Onstage

Home Festival 2018, Incubus e Prodigy sconfiggono il temporale

Di acqua ieri sera, durante la seconda giornata ufficiale di Home Festival 2018, se n’è presa tanta. Ma penso che tutte le persone presenti venerdì 31 agosto nella “casa” di Treviso firmerebbero per poter assistere nuovamente a un evento del genere.

Perché sul main stage sono saliti gli Incubus e dopo ancora i Prodigy, per una serata dal sapore anni ’90 pressoché perfetta, conclusasi con l’energico concerto dei Prozac+, a vent’anni di distanza da quella Acida che ancora oggi non è difficile scovare e assaporare in alcune serie tv nostrane.

Band con un curriculum del genere non hanno bisogno di troppe presentazioni, perché sono già sui libri. Fanno già parte infatti della storia della musica ed è difficile, se non impossibile, aggiungere altro. Bisogna mettere da parte il proprio ego perché la storia non la cambi, non la puoi modificare, e soprattutto un concerto giusto o sbagliato che sia, durante una rassegna, non potrà mai spostare di una virgola la carriera di gruppi di questo calibro. Tuttavia il momento lo si può e, a maggior ragione, lo si deve raccontare attraverso gli occhi e l’emozioni provate dalla gente che era lì e che ha vissuto quel preciso momento con te. 
E ieri la gente si è divertita. Eccome se si è divertita. Se in un primo momento la pioggia ha tentato di rovinare la festa, spingendo l’inconscio dei più timidi a cercare riparo sotto qualsiasi tendone, le prime note suonate dagli Incubus hanno tolto i freni inibitori a grandi e piccoli che se ne sono bellamente fregati del diluvio, che ha caratterizzato l’intero set dei californiani, e hanno iniziato a cantare, ballare e associare determinate canzoni a precisi istanti della propria vita.

Questa sensazione di leggerezza è durata anche per tutto il concerto dei Prodigy. Con la pioggia che, come nei videogiochi, si è messa in pausa, almeno per due ore, per lasciare spazio al trio britannico e per far riempire di gente tutta l’area. Staccare la testa è il miglior antidoto possibile per allontanarsi momentaneamente da quest’epoca folle e barbara che stiamo vivendo. Una sorta di zona franca necessaria per respirare. I Prodigy, senza troppi giri di parole, hanno spaccato tutto. Non saranno al passo con le mode e le tendenze degli ultimi anni, ma poco importa. Anzi, non deve proprio importare. La musica deve saper guardare oltre i confini delle tendenze. Deve avere una propria identità, e quella dei Prodigy si è sentita tutta: dall’inizio alla fine. Sentirli suonare dal vivo è stato un toccasana. Tanto basta per dirgli grazie.

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Stefano Mazzone

Foto di Home Festival

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