Onstage
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Gli Evanescence sono tutt’altro che finiti

Dopo 5 anni di assenza dai palchi italiani, la rock band originaria di Little Rock si ripresenta davanti al pubblico del Milano Summer Festival più carica che mai e con una piccola novità di line up, vista la presenza della chitarrista tedesca Jen Majura, entrata stabilmente nel gruppo dal 2015. L’area dell’Ippodromo di San Siro è accogliente e ben attrezzata. Circa ottomila persone attendono con trepidazione l’entrata in scena degli Evanescence, in compagnia di altrettante zanzare.

Alle 21:39 rintocca il primo accordo della serata: la band fa il suo ingresso sulle note di Everybody’s Fool, uno dei brani più celebri del loro disco di debutto Fallen (2003). La folla esplode e la grinta di Amy Lee (qui l’intervista all’artista) contribuisce ad infiammare il parterre. Nonostante gli anni in cui la leader si è dedicata ai suoi progetti paralleli (piuttosto trascurabili a dirla tutta), Amy appare in ottima forma nella sua gonna lunga di tulle. Salta, canta e stringe i pugni sulle note della canzone d’apertura.

Seguono in scaletta What You Want, primo singolo tratto dall’album Evanescence del 2011, e Going Under, uno dei loro pezzi più rappresentativi. Il suono è quello di un tempo, con le chitarre elettriche graffianti in primo piano, a cui spesso si aggiunge il pianoforte. Il trittico di canzoni con cui il concerto ha inizio lascia senza fiato pubblico e cantante, che approfitta di piccoli momenti di pausa per dissetarsi.

Sfidando le calde temperature, tutt’intorno a me vedo scarponi alti di pelle e corpetti allacciatissimi degni dei migliori negozietti di Camden Town. La matrice goth della band si riflette perfettamente nell’abbigliamento del pubblico presente, in gran parte nato prima dei ‘90. “L’Italia è sempre stata una parte importantissima della storia degli Evanescence. Grazie per essere qui, vi vogliamo bene!” sono le prime parole della serata pronunciate dalla cantante.

Nel frattempo è comparso a centro palco un pianoforte a mezza coda e, neanche il tempo di elaborare la traduzione di quanto appena detto, si riparte con Lithium. Il piglio malinconico del brano (estratto da The Open Door del 2006) ammutolisce il pubblico, che ne approfitta per filmare l’esibizione coi cellulari. Il buio è appena calato su Milano e in brevissimo tempo la venue si trasforma in un’incredibile distesa di schermi accesi da cui sbriciare quello che sta accadendo sul palco. La band riesce a mantenere un’intensità d’esecuzione invidiabile, merito soprattutto di Will Hunt alla batteria, già in tour con Vasco Rossi.

“Ci siete mancati molto, è incredibile che siate così tanti anche dopo anni di assenza” ammette Amy Lee, stupita piacevolmente dall’accoglienza che i fan italiani le hanno riservato per l’occasione. Uno dei momenti più toccanti della serata giunge con la versione acustica di My Immortal, eseguita dalla frontwoman su uno sgabello al centro della scena, accompagnata dalle chitarre di Troy McLawhorn e Jen Majura. La performance è impeccabile e la platea resta in religioso silenzio per godersi lo spettacolo, nonostante l’invito a cantare alcune parti del brano. “Questa canzone l’abbiamo suonata tantissime volte, ma mai in questo modo” confessa Amy. La resa di quella che, a mio parere, è una delle ballad più belle degli ultimi vent’anni, è da spezzare il fiato. Segue, ancora in acustico, The Change, ma solo dopo aver ricevuto dalle prime file una bandiera italiana da sventolare durante la performance.

Amy Lee è intonatissima e riesce a mantenere un’intensità interpretativa invidiabile per tutta la durata del live. Si rientra in full band con Call Me When You’re Sober, brano scritto in concomitanza con la fine della storia d’amore tra la cantante e Shaun Morgan, leader dei Seether. I ragazzi ancora si dimenano come forsennati, mentre Will Hunt picchia sulla batteria facendo volare le bacchette e riprendendole al volo. Bring Me To Life fa cantare tutto l’Ippodromo e si conclude con una coda dei quattro musicisti rimasti sul palco dopo la fuga della cantante nel backstage.

L’encore regala un ultimo brano: Disappear è la canzone con la quale gli Evanescence salutano Milano. “Non abbiate paura, non lasciateli vincere” sono le ultime parole rivolte da Amy Lee alla sua gente, “Vi amiamo!”.
Oltre a un tuffo in alcuni degli anni più cari della mia adolescenza, stasera gli Evanescence hanno dato prova che, in un panorama musicale spesso sterile di grandi voci e canzoni, la loro musica ha ancora tanto da dare negli anni a venire.

Evanescence Milano 2017, la scaletta

Everybody’s Fool
What You Want
Going Under
The Other Side
Lithium
My Heart Is Broken
Your Star
Made of Stone
Haunted
Weight of the World
Say You Will
My Immortal (Acustica)
The Change (Acustica)
Whisper
Call Me When You’re Sober
Imaginary
Bring Me to Life
Disappear

Evanescence Milano 2017, le foto

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Foto di Pamela Rovaris

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