Onstage
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La dimensione teatrale esalta ancora di più gli Evanescence di Amy Lee

Il teatro ha un antico potere di sospensione della meraviglia, grazie al suo ambiente chiuso e onirico, dove prima si spegne la luce e poi inizia il sogno in un luogo dove tutto può accadere. Può sintetizzarsi così il concerto degli Evanescence di Amy Lee accompagnati da una orchestra completa, formata da una trentina di elementi. Questo è successo agli Arcimboldi a Milano dove la band ha portato il suo tour speciale a supporto di Synthesis, una retrospettiva della propria carriera in chiave sinfonica.

L’orchestra è la prima a presentarsi sul palco, proponendo un miniset in cui compaiono cover di nomi altisonanti come Mozart (La Chasse e Lacrimosa) e Beethoven (Moonlight Sonata), ma anche quello del mostro sacro delle colonne sonore Danny Elfman (dalla filmografia di Tim Burton, perlopiù) con Sally’s Song. Il set è piacevole e scivola via veloce, aumentando una tensione drammatica di cui gli Evanescence sono maestri, con l’unico difetto che il set viene interrotto per un soundcheck a luci accese che spezza un po’ l’intreccio narrativo musicale.

Poco male perchè è Amy Lee la beniamina della serata che ha portato i fan a riempire il teatro. Fan che l’hanno seguita nella carriera travagliata della sua band fatta di esplosioni e tonfi, ma anche rallentamenti dovuti a litigi, incomprensioni, cause legali con la propria etichetta e una carriera solista che non è decollata. Amy si presenta sul palco e dà ancora un’impressione di incredibile forza e solidità, sia seduta al piano, sia in piedi davanti al microfono e al suo pubblico.

Sorride e ringrazia e interpreta con la consueta intensità le canzoni che hanno portato gli Evanescence sul tetto del mondo una quindicina di anni fa. Lithium e la famigerata Bring Me To Life hanno emozionato i fan anche in veste meno elettrica. I musicisti si amalgamano bene con l’orchestra, il suono è convincente anche in questa forma inusuale. My Immortal è devastante in tale veste, ancora più spiazzante e profonda, così come Imaginary e Good Enough.

Il colpo d’occhio è davvero di livello, con decine di musicisti sul palco che si muovono in sincronia a creano questo mix grottesco di rock e lirica che il gruppo ha sempre portato dentro sè come un germoglio e che in questo contesto esplode in tutta la sua poetica maestosità. Gli Evanescence e Amy Lee appaiono talmentea proprio agio calzante in teatro, attorniati da archi e xilofoni, piano e arpe, che quasi ci si chiede come sia possibile che non siano sempre stati così. La loro proverbiale intensità e drammaticità è amplificata a livelli di coinvolgimento altissimi, emozioni che i fan della band hanno rischiato di perdere in tanti anni di battaglie interne ed esterne, ma che ora, a sipario calato, possono vedere come un brutto sogno scacciato da una lieve melodia di risveglio.

Evanescence Milano 2018, le foto del concerto

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Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

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