Onstage
Fabrizio Moro 2018 foto concerto 16 giugno

Fabrizio Moro trasforma lo Stadio Olimpico di Roma in una festa enorme

La grande festa di Fabrizio Moro allo Stadio Olimpico ha tenuto fede al suo principio: un traguardo finalmente raggiunto, una consacrazione, il momento da fissare nella storia di questo 2018 iniziato idealmente con la vittoria di Sanremo condivisa con Ermal Meta. E Fabrizio Mobrici in arte Moro, classe 1975, se l’è goduto tutto con la carica di un ragazzino che conosce bene l’importanza di sfondare l’Olimpico nella versione rimodellata con il palco rivolto alla Curva Sud affollata di fan. Lo stadio è lo stadio, in tutti i sensi. Il rispetto per un luogo tanto fondamentale in carriera, Fabrizio Moro ce l’ha. Durante l’intervista in diretta Instagram poco prima del concerto, Moro ha confessato la verità: “Sembro tranquillo. Ci sono tante cose che mettono un po’ di pressione, questo è il posto dove i miei sogni hanno iniziato a prendere forma, ci ho visto i concerti più belli della mia adolescenza”.

Ad aprire la serata con il sole ancora alto è Andrea Febo, seguito subito dopo dagli energici Kutso che hanno persino omaggiato Michael Jackson coinvolgendo i fan nel riscaldamento pre-live. Fabrizio Moro viene intravisto un paio di volte sulla passerella che porta al palco, salgono gli urli, il suo ingresso ufficiale è intorno alle 21.20 ed è un’esplosione di gioia di tutto lo stadio.

Il tema del concerto non poteva che essere l’amore, in varianti e sfumature di colore. Ma anche i correlati, come dire, non sono pochi. Il concerto all’Olimpico è un viaggio intorno all’universo raccontato da Fabrizio Moro sin dai primi anni Duemila, che passa per i successi maggiori, per i brani scritti per altri ma anche per tonfi, porte in faccia, momenti di sconforto e poco lavoro ai quali c’è stato sempre bisogno di reagire: una metafora della vita decisamente calzante.

“Volevo dirvi una cosa molto importante, a nome di tutti noi: grazie, grazie mille. Questa sera non è soltanto la festa di questo progetto, ma di quelli che hanno creduto in questo progetto. Questa situazione l’ho sognata per tanto tempo, sognavo di suonare in mezzo al mio popolo. Adesso possiamo dare il via a questa nostra festa” dice Moro come introduzione ad Alessandra sarà sempre più bella. Il pubblico risponde caloroso e carichissimo, con salti sugli spalti e in platea, cori, applausi a scena aperta. Fabrizio Moro corre sul palco come un forsennato e con un sorriso gigante, gli occhi a volte lucidi sui maxischermi: sembra non riuscire a contenere la felicità, tanto è importante questo palco. Anche nei momenti più seri, Fabrizio Moro sa che sta vivendo un momento fondamentale. Quando annuncia Fermi con le mani, la canzone dedicata a Stefano Cucchi con un breve discorso “Stefano è stato violentato e poi lasciato solo a morire da uno Stato che spesso si dimentica dei suoi stessi figli” e la voce gli vibra. È il Moro più rabbioso e ruvido, anche più impegnato, che i fan accolgono in un applauso infinito a sottolineare le sue parole accorate. È un percorso a tappe attraverso la sua vita e la sua carriera, che passa dai tempi duri dei primi anni Dieci dei Duemila quando nessuno lo voleva. E Sono solo parole, regalata a Noemi, compì il miracolo di dare la svolta positiva alla sua carriera di autore.

A condividerlo con lui alcuni ospiti già annunciati: il primo a salire è Ultimo per una doppietta di pezzi in duetto con il padrone di casa, introdotta da un discorso affettuoso di Moro dedicato a San Basilio e Setteville “dove ho disegnato i ricordi più belli” dice, mentre dal pubblico amici vari lo salutano e lui ricambia affettuoso. Ultimo entra in scena a metà di L’eternita (il mio quartiere), tra le urla del pubblico, si avverte una fratellanza tra i due, un legame quasi da congiunti, un affetto sincero. Fabrizio scherza ridendo mentre dimentica il testo di Melodia di giugno, corretto dal giovane Ultimo con un sorriso. Il set con Fiorella Mannoia, strategicamente nella parte acustica del concerto, fa emergere l’anima più morbida e autorale di Moro su I pensieri di Zo e Acqua, in un duetto delicato ma persistente, con lo stadio che risponde cantando in coro “Quanto sei bella Fiorella”. L’ultimo degli ospiti arriva dopo le 23, dopo Pensa cantata interamente dal pubblico, che applaude le foto che scorrono sui maxischermi.

Con l’ingresso dell’attesissimo Ermal Meta, l’Olimpico sembra infiammarsi definitivamente. Un solo brano, Non mi avete fatto niente, impreziosito da una commovente coreografia di cuori di carta in platea. I due vincitori di Sanremo si separano sul palco ma terminano abbracciati sulla passerella. C’è tempo per qualche altro pezzo in solitaria, con la Curva che avvolge Fabrizio Moro in un abbraccio virtuale e fortissimo. Forse questo concerto diventerà un disco giustamente celebrativo, forse no, il futuro è tutto da scrivere e c’è il tour estivo da affrontare, prima di tutto. Ma Roma è Roma, vincere l’Olimpico è un punto decisivo. Fabrizio Moro ha dimostrato di esserselo meritato con la dura gavetta e tante musate, come si dice nella Capitale. E nessuno glielo può togliere.

Scaletta Fabrizio Moro Roma 2018, tutte le canzoni

Tutto quello che volevi
Soluzioni
Tu
È solo amore
Alessandra sarà sempre più bella
ll peggio è passato
La complicità
Fermi con le mani
L’essenza
L’eternità (il mio quartiere) – special guest Ultimo
Melodia di giugno – special guest Ultimo
Sono anni che ti aspetto
L’inizio
Ognuno ha quel che si merita
Sono solo parole
Giocattoli
Da una sola parte
L’indiano
Intanto
I pensieri di Zo – special guest Fiorella Mannoia
Acqua – special guest Fiorella Mannoia
Eppure mi hai cambiato la vita
Sangue nelle vene
21 anni
Babbo Natale esiste
Pensa
Non mi avete fatto niente – special guest Ermal Meta
Portami via
Parole rumori e giorni
Un’altra vita
Libero
Sono come sono
Pace

Fabrizio Moro Roma 2018 foto concerto 16 giugno

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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