Onstage

Guidati dall’immenso Dave Gahan, i Depeche Mode hanno trasformato l’Olimpico in un dancefloor

Lo Stadio Olimpico di Roma è la cornice migliore per il primo dei tre concerti italiani dei Depeche Mode dell’estate 2017, nell’ambito del Global Spirit Tour che li porterà in giro per il mondo per parecchi mesi ancora. Ad aprire un live con dichiarati 53000 spettatori ci sono i possenti Algiers. Hanno il durissimo compito di esibirsi quando la luce sopra la Capitale è ancora particolarmente vivida e lo stadio si sta ancora popolando alla spicciolata, ma la band non si lascia intimidire e fa un ottimo lavoro di spalla.

Dopo l’intro sulle note di Revolution dei Beatles che risuona come una promessa tra i battimani emozionati del pubblico (o almeno, di chi non sta tenendo sollevato il cellulare), alle 21.08 i Depeche Mode salgono sul palco. Il colpo d’occhio è impressionante: tre giganteschi maxischermi, una passerella in discesa che entra nel pubblico sulla destra del pit, giochi di luce che sfidano il giorno che finisce e naturalmente le oltre cinquantamila persone che già da sole, viste dall’alto, fanno un bell’effetto.

Se il boato per l’ingresso della band era stato forte, i decibel aumentano quando appare, leggermente rialzata sopra il palco, la silhouette di Dave Gahan, che si mette a giocare con i colori presenti sul megaschermo in stile Pollock e inizia a cantare con Going Backwards. Si comincia nel segno della novità, ma quella dei Depeche Mode è una scaletta elegantemente bilanciata tra i loro migliori momenti in studio del passato e quelli nuovi, una scaletta che segue l’evoluzione di una carriera ormai lunghissima.

Sarà ripetitivo da dire perché ormai è una sorta di topos per i Depeche Mode, ma i musicisti sono tutti in una forma notevole. Hanno fatto pace con i loro demoni, probabilmente, e sanno lasciarsi il giusto spazio l’uno l’altro: è commovente Martin Gore alla voce su A Question Of Lust eseguita solo al piano e con lo stadio rapito in silenzio. La travolgente versione di Home è ancora affidata a lui e si chiude con il coro lunghissimo del pubblico e con Gahan che rientra a dirigerlo piacevolmente sorpreso.

Energici, vitali e muscolari, i Depeche Mode dal vivo sono tra i migliori da vedere e ascoltare. Il perfetto equilibrio di cui parlavamo più sopra, si tocca con mano quando propongono la recente Where’s The Revolution e, subito dopo, Wrong, una delle loro canzoni più conosciute anche dai non fan. Sono impeccabili nel tenere il ritmo mostruoso dello spettacolo: su Enjoy The Silence il coro dei cinquantatremila fa tremare persino i seggiolini delle tribune.

Un capitolo a parte va dedicato a quel mostro da palco che è Dave Gahan, un serpente sexy che indurrebbe al peccato anche la più morigerata tra le novizie. È unico nel suo genere: suda fino a liquefarsi, si agita dentro un gilet di taffetà rosso che stonerebbe addosso a chiunque altro, mostra i bicipiti e incalza le folle con movenze che farebbero invidia persino a quel tarantolato di Mick Jagger. I suoi colpi di fianchi ingigantiti dai maxischermi durante World In My Eyes e I Feel You causano vari mancamenti, ne siamo sicuri. Il miracolato Dave non risparmia un grammo di energia e sensualità in tutto il live. Viene da dire che varrebbe la pena invecchiare come ci è riuscito lui, con quella voglia di stare in mezzo al pubblico che lo spinge a ballare sulla passerella durante Cover Me.

Con Dave Gahan il canto diventa corpo e non parliamo di modulazione, di estensione o di tecnica, ma di come la sua voce riesca ad essere tutt’uno con la presenza scenica, penetrando nello stomaco come una martellata. Riesce a zittire uno stadio intero quando omaggia David Bowie con la tanto attesa (per quanto annunciata) cover di Heroes, evocando lo spirito glam del Duca Bianco senza scimmiottarlo. Al tempo stesso nessuno riesce a caricare il pubblico come sa fare lui quando iniziano Everything Counts o Stripped. Se i Depeche Mode sono una band ancora attuale e potentissima, una buona percentuale della loro salvezza la si deve proprio al loro incredibile frontman.

Il Global Spirit Tour dei Depeche Mode non avrebbe potuto avere titolo migliore per esprimere la solidità, la carica e l’energia di una band che da più di trentacinque anni riesce a proporre novità restando sempre fedele a se stessa. Sembra un paradosso ma non potrebbe essere altrimenti: la loro forza sta nell’aver riconosciuto quel limite massimo oltre il quale è meglio fare attenzione a sporgersi, perché ne hanno viste di tutti i colori. È con questo “spirito globale”, dietro il quale si fa spazio una debita intelligenza portata dalla maturità, che con tutta probabilità Dave Gahan e soci sono sopravvissuti alle mode musicali e soprattutto a loro stessi.

Depeche Mode Roma 2017, la scaletta

Intro (Revolution by The Beatles)
Going Backwards
So Much Love
Barrel of a Gun
A Pain That I’m Used To
Corrupt
In Your Room
World in My Eyes
Cover Me
A Question of Lust
(acustica)
Home
Poison Heart
Where’s the Revolution
Wrong
Everything Counts
Stripped
Enjoy the Silence
Never Let Me Down Again

Somebody
Walking In My Shoes
Heroes
(David Bowie cover)
I Feel You
Personal Jesus

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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