Onstage
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I Depeche Mode dopo gli stadi conquistano anche i palazzetti

Sono passati solo cinque mesi da quegli stadi pieni zeppi di fan adoranti e siamo di nuovo in coda per i Depeche Mode. La loro forza risiede nel rendere ogni singolo show imperdibile, per questo i loro fan rispondono sempre all’appello e i loro concerti sono sempre, sempre, sempre sold out. Anche se in un anno annunciano tre date negli stadi e prima che queste abbiano luogo ne annunciano altrettante nei palazzetti. Tutto esaurito.

Che gli vuoi dire a questi? Aprono con Going Backwards, fortunato singolo dell’ultima fatica discografica – Spirit, 2017 – e in men che non si dica hanno più di diecimila persone in pugno. Dave Gahan sale sul palco e basta un suo ipnotico movimento di bacino, seguito da una piroetta di repertorio per far esplodere il Pala Alpitour in un boato. Il megaschermo e l’impianto luci sono ovviamente di prim’ordine, ma sono un inutile orpello, dato che anche a luci soffuse, con il fumo ad ostruire la vista, la sola presenza di questa band sul palco è in grado di creare scompenso tra i Devoti. Questo il nome della fanbase della formazione britannica. Dovrebbe dirla già lunga, soprattutto perché non è semplicemente referenziale, bensì estremamente didascalico. Sì, perché non viene in mente alcun sostantivo che possa spiegare questo legame meglio di “devozione”.

Le numerose dimostrazioni arrivano con il susseguirsi dei brani in scaletta. Ogni momento ha il suo rito, come il potentissimo sing-along di Precious, o l’atmosfera che si viene a creare durante l’intermezzo da assoluto protagonista di Martin Lee Gore. Come di consueto, la sua toccante Home si conclude con un coro di rara bellezza con il quale tutto il palazzetto si stringe intorno al suo paroliere preferito. O ancora l’outro di Never Let Me Down Again che è come sempre accompagnato da un isterico movimento di braccia al cielo, comandato da Dave e dalla sua insaziabile fame. Pretende energia vitale dalla sua platea, che ripaga con ogni preziosa goccia del suo sudore.

Fila tutto liscio, o quasi. Rispetto alle performance estive quella nell’arena indoor torinese risente un po’ della scarsa acustica, fortunatamente corretta in corso d’opera. La batteria di Christian Eigner perde ad esempio parte di quel formidabile impatto riscontrato nelle precedenti tappe italiane del Global Spirit Tour, ritrovato nelle battute finali con l’esplosione ritmica di Walking in My Shoes, A Question of Time e Personal Jesus.

La classe e la sensualità di Gahan, nel mondo, non ce l’ha nessuno. Sembra che la sua consapevolezza continui a crescere esponenzialmente e nonostante ormai non sia più un ragazzino – 55 anni compiuti lo scorso maggio – la sua prorompenza continua a raggiungere nuovi picchi. So che sembra incredibile, dato che stiamo parlando di uno dei frontman più influenti degli anni 80 e 90, ma lo showman che ogni sera ondeggia lungo la passerella è ogni giorno più incantatore.
A fine concerto, tirando le somme, vien fuori un bilancio che consolida – se mai ce ne fosse bisogno – lo status dei Depeche Mode: una delle migliori live band del pianeta.

Depeche Mode Torino 2017, la scaletta del concerto

Going Backwards
It’s No Good
Barrel of a Gun / The Message
(Grandmaster Flash)
A Pain That I’m Used To (Jacques Lu Cont’s remix)
Useless
Precious
World in My Eyes
Cover Me
Insight
(acustica; cantata da Martin)
Home
In Your Room
Where’s the Revolution
Everything Counts
Stripped
Enjoy the Silence
Never Let Me Down Again

Strangelove (acustica; cantata da Martin)
Walking in My Shoes
A Question of Time
Personal Jesus

Depeche Mode Torino 2017, le foto del concerto

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Redazione

Foto di Francesco Prandoni

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