Onstage

Francesca Michielin, il racconto del suo #TourSopraLaTechno

«Cantate, ballate, divertitevi». Questo l’invito con cui Francesca Michielin apre il concerto, la seconda data del suo #TourSopraLaTechno. Il Mascara di Mantova diventa, per una notte, teatro dei sogni di Francesca, sogni che, nell’immediato presente, hanno la forma di un DJ set interamente suonato.

Il set si apre sulle note di Io non abito al mare, una delle hit di 2640, ed è la scusa per cominciare a cantare di tutte quelle cose che Francesca ha da dire “sopra la techno”. Il brano è anche il primo impatto per il pubblico con il suo nuovo progetto, che, come lei stessa ci ha raccontato, è difficile persino da spiegare: tutto consiste in un piccolo set elettronico fatto da mixer, pad, tastiera e basso, con Francesca che fa la spola da uno strumento all’altro. E sta tutta qui l’essenza di questa nuova avventura intrapresa, nel tentare, anche grazie al lavoro di Bruno Belissimo, di presentare una parte di sé non ancora emersa nel corso degli anni. Roba da smanettoni, direte voi. Sì, rispondiamo, perché per tutta la durata del live, la Michielin, ha quell’espressione di soddisfazione tipica di chi sta mettendo il cuore in quello che fa. Qui viene meno il concetto di passività, spesso attribuito ai DJ set da chi non ne è particolarmente attratto, non un mero “mettere i dischi”, ma un “prendo il basso, suono il giro, poso il basso, corro alla tastiera, intanto canto, aggiungo l’effetto, riprendo il basso”; questo giusto per provare a raccontare il lavoro che si cela dietro ad uno spettacolo del genere.

La setlist, poi, è composta da pezzi oggettivamente riconosciuti come hit: da Bolivia, a Lontano, passando per la fortunatissima Nessun grado di separazione, che le è valsa il secondo posto a Sanremo 2016. È vero però che alcuni brani si prestano meglio di altri a questo tipo di rilettura, vedi Vulcano – che, probabilmente, spaccherebbe in qualsiasi versione -, ma anche brani meno noti ai più come Lava e Tapioca trovano la loro naturale espressione in un contesto del genere. A far da sfondo, un led con dei visual molto minimal, molto techno, da lei descritti, nel corso della nostra chiacchierata, come «la mia storia in technicolor».

Il pubblico apprezza, dal primo all’ultimo secondo, quello che avviene su quel palchetto che rende la distanza tra fan e artista davvero minima – o minimal, per restare in tema – e risponde ballando e cantando. A scaldare ancor di più l’atmosfera ci pensa Monster, cover di Kanye West che Francesca ama riproporre durante i suoi live, con l’aggiunta di una strofa tutta in italiano, della quale vi proponiamo un estratto:

Mangiare tutto il mondo e vomitare la sporcizia. Puoi lottare, puoi andare a sbattere la testa contro il muro, piangere e poi urlare vaffanculo. Ma tu sei un uomo, ricordati di respirare: sei qui per vivere, non per accontentare.

In Sudamerica la chiamano garra, noi grinta, ma entrambi i termini ci riportano a quel concetto che tanto fieramente Francesca Michielin rievoca in Femme: “sciogli i capelli e combatti”. La forza dell’ultimo brano, scritto a quattro mani con Calcutta e remixato da Bruno Belissimo, arriva verso la chiusura del set e ne suggella l’efficacia. A chiudere la serata è Tropicale, che poco si adatta al clima che avremmo dovuto affrontare una volta usciti dal club, ma che per un attimo ci fa dimenticare il freddo e ci riporta a domandarci: “un fiore delle fragole che cosa fa di notte?”

In tutta onestà, non lo sappiamo. Il fascino di questo #TourSopraLaTechno sta proprio in una proposta del tutto inaspettata di Francesca Michielin, nessuno, in principio, sapeva cosa aspettarsi esattamente: non è un concerto, non è un DJ set. Si rischia di far la fine di Balto, che “sa solo quello che non è”. Il #TourSopraLaTechno è un concerto, è un DJ set, è un’esperienza alla quale, in Italia, non siamo ancora abituati. Un inno alla versatilità, alla capacità di rinnovarsi, anche a costo di perdere qualche certezza. Francesca Michielin ha abbandonato la sua comfort zone, o almeno quella dentro la quale tutti volevano collocarla; adesso, se ne sta, pian piano, costruendo un’altra, dentro la quale si canta, si suona e si balla.

La scaletta
Io non abito al mare
Bolivia
Lontano
Nessun grado di separazione
Noleggiami ancora un film
Vulcano
Comunicare
Lava
Femme
Monster
L’amore esiste
Tapioca
Tropicale

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