Onstage
foto-concerto-emma-marrone-roma-16-maggio-2018

Emma in concerto a Roma non fa sconti a nessuno

La data zero di Jesolo era servita da rodaggio: con il concerto di Roma al Palalottomatica, Emma Marrone dà il via al suo Essere Qui tour, a supporto del suo ultimo disco in studio pubblicato lo scorso gennaio. E dopo otto anni al fulmicotone, la cantante salentina si fermata a riflettere per cercare la ragione del suo lavoro. Fast forward al doposhow: Emma fiume in piena che parla di tutta l’organizzazione del tour a livello personale. “È lo show più sincero che abbia mai prodotto, più diretto e attaccato a quello che sono io come artista. Ho lavorato a questo concerto per mesi, pensavo solo al live. Io faccio i dischi solo per fare i concerti, comunichi in presa diretta solo col pubblico” racconta accorata, sorseggiando vino rosso da un bicchiere. “Mi sono fatta tante domande in questi due anni. Mi sento bene, mi sento me stessa, ho dato tutto quello che potevo dare in questo concerto. Questa sono io” sottolinea la cantante salentina.

E questo Io ribadito e riscoperto lo si è visto sin dalle primissime battute del suo concerto. Lo show ruota totalmente attorno a lei, nella rappresentazione di quella che è stata la Emma degli esordi, quella che bussava alle porte dei locali per chiedere di esibirsi, fino alla Emma star di classifiche. Il locale da lei immaginato si chiama Exit, il capo è il chitarrista Roberto Angelini che è stato al gioco per il siparietto registrato iniziale, dopo il quale Emma sale sul palco fendendo la folla dall’ingresso di sinistra, tra il pubblico che impazzisce, scortata dai bodyguard che a fatica riescono a contenere l’entusiasmo dei fan. La scenografia, come già anticipato nella data zero, è essenziale ma molto bella: la luminosa scritta “Exit” campeggia in cima alla balconata che affaccia sui musicisti, incorniciati di led. Una passerella taglia a metà la platea ed è lì che Emma si esibirà per trequarti della serata. Elegantissima in completo nero luccicante tuta corta e giacca lunga, grintosa e determinata, Emma non fa sconti a nessuno. Anzi, chiede di incassare con gli interessi. Si mangia i suoi stessi brani, ha fame di dimostrarne tutta la potenza espressiva: L’isola, primo singolo dell’album, è naturalmente l’apertura, il preludio a quello che la cantante presenterà nel corso della serata. Saluta Giuliano Sangiorgi, che si affaccerà sorridente all’aftershow assieme ad altri musicisti (Coez, Giulia Anania, Colapesce) e volti dello spettacolo. È centratissima, Emma. Dedica Le ragazze come me a tutte le donne, dopo un breve monologo, si proclama emozionatissima “per colpa vostra” e ringrazia spesso fan e città. “Per me è come suonare a casa, Roma è diventata la mia seconda casa” rifiata dopo Facciamola più semplice. La cantante ha voglia di parlare, di tenere aperto il canale con i suoi caldissimi fan dalla platea al terzo anello. “Mi dispiace quando le persone parlano male di questa città. La gente si abitua alla bellezza, e invece non bisognerebbe mai abituarsi alla bellezza”.

La scaletta è suddivisa in tre parti, due di otto brani, l’ultima di sette: lo spazio dedicato alle canzoni di Essere qui è quello più ampio, dal passato arrivano però Occhi profondi e Schiena (in versione acustica) in chiusura di prima parte, salutate da un lunghissimo boato e da una performance molto fisica della cantante salentina. Alla fine di Schiena, Emma sale in cima alla balconata sotto la scritta Exit per liberarsi totalmente della prima parte della scaletta. Spogliandosi. Cambio d’abito in diretta live e qualcosa che tra le ombre si intuisce, con il pubblico che applaude. “Volevo far vedere quello che avviene davvero sul palco, anche il cambio d’abito che è un momento delicato. E una persona che si spoglia davanti al suo pubblico davvero non ha nulla da nascondere” commenta poi Emma coi giornalisti. I cambi d’abito saranno tre in tutto, a suggellare una scelta voluta proprio per definire le tre differenti anime dello spettacolo e di Emma stessa: la prima più da tutti i giorni, la seconda più delicata ed eterea, la terza sensualissima queen of the night “che gioca a fare la figa” ride la cantante.

La seconda parte si apre dalla balconata con Nel posto più lontano e con Emma che scende sul palco da un palo da pole dance, annunciando una dedica ai bambini dell’ospedale Bambin Gesù “che sanno veramente i c*zzi seri della vita, è un onore avervi qua stasera” dice Emma introducendo Sorrido lo stesso. La cantante non rinuncia all’appello civile, commentando i manifesti antiabortisti apparsi a Roma con parole accoratissime che chiamano un applauso caldo del suo pubblico: “Mi vergogno per loro. Nella vita bisogna avere rispetto per gli altri, quelli che non stanno bene sono le persone che se la prendono con gli omosessuali. Spero di non avere un pubblico omofobo, di non avere un pubblico che tratta le donne come cose” conclude entrando in Amami, cantata a voce piena da tutto il pubblico. La cantante continua a dare il massimo anche su Luna e l’altra, dove si issa in cima ad una specie di obelisco luminoso sulla punta della passerella in mezzo al pubblico: l’ambizione di costruire uno show variegato si avverte tutta nella sua esibizione, uno spettacolo che mostri l’impegno, la passione, la Emma sanguigna e la Emma più spettacolarmente divertita.

La terza parte dello show si apre con Effetto domino ed Emma si cambia per la seconda volta. Il concerto decolla con un bellissimo arrangiamento anni 70, tra funk e disco, di Cercavo amore: decisamente ben riuscito, viene ripreso parzialmente anche in La mia città, sulla quale Emma presenta tutta la band che la accompagna in questo tour. Tempo dei ringraziamenti e di sassolini da togliere dalle scarpe luccicanti: “Questo tour non era ancora partito e già dicevano cose. Io dico solo una parola: grazie. Ho immaginato questo palco per mesi e l’ho trovato come dicevo io. Su questo palco ci sono dei musicisti veri e per me sono una musicista è un grandissimo onore averli con me”. Concetto, quello dei musicisti, sul quale torna in conferenza stampa sottolineando anche il suo ruolo: “Se lo avessi fatto quattro anni fa non sarei stata pronta e sarei risultata stupida, e io tutto voglio fare nella vita tranne risultare stupida. Le cose vanno fatte al momento giusto, con gli strumenti giusti per farlo. Suonare con la band e stare a tempo col click in cuffia è difficile, mi sono integrata anche se solo in due brani. Suonare in una band è sempre stato il mio sogno”. Una Emma più consapevole dei suoi mezzi, forse, che comunque non rinuncia a sottolineare, dal palco, l’importanza del suo pubblico. E lo fa accoratissima, proprio prima di Malelingue. “Dico il grazie più importante ad ognuno di voi per essere qui stasera. E sticazzi se il terzo anello non è pieno, perché per quanto mi riguarda è sempre la qualità a fare la differenza e non la quantità” conclude Emma, portando tutti verso la buonanotte con gli ultimi tre pezzi in scaletta e l’esplosione finale dei coriandoli su Coraggio. E mentre il Palalottomatica si svuota, la cantante spiega all’incontro coi giornalisti le motivazioni del suo ultimo discorso: “Ho messo i puntini sulle i, lo devo al lavoro che ho fatto. Mi prendo la responsabilità di dirlo davanti a tutti, quello che colpisce me colpisce anche altri artisti. I dati non sono tutto” conclude rapidamente. Emma ricomincia da sé stessa dopo tanto tempo sulla giostra. “Mi sono rivelata per quello che sono. Inizio adesso a divertirmi in questo mestiere, non mi ero divertita fino in fondo. Sono un fiume in piena”. E si è visto.

Altri articoli su questo concerto

Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI