Onstage
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Gemitaiz a Milano, una festa in prima classe

Un microfono, un dj set guidato da Mixer T e pochi visual, talmente minimal che servono probabilmente solo per fare un po’ di luce. Non serve null’altro a Gemitaiz per far esplodere l’Alcatraz, durante la prima delle due date milanesi (bisserà il 29 novembre), decisamente sold out.

Un sold out di quelli veri, tanto che di pass al collo degli addetti ai lavori se ne vedono pochissimi. Il rapper romano ci tiene che i suoi live siano pieni di gente appassionata, di pubblico in visibilio, di gente che canti. E un club così stipato, ma soprattutto così vivo e partecipe, non si vede tutti i giorni.

Il Paradise Lost Club Tour arriva, del resto, dopo il successo di un album come Davide, certificato platino. Ma Gemitaiz – va detto – va un po’ per la sua strada, fregandosene bellamente dei dettami della discografia e dell’industria live. A sorpresa ha sfoderato l’inedito Rollin’ (che apre proprio la setlist del concerto), anticipando l’uscita del mixtape QVC8. Tutto questo, nell’epoca in cui i suoi colleghi si vantano di essersi finalmente lasciati alle spalle i mixtape e di poter finalmente riempire i palazzetti. Gemitaiz “sta con i suoi”, poco gli importa di tutto quello che gli ruota intorno anche se da buon osservatore critica e castiga. Semplicemente, di mettersi sullo stesso livello in cui si trova tutto il resto non gli interessa proprio nulla. Sta già da un’altra parte.

Il live milanese lo dimostra in tutta la sua brutale onestà. La scaletta è abbastanza pregna dei brani dell’ultimo album, ma c’è anche qualche chicca per i buongustai, da Bene (del 2015) a Gigante, celebre featuring con Caneda del suo repertorio.

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Le parentesi con gli ospiti sono poi da incorniciare. Con Priestess il rapper intona Alaska e non potevano di certo mancare i “fratelli” Boss Doms e Achille Lauro che – dopo qualche brano (tra cui Purple Rain) – fanno letteralmente impazzire il club sulle note di Thoiry Remix, in occasione del quale sul palco arriva anche quel geniaccio di Quentin 40.

La folla è già in visibilio, perché più che un live il concerto di Gemitaiz si sta trasformando in una festa in prima classe, di qualità altissima per le presenze, lo stile e il talento dei suoi protagonisti. Ma nulla poteva prevedere un livello – se possibile – ancora superiore. Eppure, poco prima della fine del concerto arriva MadMan, e lo dice lo stesso Gem ai presenti di esserne più che mai grati («Per quanti di voi questo è il primo live? – chiede rivolto alle folle – Beh, pensate che culo. Vi siete beccati Gemitaiz e MadMan insieme, mica male»). La parentesi tra i due è lunga e su Veleno per poco non viene giù l’Alactraz, tanto che i due amici si permettono anche un po’ di prendere in giro il loro pubblico («Me ne vado? – dice MadMan – Tanto abito qua dietro»). La chiusura è affidata al microfono finalmente fermo e una più lenta Buonanotte. Prima di rientrare sul palco per l’ultimo saluto e l’ultima canzone, Gemitaiz infila anche un’irrinunciabile frecciatina: «Vabbè, ne faccio un’altra, ma fate un po’ di luce. Va bene il cellulare, una canna, persino una foto di Salvini che brucia».

A fronte della sua vena e della sua penna fortemente polemica, Gemitaiz apparecchia uno show che pone l’accento – in tutto e per tutto – sulla sua musica. Non perde mai occasione di ringraziare i suoi producer, i suoi amici (anche gli assenti) – da Fabri Fibra a Coez – e soprattutto chiede al suo pubblico di fare casino.

«Lo sapete che noi siamo di Roma, vè? – chiede a inizio concerto – Immaginate che casino che abbiamo fatto lì. Vediamo che siete in grado di fare qua a Milano». Il rapper, però, deve ricredersi subito. Non solo perché il live sembra uno show corale, con Gem e i suoi fan che si passano le barre con una naturalezza fenomenale che molti colleghi dovrebbero invidiargli, ma anche e soprattutto perché il pubblico non si spaventa neanche davanti all’ennesimo ‘scoppio’ di spray al peperoncino («Madonna, se te trovamo che te famo» dice Gem coprendosi il volto, mentre la massa urla un corale «Scemo»).

Il vuoto creato dal botto si ricompone e MadMan esclama: «Ma che cazzo c’avete la corazza?». Già, così pare. Il pubblico è affamato, non sviene, non va a casa. Partecipa al live come raramente accade e la cosa assurda è che non è che sia una cosa semplice. Perché Gemitaiz, nel suo, è un numero uno. Non è di quelli da canzonetta o da svolta pop. È un maestro dalla tecnica mostruosa, che non le manda certo a dire. «Siamo fuori dove puoi trovare solo iene, fuoriclasse, fuori rotta, siamo fuoriserie» canta in Fuori, rimarcando la ‘poetica’ del noi contro loro, a lui tanto cara e che sul palco prende finalmente vita.

«Per noi – dice infatti a fine live mettendo per l’ennesima volta da parte il proprio Io – non è mai scontato trovare un locale pieno di gente, tantomeno due volte. Sì, perché ci siamo anche domani. Magari qualcuno di voi viene. Comunque l’ho detto anche a Roma. Mi capita a volte di vedere le prime file, ma so che vi divertite anche voi che state dietro. È bello vedere che siete giovani e avete 14 anni, vicino a voi ce ne sta uno di trenta e state tutti insieme. Questa è la figata più grande, ve l’assicuro». Una modestia che da Gemitaiz ti aspetti, ma che stona anche un po’. Perché il live di Gem è – senza alcun dubbio – quello di un numero 1.

Le foto del concerto

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Grazia Cicciotti

Foto di Elena Di Vincenzo

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