Onstage
Giorgia Roma 2018 foto scaletta concerto 2 marzo

Giorgia dal vivo, uno spettacolo ambizioso per una voce incredibile

S’è presa il suo rischio, Giorgia. E ha giocato bene, a scanso di malizie. Con l’Oro Nero Live al Palalottomatica di Roma, nella prima delle due serate di fila nella sua città e inizio del lungo tour, la cantante romana ha mostrato di aver comunque fatto centro con la scelta di un assetto di palco difficile e scenografico. Palco 360 al centro, sul parquet del palazzetto, così da far riempire tutti gli spalti ai suoi fan. Una scelta democratica resa ancora più evidente dall’ingresso da grande diva, da una delle porte laterali, con tanto di folla che si accalca a riprenderla. Giorgia è la diva nostrana, un misto tra Adele & Beyoncé: grandi ballad intense ma anche tanta voglia di funk, blues e soul, i pilastri su cui si è formata.

“Ciao Roma bella.. molte grazie per essere qui a festeggiare questo anno e mezzo di Oro Mero che quasi non se ne può più” scherza dopo la prima tripletta di pezzi dove presenta la sua band: Gianluca, Giorgio, Minus alla batteria, Claudio e Sonny, un ensemble come si deve per tenere testa alla voce incredibile di Giorgia che non ha bisogno di presentazioni dopo più di vent’anni di carriera e valanghe di singoli che ne hanno cementato il successo (e l’intoccabilità). A vederla sull’enorme palco, elegante in nero ma con una sbarazzina giacca smoking di paillettes e le scarpe da ginnastica (addio tacchi vertiginosi, qui la vertigine la danno le altezze raggiunte dalle sue corde vocali), ci si chiede per l’ennesima volta da dove tiri fuori la voce da Settimana Enigmistica, che vanta innumerevoli tentativi di imitazione mai raggiunti da nessuno. Giorgia ha avuto la capacità e anche la fortuna di esordire quando le voci così possenti non erano di moda, aprendo suo malgrado una strada dove è ancora la principale dominante. Perché con il tempo non c’è stata nessuna in grado di avere una tale padronanza dello “strumento del corpo”, come lo definisce lei stessa. Forse Elisa, ma con un timbro e un approccio completamente diversi. “Ho messo dei pezzi in questo concerto che sono fatti apposta per cantare insieme” rassicura Giorgia, e i cori ci sono naturalmente. Ma è ascoltare lei la vera magia, nonostante la solita acustica del Palalottomatica che impasta malamente il suo timbro. Gli applausi scrosciano quando Giorgia, padronissima del pubblico ma sopratutto del mezzo che la natura le ha donato e lei ha saputo valorizzare, regala i suoi potenti gorgheggi ragionati, stira le note, scende nel profondo della sua espressività.

Lo show, va da sé, c’è. L’ambizione è internazionale e si vede: palco, luci, visual, la continua interazione con gli elementi che fanno lo spettacolo. Video animazioni che ingannano le pause forzate dei cambi palco, effetti a cascata, coriandoli bianchi a simulare la neve. La voglia di uscire dal seminato è palese, splendidi i tamburi degli Psychodrummers in stile Stomp che fanno il giro della pista prima di salire sul palco e lanciarsi a suonare Vivi davvero, dove ci scappa un omaggio velato a Prince, o con la brass band che accompagna Tu mi porti su, l’anima più sbarazzina di Giorgia. Meno riusciti i raccordi sui cambi d’abito: ci pensa la sua band a ingannare il tempo con Hey Joe di Hendrix, American Woman dei Guess Who e Are You Gonna Go My Way di Lenny Kravitz mentre Giorgia è in camerino. Per quanto spiazzante nell’economia del concerto, è la dimostrazione di quanto i bravi musicisti li consideriamo sempre troppo poco.

Giorgia si apre poco dopo metà show, svelando il motivo di un po’ di rigidità: “queste so’ le secce”, spiega in romano spinto, raccontando le sfortune da debutto tra porte bloccate, giacche che si rompono e problemi tecnici che hanno subissato la serata di questo primo live. E di fronte a questa ammissione è come se il concerto diventasse più genuino e senza barriere.I suoi pezzi più celebri scorrono in sequenza casuale, la scaletta è un mix estremo delle varie anime di Giorgia: brani più recenti mischiati a classici come Gocce di memoria (in una versione tendente al reggae che però non le rende giustizia), ritmi più sostenuti alternati a lenti intensi. Il medley rilassato tra Come saprei e una strepitosa E poi, modulata in stile valzer, sembra riportare Giorgia ai tempi lontanissimi dei club. “Sono 23 anni di vita insieme” dice introducendole, e si sente. La standing ovation è meritatissima, spontanea e affettuosa, Giorgia si scioglie in un sorriso fenomenale che la illumina tutta. Standing che si ripete con Di sole e d’azzurro, canzone scritta da Zucchero proprio per lei, apoteosi interpretativa della cantante che apre tutto in eccellente potenza espressiva, inarrivabile da tutti se non da sé stessa.

Una lunga pausa prima del bis e dell’ennesimo problema tecnico (il mixer stavolta) preso con ironia dalla cantante: Giorgia torna sul palco con un abito aggressivo, da gran finale, presenta la sua band e fa persino un omaggio alle canzoni di 20 anni fa, che spiazza tutti: in rapida sequenza sfilano Britney Spears, Whitney Houston (alla quale si è sempre ispirata), gli Aerosmith con I Don’t Want To Miss A Thing, My Heart Will Go On di Celine Dion. E Onde di Alex Baroni, uscita proprio nel 1998, che le vale la terza standing ovation commossa del pubblico, e Giorgia stessa sembra profondamente toccata dal momento. Il primo concerto-celebrazione del tour che l’ha ufficialmente consacrata è arrivato in fondo con grande maestria, nonostante un inizio complesso e qualche raccordo da aggiustare. Lo spettacolo c’è stato, ma la certezza incrollabile è la voce di Giorgia: gigantesca, ricchissima, duttile e non perde mai colpi. Specialmente dal vivo.

Scaletta Giorgia Roma 2018, tutte le canzoni

Oronero
Il mio giorno migliore
È l’amore che conta
Chiamami tu
Mutevole
Vivi davvero
(con Psychodrummers)
Scelgo ancora te
Medley band: Hey Joe (Hendrix), American Woman (Guess Who), Are You Gonna Go My Way (Lenny Kravitz)
Quando una stella muore
Non mi ami
Gocce di memoria
Regina di notte
(con ballerini)
Medley: Come saprei/ E poi / Per fare a meno di te / Eternità
Tu mi porti su (con brass band)
Di sole e d’azzurro
Marzo
Io fra tanti
Come neve

Per non pensarti
Medley canzoni 1998: Baby One More Time (Britney Spears)/ My Love Is You Love (Whitney Houston)/I Don’t Want To Miss A Thing (Aerosmith)/ My Heart Will Go On (Celine Dion)/ Onde (Alex Baroni)
Credo

Giorgia Roma 2018, le foto del concerto

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Foto di Roberto Panucci

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