Onstage

Iggy Pop in concerto è la prova vivente che il rock non invecchia mai

Bari, Piazza della Prefettura, 10 giugno 2017. Nonostante le misure di sicurezza non si ferma il fiume poetico del rock: l’umanità più varia si è raccolta al Medimex di Bari per il concerto di Iggy Pop. Nei minuti di attesa prima il concerto, fioriscono i racconti di che è dietro le transenne: c’è chi aspetta dalle 10 del mattino o dalle quattro del pomeriggio, gente dalle Marche e dall’Emilia Romagna che ha snobbato i vicini Guns N’Roses per scendere in Puglia, coppie di fidanzati già senza voce da prima dell’aperitivo, adolescenti timidamente punk e padri premurosi che le assecondano. Ci sono tutti, pronti ad ascoltare la voce ispessita dell’Iguana del rock.

Cosa sia Iggy sul palco per chi lo vede per la prima volta è difficile da spiegare; si può riassumere solo con la dicitura pomposa “performer nato”. Iggy Pop dal vivo è un dio, ha compiuto 70 anni ad aprile ma sembra ne abbia un quinto. Arriva sul palco puntualissimo, naturalmente a torso nudo, e dà inizio allo show. Si gioca subito alcuni pezzi celebri, visto che apre con quella pietra miliare che è I wanna be your dog seguita da Gimme Danger e dalla sua hit rappresentativa, The Passenger, di potenza innata. Il pubblico impazzisce e ripete ossessivamente quel “la la la la la” che ha fatto la storia del rock. Ma siamo solo all’inizio, perché arriva come una scudisciata una lunga, impagabile e con qualche stonatura Lust For Life, con la piazza che si trasforma in un gigantesco ballo e inizia a mietere le prime vittime, per fortuna prontamente soccorse.

Iggy fa il suo mestiere con grandezza e semplicità. Non recita la parte della rockstar, lui lo è. Forse è l’unica rockstar veramente tale, immutabile e genuina dai suoi esordi. Iggy Pop è ancora credibile quando infila il microfono nella cintura dei pantaloni e lecca l’aria, e non sembra un vecchio scemo mentre si fa la doccia con una bottiglietta d’acqua che poi diventa cimelio per il pubblico. È vero, sincero, diretto e non si risparmia mai, nemmeno nei momenti più blues lenti come su Sick Of You, dove si avvinghia all’asta del microfono come un innamorato disperato prima della cruenta cavalcata finale.

Nella parte centrale il concerto non scende di tono: la band che lo accompagna alza il volume, il pubblico ci mette le mani e Iggy ancora più sudore. Su Search And Destroy l’Iguana scende nel sottopalco verso il pubblico impazzito per lui, e sempre più carico la canta praticamente in faccia ai fan. Si chiude con Mass Production ma è un falso allarme: i bis cominciano subito e sono sette in totale, iniziando dalla recentissima Gardenia (singolone tratto dall’ultimo lavoro in studio del 2016 Post Pop Depression), una versione notevolissima di No Fun e di 1969 tra le citate.

I subwoofer sembrano accusare il colpo inferto da Tv Eye. Iggy Pop di certo non è uno che si risparmia e la sua band tantomeno: vedere il batterista che ride mentre la batteria fa vibrare la piazza e il chitarrista accenna un balletto è un piacere, perché fa capire quanto il divertimento sia fondamentale per uno show meraviglioso. Anche Iggy Pop accenna un sorriso sotto la barbetta, mentre il pubblico gli va dietro nel battimani. Un’accoglienza così calorosa deve essere piaciuta parecchio anche a lui, tanto che su Real Wild Child scende nuovamente a toccare i fan, coi buttafuori che devono mantenere il sangue freddo al posto suo.

Gli ultimi due pezzi, Candy e un’infuocatissima Real Cool Time, suggellano un live che evoca dolorosamente tante assenze e perdite. L’Iguana si sdraia a terra, tanto stanco quanto toccato, come i fan, dalla sua stessa potenza: ma il suo live ha avuto la grandezza umile di mostrare cosa significhi suonare davvero il rock’n’roll più sano e vero.

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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