Onstage
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Il nuovo spettacolo di Elisa: disimpegno, pop e libertà espressiva

Mandela Forum, Firenze, 11 novembre 2016. «Anche se per molti può essere una sorpresa, sono una grandissima fan di Madonna, ho la sua discografia completa». Col suo classico candore, Elisa racconta così quella svolta musicale che da qualche tempo a questa parte l’ha portata a percorrere sentieri che ben poco avevano a che spartire con il proprio passato di cantautrice rock. È un’Elisa che scopre il disimpegno quella che dà il via dal Mandela Forum di Firenze a questo On Tour, che proprio dall’album uscito qualche mese fa pesca a piene mani, tanto per la scelta dei brani in scaletta che per il sound generale, ormai fortemente improntato su un affascinante commistione di pop, dance e soul. Il tutto, s’intende, con classe e talento immutati.

All’uscita del disco qualcuno storse il naso, ma solo chi non è stato in grado di comprendere un’evoluzione che, ormai prossima ai quarant’anni, ha portato una delle nostre artiste meno inquadrabili di sempre a cambiare nuovamente rotta: «Ho sempre amato cambiare abito, chi mi segue sa perfettamente che si tratta di una delle mie caratteristiche principali. E non è detto che tutto quello che faccio sia da ritenere per forza di cose impegnato». La sensazione è che Elisa stia cercando in qualche modo di rompere quegli schemi che la volevano imprigionare in un ambito ben preciso e la disinvoltura con cui mette in piazza punti di riferimento musicali che in pochi avrebbero potuto immaginare rende bene l’idea della voglia della cantante di recuperare un po’ di tempo perduto.

Vederla cantare e ballare per tutta la durata dello show, inizialmente, è spiazzante. Tuttavia, più passa il tempo e più ci si rende conto che la sua musica, anche quella precedente alla svolta di On, si adatti perfettamente al nuovo sound, molto di più di quanto fosse lecito immaginare. Inoltre, Elisa, riesce in una cosa davvero difficile in poche ore di show: non solo riesce a far comprendere a tutti quanto si senta libera di esprimere se stessa al cento per cento, senza paura delle critiche, ma allo stesso tempo, appena imbraccia una chitarra acustica o rimane sola col suo pubblico, dimostra che anche tutte le altre Elise del passato continuano a convivere in lei.

Oltre alla scelta bilanciatissima della scaletta, uno dei punti di forza assoluti della serata, a colpire è il rapporto con il proprio pubblico, ormai qualcosa che si avvicina sempre più alla simbiosi: è impressionante il numero di volte in cui l’artista è “costretta” a lasciare voce a chi ha di fronte, senza possibilità di opporsi ad un flusso di voci che sembra travolgerla letteralmente. L’esecuzione di Hallelujah, già prevista prima della scomparsa di Leonard Cohen, si trasforma inevitabilmente in un tributo così sentito da zittire completamente il pubblico, anche se forse l’highlight emotivo della serata viene toccato al momento dell’arrivo sul palco di Renato Zero, per un’intensa versione di Cercami: «Non era previsto. Renato mi ha scritto un sms dove mi diceva che voleva ricambiarmi il favore dell’Arena di Verona e solo l’idea che un mito assoluto come Renato volesse sdebitarsi mi ha messo i brividi».

Un cenno doveroso all’aspetto scenografico del palco che, grazie al massiccio utilizzo di visual, tre monitor circolari e giochi di luci spettacolari, si candida ad essere uno dei più internazionali mai creati per un artista del nostro Paese. Chi sarà Elisa tra un paio d’anni non è dato sapersi e nemmeno ci interessa: noi iniziamo a goderci un tour che si preannuncia come uno dei più innovativi della sua carriera.

Luca Garrò

Foto di Mirko Cantelli

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