Onstage

Gorillaz, quanta energia e quanto amore per Sziget!

«Non so in che lingua parlarvi. So solo che questo è l’esempio perfetto di come dovrebbe essere un Festival europeo». Con queste parole, poco dopo l’inizio del live, Damon Albarn ha salutato la folla raccolta davanti al Main Stage. Siamo al secondo giorno di Sziget e, tra il caldo e la sabbia dell’arena, la gente aspetta impaziente proprio il live dei Gorillaz, gli artisti di punta della giornata, che salgono sul palco puntualissimi, alle 21.20 come da programma.

Va detto, comunque, che qui sull'”isola della libertà”, come amano definirla, annoiarsi è impossibile. Sul Main Stage, prima dei Gorillaz, si sono alternati Oscar and the Wolf e Bonobo, ma è il Mastercard Stage a riservare le vere chicche della giornata con due live da incorniciare. Prima gli Unknown Mortal Orchestra hanno riempito il tendone con chitarre e irriverenza, dimostrando tutto il proprio valore. Poi il concerto veramente indimenticabile dei Cigarettes After Sex, letteralmente osannati dal pubblico presente, che a stento riusciva a trovare spazio, accalcandosi fino al limite dell’enorme capannone allestito per le band un po’ più di nicchia. Eppure, i Cigarettes After Sex – forse più di Bonobo – avrebbero meritato il palco principale, quantomeno a giudicare dalle presenze e dall’entusiasmo generato dalla loro esibizione minimal e fumosa, ma artisticamente perfetta.

I Gorillaz sono la ciliegina sulla torta di una giornata – dunque – al limite del surreale per la quantità di buona musica che è stato possibile ascoltare in pochissime ore. E Damon Albarn e i suoi compari sembrano esserne felicemente consapevoli, oltre che realmente entusiasti di far parte di questa grandissima giostra musicale che è Sziget. Arrivano carichi, pieni di energia e di orgoglio, come bambini invitati alla festa più importante dell’anno. La prima osservazione necessaria è di fatto un po’ campanilista: gli artisti europei sembrano essere più consci del valore di questo straordinario Festival e danno l’idea di aderire totalmente alla sua follia e alla sua grande importanza, soprattutto considerando la caratura di eventi simili oltreoceano. Non è una tappa come un’altra, una setlist da sciorinare in fretta e furia prima di volare verso altre mete: è il simbolo di un’Europa che sta provando a mettersi musicalmente al passo di mostri sacri. Insomma, anche nel vecchio continente – su un’isoletta ungherese – si può fare casino e buona musica. Chi più dei “fratelli” europei dovrebbe apprezzare l’enorme sforzo organizzativo e l’iniziativa?

I Gorillaz sembrano grondare questo apprezzamento in ogni singola nota. Damon Albarn lo ripete spesso, fino a dichiararlo senza mezzi termini. «I’m feeling good» esclama a un certo punto sorridendo verso il pubblico. Non che fosse necessario specificarlo: i Gorillaz sono perfetti per location simili, portano sul palco ottima musica, groove e ritmo arricchiti con visual dalle tempistiche perfette (alla fine di ogni brano le luci si spengono per far apparire sugli schermi il nome della band, come una storia raccontata seguendo il flusso di vari capitoli).

Con Albarn e soci sul palco si alternano i De La Soul, Peven Everett (che canta Strobelite e Stylo), Bootie Brown e Jamie Principle. Non è un semplice concerto, ma un vero e proprio show senza sbavature artistiche. La qualità è, inutile a dirlo, altissima, ma a far tremare le folle è l’incontenibile energia di questo live. Mentre artisti e musicisti si passano i microfoni e cambiano gli strumenti, Damon balla sul palco e invita la gente a fare altrettanto, a godersi lo show, a tenere il tempo e il ritmo. Da scaletta, i Gorrilaz eseguono ben 24 brani (4 nell’encore): alcuni sono appena accennati, ma a concerto finito l’impressione è quella di aver assistito a un live ricchissimo, pieno di sfumature e di colori, ma soprattutto ricco di stati d’animo positivi e di splendida e placida serenità. In altri contesti, probabilmente verrebbe da dire che Damon e i suoi compagni erano “presi bene”: un concetto che rende l’idea, perché la leggerezza o la tanto agognata joie de vivre in contesti come questi forse non sono rigorosamente necessarie, ma trasformano un semplice live in un’esperienza condivisa.

Probabilmente non è facile immaginarlo senza viverlo, senza essere stipati tra migliaia di persone semplicemente felici, che rispondono ai sorrisi di Damon raccogliendo la sua energia e restituendogliela. A fine concerto, Albarn si inchina, presenta la band e sembra quasi non voler andare via. «Ci vediamo in futuro sicuramente da qualche parte» saluta poi ridendo, come se fosse un augurio e una promessa personale e non un ritrovo di infinite persone arrivate da ogni parte del mondo. Eppure, un po’ gli si dà ragione: questo live è stato talmente bello, che sì, Damon, sicuramente prima o poi ci si rivede.

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Grazia Cicciotti

Foto di Rockstar Photographers

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