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Il concerto di Eminem a Milano è stato epocale

Il primo concerto di Eminem in Italia non poteva che essere un evento epocale. A confermarlo, superando ogni aspettativa di promoter e management, gli ottantamila spettatori paganti che già dal mattino dell’otto luglio prendono d’assalto Rho Fiera, in prossimità del parco Experience Milano. Un numero mostruoso, che rende onore al dio del rap e che avrebbe potuto ancora salire a dismisura se la capienza l’avesse permesso.

C’è gente che aspetta questo giorno da tutta una vita. E non è un’iperbole: la maggior parte del pubblico è nata appena prima che Eminem venisse scoperto da Dr. Dre e firmasse il suo primo contratto con Interscope Records. Questo rende il concerto ancora più fondamentale. In un momento storico in cui hip hop e derivati dominano il panorama musicale italiano, poter vedere finalmente sul palco colui che ha cambiato il genere è un privilegio per il quale abbiamo dovuto aspettare anche troppo. La straordinarietà della serata si misura anche nel numero di artisti nostrani che timbrano il cartellino: Ghali, Emis Killa, LowLow, Fabri Fibra, Marracash, Gemitaiz, Clementino, Noyz Narcos, Nitro (l’unico che si gode il concerto dal pit e non dalla terrazza vip). È una parata di stelle tricolore a omaggiare il più grande di tutti. Così lo show si trasforma in un raduno generazionale e va ad aggiungersi a quella manciata di eventi del quale dire “io c’ero”.

L’arsenale al servizio di Marshall Mathers è vastissimo. Si parte con Mr. Medicine, cover di Dr. Dre, e dopo Won’t Back Down e 3 a.m. il pubblico di Milano ha già catturato l’attenzione del rapper americano. Anche Kon Artis, l’hype man che accompagna Eminem da una vita e in questo Revival Tour, si accorge della forza dei fan italiani e si diverte a giocarci, intrattenendo e fomentando. Tocca a Kill You da The Marshall Mathers LP (2000) e White America da The Eminem Show (2002), prima di Rap God. La fenomenale traccia tratta da The Marshall Mathers LP 2 è la prova di forza di Eminem, che dimostra a quale folle e inumana velocità è in grado di rappare, mentre il pubblico perde la testa.
La sinergia tra i due MC sul palco è eccezionale, scherzano e si spalleggiano con la sintonia di chi ha passato una vita a rispondersi in rima, ma il comprimario più atteso arriva nel momento più pop e intimo della performance. La stella più luminosa della notte milanese è infatti Skylar Grey. Una dea che non ha bisogno di moine o balletti per sedurre, che con una grazia quasi innaturale prende posto sul palco e ipnotizza la platea. La cantautrice statunitense accompagna Eminem in tour e si fa carico della quota rosa del repertorio. Beyoncé, Dido, Rihanna: la bellissima Skylar regge ogni strofa e ritornello delle illustri colleghe e si riprende la sua I Love The Way You Lie (di cui fu co-autrice).

La scaletta attinge da ogni capitolo discografico e ovviamente non tarda ad arrivare il momento di Slim Shady, l’alter ego di Eminem a cui i fan sono indissolubilmente legati. “Volete tornare insieme a me a quando ero più stupido di così?” è la domanda retorica a cui l’Italia risponde con un boato clamoroso. Ed ecco servito il trittico My Name Is, The Real Slim Shady e Without Me. Un tuffo nel passato che scatena anche la piccola porzione ancora sopita dell’ex Area-Expo prima del gran finale.

“Siete uno dei migliori pubblici che abbia mai incontrato in vita mia. Adesso non ho più voglia di andarmene, voglio restare qui. Mi volete come vicino di casa?” e da un lato chi ha un minimo di esperienza dal vivo ha il ruffianometro in allarme, dall’altro viene però naturale pensare che Marshall Mathers non sia il tipo. Tant’è vero che al nostro nazionalissimo “Po popo po po pooo po” al tempo di Seven National Army risponde con un irriverente “Vabbè, io vado avanti con la mia canzone”. Perché mai dovrebbe fare il lecchino?

“Grazie di avermi fatto sentire a casa, vi dedico la prossima canzone”. E viene offerta in dono la celebre Not Afraid, il pezzo che valse il Grammy Award nella categoria Best Rap Solo Performance e che nell’estate 2017, a sette anni dalla pubblicazione, ha raggiunto il miliardo di visualizzazioni su YouTube. Le ottantamila voci diventano una sola, nel più bel duetto della serata. Come se non fosse abbastanza, l’encore regala ancora Lose Yourself, la canzone premio Oscar che definisce una carriera, forse un genere, e che si erge a potente inno generazionale.

Le aspettative alla vigilia erano quasi al limite dell’isteria di massa. E dopo ventotto brani è difficile rimanere delusi, se non per la durata di poco superiore all’ora e mezza perché i rapper americani hanno questo strano vizio di proporre spesso poco più che snippet al posto dei brani completi. Ma cosa vuoi dire a uno che sul palco ha chitarra, basso, un’orchestra d’archi, due batterie, tastiere, console, corista e comprimari di prim’ordine? Cosa vuoi dire a uno che ancora corre e canta con la grinta di un esordiente? Forse solo grazie, insieme a un piccolo ‘vaffanculo’ per aver aspettato vent’anni prima di venire qui. Ma l’impressione è che a questa serata ne seguiranno altre. Perché ce lo meritiamo davvero questo ragazzo che racconta, dissacra e massacra come solo un numero uno può fare. Un numero uno assoluto.

Eminem Milano 2018, la scaletta del concerto

Medicine Man (Dr. Dre cover)
Won’t Back Down
3 a.m.
Square Dance
Kill You
White America
Rap God
Sing for the Moment
Like Toy Soldiers
Forever (Drake cover)
Just Don’t Give a Fuck
Framed
Criminal
The Way I Am
Walk on Water (insieme a Skylar Grey)
Stan (insieme a Skylar Grey)
Love the Way You Lie (insieme a Skylar Grey)
Berzerk
‘Till I Collapse
Cinderella Man
Fast Lane (Bad Meets Evil, insieme a Royce da 5′9″)
River
The Monster
My Name Is
The Real Slim Shady
Without Me
Not Afraid
Encore:
Lose Yourself

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Umberto Scaramozzino

Foto di Jeremy Deputat

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