, un altro che include due autocitazioni sotto forma di breve teaser, Raining Blood degli Slayer ed Epic dei Faith No More.
I Dead Cross escono di scena dopo un set fulmineo come un parabrezza che esplode in mille pezzi sulla nostra faccia. Lo stordimento finale del pubblico è quello di una violenza appena subita, in un lasso di tempo troppo contenuto per assimilarla e prenderne coscienza. Ma ogni minuto passato appena dopo il concerto fa riaffiorare la soddisfazione, che prende forma come in una foto appesa in una camera oscura.

Dead Cross, la scaletta del concerto

Seizure and Desist
Idiopathic
Obedience School
Shillelagh
Skin of a Redneck
Bela Lugosi’s Dead
(Bauhaus)
Divine Filth
Grave Slave
The Future Has Been Cancelled
My Perfect Prisoner
Gag Reflex
Church of the Motherfuckers

Nazi Punks Fuck Off (Dead Kennedys)
Raining Blood (Slayer-tease) / Epic (Faith No More-tease)

Dead Cross Milano 2018, le foto del concerto

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Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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