Onstage
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Il racconto del concerto dei Foo Fighters a Firenze Rocks

I Foo Fighters si meritano ogni singolo grammo che compone il loro monumentale peso specifico all’interno della storia del rock. Si meritano il successo che hanno per due motivi principalmente: l’essere la cosa più lontana possibile dall’immagine di rockstar stereotipata, e dare il cuore quando salgono sul palco.

Per quanto io stesso cerchi ogni dannata volta di individuare dei punti deboli effettivi alle loro performance dal vivo, finisco come sempre per mandarmi a quel paese da solo: sì, certo, Dave Grohl aveva meno voce del solito. Si è dosato, ha urlato solo quando doveva, è cresciuto col passare dei minuti per reggere bene fino al termine della performance. La scaletta da tempo è bene o male sempre quella. Qualche pezzo nuovo di Concrete and Gold e i classici irrinunciabili. Stop. Coda dei singoli pezzi tirate a lungo, jam improvvisate, venti minuti dedicati alle cover.

Tutti potenziali difetti che potrebbero minare la credibilità di un qualsiasi show di un qualsiasi gruppo di spicco nel mondo del rock internazionale. I Foo Fighters invece alla fine ti fottono. Perché c’è poco da fare: il rock lo hanno davvero nel sangue. E lo dimostrano non solo quando sono sul palco. Quando Dave Grohl saluta nel backstage tutti quelli che lo avvicinano, o parla con Marco Materazzi (date un’occhiata qui) e vari amici. O quando ancora corre da un lato all’altro del palco (quanto avrà sofferto per la mancanza della pedana che lo porta in mezzo ai fan?). Quando rimane estasiato ad ascoltare i cori di 65mila persone (che gran pubblico stasera!) che sono accorse per la sua band alla Visarno Arena.

Non c’è davvero niente di pre-costruito nello spettacolo dei Foos. Ovviamente le introduzioni ai pezzi sono sempre quelle, ma è lo spirito con cui si affronta il palco a fare la differenza. Così come la voglia di far uscire le persone che pagano per vederti col sorriso sulle labbra. Di far sembrare un concerto davanti a 65mila persone come se fosse una serata in sala prove, di far sentire anche l’ultimo spettatore in fondo alla location importante e coinvolto in un rituale che non ha alcun eguale al mondo: la gioia di divertirsi, saltare, pogare e cantare grandi canzoni rock. Sotto un diluvio di watt, di chitarre distorte, di bassi martellanti e di una batteria sconquassante.

Due ore e mezza abbondanti di emozioni, impreziosite da uno di quegli avvenimenti che rimarranno nella storia del rock del nostro paese. In America e sui grandi palchi dei festival internazionali capitano spesso queste cose. Ma alzi la mano chi avrebbe mai pensato di vedere Axl Rose, Slash e Duff McKagan unirsi ai Foo Fighters in una mostruosa versione di It’s So Easy. Qualcosa che fa letteralmente impazzire ogni persona presente alla Visarno Arena. Roba che anche le forze dell’ordine sono andate a vedere cosa stesse succedendo in quel momento sul palco tanto forte è stato il boato che ha accolto questo magnifico imprevisto.

Una notte da ricordare senza alcun dubbio, che conferma la solidità dei Foo Fighters quale elemento fondamentale nello scacchiere musicale contemporaneo. Vera àncora di salvezza contro i trend momentanei, contro l’autotune e gli spettacoli in cui c’è più contorno scenografico che musica. Impossibile da criticare per davvero, necessari per sentirsi ancora fieri di sostenere un genere musicale che potrà anche essere da dinosauri. Ma che non ha alcuna intenzione di estinguersi. Almeno per un altro ventennio. Ovvero fino a quando Dave Grohl non avrà quasi 70 anni…

Foo Fighters Firenze Rocks 2018, la scaletta del concerto

Run
All My Life
Learn to Fly
The Pretender
The Sky Is a Neighborhood
Rope
Drum Solo
Sunday Rain
My Hero
These Days
Walk

Cover: Imagine / Jump / Blitzkrieg Bop
Under Pressure (Queen cover cantata da Taylor Hawkins)
It’s So Easy (Guns N’ Roses, con Axl Rose, Slash e Duff McKagan)
Monkey Wrench
Wheels
Breakout
Dirty Water
Best of You
Times Like These
This Is a Call
Everlong

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Jacopo Casati

Foto di Elena Di Vincenzo, Francesco Prandoni

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