Onstage

Con Devendra Banhart si dice no alla frenesia, sì alla semplicità

Al live di Devendra Banhart al Teatro Antico di Ostia, uno dei posti più belli e poetici del litorale appena fuori dalla Capitale, abbiamo avuto la certezza che il luogo fa il concerto, in larga parte. Il set del cantautore americano tra i più eclettici dell’indie a stelle e strisce, capace di spaziare tra vari generi ed esplorare ogni anfratto della musica, non sarebbe stato lo stesso nelle canoniche location dell’estate romana. Nel complesso delle incredibili rovine di Ostia Antica dove il tempo si è fermato, il concerto di Devendra Banhart ha avuto un sapore diverso, rilassato e naturale, completamente fuori dai ritmi frenetici cui siamo abituati.

D’altronde stare seduti su gradoni di pietra appena tiepidi, con le cicale che friniscono al tramonto dietro la pineta e il mare che sciaborda in lontananza, è inusuale per chi è abituato ad assistere ai concerti. La realtà è che ci vorrebbe più coraggio nel proporre posti come il Teatro Antico in estate, e club raccolti in inverno, per svelare al pubblico cosa significhi davvero suonare dal vivo senza sovrastrutture.

L’apertura del live è affidata al giovane gallese Hawkline, che nel suo breve set chitarra e voce invita il pubblico a sedersi proprio sul tappeto sotto il palco liberando così parte dei gradoni, e all’ukulelista Greg che si unisce per qualche brano. L’attesa si allunga: previsto alle 21.00, Devendra Banhart sale sul palco alle 22.12, accolto dagli applausi urgenti del pubblico. Nonostante il ritardo, l’atmosfera è serena e rilassata: il cantautore respira piano nel microfono e inizia con Saturday Night, lieve come una carezza, ringrazia in italiano “gli amici che sono tutti qui”.

Devendra Banhart è un personaggio molto particolare, non ascrivibile a tante regole del music business. Ha cambiato direzioni, genere musicali e aspetto così tante volte che stargli dietro è stato quasi impossibile. A vederlo sul palco così sottile in jeans neri e camicia slim bianca, la lunga barba hipster copiata praticamente da metà pubblico, sembra un uomo pacificato dalla vita: scherza in continuazione, alterna spagnolo e scarse parole di italiano all’inglese sua lingua madre, gioca col pubblico e con i musicisti. Poi le sue canzoni ti trapassano parte a parte nel silenzio irreale del teatro, rotto solo da applausi e grida moderate.

“Mi piace molto, moltissimo Italia” dice nella nostra lingua, scusandosi per non conoscerla. “Però vi voglio bene. Rilassiamoci, sudiamo insieme” continua scherzoso Devendra Banhart attaccando Theme For A Taiwanese Woman In Lime Green. Quando, durante l’introduzione di Jon Lends A Hand, un bimbo fa un verso più alto, il cantautore americano si intenerisce e ne imita il suono.

Non ci sono solo le ballad in punta di dita e i brani che ti fanno chiudere gli occhi e respirare l’aria salina di Ostia; Devendra Banhart sa anche far ballare, basta un brano come Mi negrita, inciso in spagnolo per omaggiare le origini materne e contenuto nel suo ottavo album del 2013, Mala, perché il pubblico inizi a muoversi un po’ di più.

I musicisti lo lasciano sul palco per un momento da solo: Won’t you come over è un ago puntato dritto sul cuore, Devendra ha la sua chitarra e una voce che è pura poesia. Si mescolano nuovamente le sue anime, tra tra lo storytelling in stile Bob Dylan e scelte vocali che in alcuni momenti evocano Jeff Buckley, Lou Reed, Julian Casablancas. Banhart sa districarsi tra tutte queste ispirazioni e non perde la direzione, che è tutta sua, trascinando il pubblico direttamente nel suo viaggio.

Quello di Devendra Banhart non è stato un concerto per tutti: la tensione tipica da live show all’aperto, con adrenalina e fan in delirio, non si è vista davvero, quindi se amate soltanto quel genere di live difficilmente riuscireste a capirlo. È stato un concerto rilassante e morbido, perfetto nella sua semplicità mai banale. E il Teatro Antico ha contribuito a rendere ancora più poetica e struggente una serata che ognuno di noi dovrebbe concedersi almeno una volta l’anno, per ricordarsi che la musica dal vivo è (soprattutto) questo.

Scaletta Devendra Banhart Roma 2017, tutte le canzoni

Saturday Night
Für Hildegard Von Bingen
Good Time Charlie
Theme For A Taiwanese Woman In Lime Green
Jon Lends A Hand
Baby
Mi Negrita
Daniel
Why Won’t You Come Over
Golden Girls
Linda
Middle Names
Never Seen
Shabop Shalom
Long Haried Child
Fancy Man
Fooling
Celebration

Fig In Leather
Lucky
Sound And Vision
Carmensita

Devendra Banhart Roma 2017, le foto del concerto

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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