Onstage
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Il personalissimo viaggio di George Ezra ha fatto tappa a Milano

A chiusura dell’ottobre più caldo di cui io abbia memoria, ieri sera a Milano sono arrivati i fratelli Barnett. Una nuova band hair metal? Un duo contemporary jazz? L’ennesima boy band? Niente di tutto ciò, mi riferisco a George Ezra Barnett, che ieri ha fatto tappa al Fabrique di Milano assieme a suo fratello minore Ethan, scelto come opening act del tour a supporto del suo secondo album Staying at Tamara’s. Altresì noto come Ten Tonnes, a dirla tutta il minore dei fratelli Barnett è molto più “arrabbiato” di George ma, nonostante si percepisca una certa inesperienza, il suo indie rock ha un buon impatto sulla platea.

Poco dopo le 21 la venue è ormai stracolma. Molti dei ragazzi presenti sono inglesi. George Ezra fa il suo ingresso in scena sulle note de La donna è mobile di Giuseppe Verdi: un attimo dopo la comparsa della sua band, ecco George correre al centro del palco per intonare Don’t Matter Now, apripista della serata. Il suo incredibile timbro vocale spicca anche nel boato del pubblico, che sembra particolarmente felice di riascoltare dal vivo il giovane cantautore originario dell’Hertfordshire.

Dopo aver salutato i presenti con un ironico “Ciao Milano, mi chiamo George Ezra e stasera vi suonerò delle canzoni”, George racconta del viaggio che ha ispirato la stesura del suo ultimo disco, Staying at Tamara’s, uscito nel marzo scorso. Come accadde per il disco di debutto Wanted On Voyage, è ancora una volta questo il tema che segnare il percorso musicale del giovane artista, che incanala la sua arte entro binari ben precisi. Il suo treno sembra essere diretto in Spagna: “Ho trascorso un mese intero a Barcellona, ma anziché andare in hotel, mi sono detto ‘perché non andare a dormire nel letto di un estraneo?’ Così sono finito a casa di Tamara…”.

George parla molto tra un brano e l’altro. Nel suo volto non c’è più la timidezza delle prime apparizioni pubbliche, ma un grosso sorriso che trasmette sicurezza e un pizzico di “mestiere”. Pretty Shining People, la traccia d’apertura del nuovo disco, è accolta con grande trasporto del pubblico, che canta a squarciagola l’ultimo ritornello assieme a George.

La componente folk è sempre molto forte nei brani di Ezra, specialmente quello di matrice americana a cui l’artista non ha mai fatto mistero di ispirarsi. Ma non è l’unica. Forti influenze blues pervadono il repertorio, e la band che accompagna il cantautore si presta in modo ottimale ad inglobare i mondi musicali differenti che contaminano le canzoni. Nonostante il total black che potrebbe ingannare, i sei musicisti che accompagnano George riescono ad adattarsi perfettamente alle diverse atmosfere dei pezzi. È specialmente la sezione di fiati, composta da due elementi, che contribuisce a fare la differenza nei pezzi clou. Grazie all’impatto dei loro interventi bandistici, canzoni come Paradise o Blame It On Me acquistano ulteriore spessore negli arrangiamenti dal vivo.

Le ultime tre canzoni del concerto, intervallate dall’uscita di scena pre-encore, sono un autentica flebo di adrenalina, l’ultimo slancio un attimo prima che tutti gli zaini tornino sulle spalle dei legittimi proprietari e ciascuno ricominci il proprio personalissimo “viaggio”. La hit mondiale del 2014 Budapest, che “fu amata per prima in Italia” (come George stesso ricorda al microfono), Cassy O’ e Shotgun danno l’arrivederci al pubblico di Milano. Prossima fermata? Assago, Mediolanum Forum, maggio 2019. Il viaggio continua.

La scaletta del concerto
Don’t Matter Now
Get Away
Barcelona
Pretty Shining People
Listen to the Man
Saviour
Did You Hear the Rain?
Paradise
Song 6
Hold My Girl
Sugarcoat
All My Love
Blame It on Me
Budapest

Cassy O’
Shotgun

Le foto

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Michelangelo Paolino

Foto di Elena Di Vincenzo

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