Onstage

Giorgia canta nel Duomo di Milano, ed è puro incanto

Un evento più unico che raro, dall’incredibile fascino ma soprattutto organizzato per una giusta causa. Il 23 novembre, all’interno del Duomo di Milano, ha infatti avuto luogo un concerto indimenticabile, organizzato dall’associazione senza scopo di lucro Per Milano (presieduta da Anna Maria Tarantola) e prodotto da Vivo Concerti e Tullio Mattone.

L’Evento per Milano – questo il nome dell’appuntamento di venerdì sera – è stata solo la prima di una serie di iniziative che avranno luogo nel prossimo triennio. Il 2018, nello specifico, sarà dedicato al finanziamento di progetti per l’inserimento dei bambini con disabilità. Il tutto incastonato nella splendida cornice della Music Week milanese, che sta imperversando nel capoluogo lombardo, offrendo ai cittadini e agli avventori musica, panel, concerti e eventi sparsi in tutta la città.

Prima di parlare di musica, va precisato che l’evento ha spaziato tra sette note e omaggi letterari, tutti introdotti da un’emozionatissima (comprensibilmente) Anna Maria Tarantola. Non capita tutti i giorni di trovarsi al cospetto della maestosa bellezza del Duomo di Milano, la chiesa più grande d’Italia e la quarta nel mondo per superficie: la sua rigidità e il suo valore sono intimidatori, anche per chi ha il semplice compito di sedersi e assistere a ciò che mostra il palco improvvisato sotto la vetrata in fondo alla navata centrale.

La serata inizia con tante parole e con tantissime declamazioni. Rossella Caggia legge un estratto da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, La Casa del Sarto, contenuto nel XXIV capitolo. Il Monsignor Bressan introduce, in seguito, Gabriele Stella, che offre alla platea una lettura di Se Cristo Domani di Raoul Follerau. Prima di Lucrezia Guidone, chiamata alla lettura di un estratto de L’anima buona di Sezuan di Bertold Brecht, entra L’Orchestra Roma Sinfonietta con la direzione del Maestro Valeriano Chiaravalle, che regala ai presenti una versione del tema del lungometraggio La Strada, scritto da Nino Rota. Il lungometraggio uscì nell’ormai lontano 1954, consacrando Federico Fellini alla notorietà internazionale (nel 1957 la pellicola si aggiudicò anche la statuetta per il Miglior Film Straniero). Prima dell’ingresso di Giorgia, l’eccellente orchestra ha regalato ai presenti anche un estratto di The Mission, colonna sonora dell’omonimo film del 1986 di Roland Joffé, composta, orchestrata e prodotta da Ennio Morricone.

I livelli sono altissimi, e non propriamente pop. Per cui, l’ingresso in punta di piedi di Giorgia è comprensibilissimo. L’artista italiana, fresca dell’album Pop Heart uscito il 16 novembre, darà vita al primo vero e proprio concerto pop all’interno della Cattedrale. In conferenza stampa lo aveva anticipato, del resto, di essere pervasa «dall’ansia» e la cantante lo ribadisce subito, anticipando la prima nota.

«Ho paura di parlare, per cui lo farò poco – dichiara quasi sussurrando – siamo qui, del resto, per condividere la musica. Un linguaggio necessario per comunicare e comprendere l’altro».

Giorgia esegue i grandi classici del suo repertorio, scegliendo però oculatamente i più intensi, i più emotivi, i più adatti al contesto. Dal nuovo album pesca solo Le tasche piene di sassi di Jovanotti e Anima di Pino Daniele. Eppure, anche le sue impareggiabili hit, con il nuovo arrangiamento dell’orchestra (e della band internazionale che da sempre accompagna l’artista), assumono una nuova vita all’interno dello spazio sacro del Duomo. Sono più lente, dilatate e, nello stesso tempo, più aperte, permettendo alla voce di Giorgia di ergersi libera contro le cupole, fondendosi con l’eco da lei creato. Non è spettacolo, è magia.

In scaletta non possono mancare E poi, Come saprei, Gocce di Memoria e altri grandissimi successi dell’artista, ma l’impressione è che Giorgia abbia scelto un suo personale fil rouge. Vanità – con questo nuovo sound e con un ritmo meno incalzante – sembra un perfetto J’Accuse contro l’egoismo, così come Parlo con te, tratto dall’album Stonata del 2007.

L’artista chiede scusa e un po’ di sostegno prima di intonare l’Ave Maria di Schubert, unico innesto della serata all’interno della propria produzione: una sfida non indifferente, alla quale Giorgia si è prestata con umiltà, senza snaturare se stessa.

Del resto, snaturare una voce così potente e così inconfondibile è ormai impossibile. Nell’ombra dell’oscurità della cattedrale e tra il silenzio che correva imperativo tra le panche delle navate, si percepiva chiaramente l’emozione dei presenti, i brividi lungo le schiene, la pelle d’oca. Non si dimentica un concerto così: Giorgia canta, ed è puro incanto.

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