Onstage
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Le molteplici nature di Ihsahn

Un concerto di Ihsahn non è mai quello che ti aspetti. Da una parte, chi vorrebbe ormai vederlo (anzi sentirlo) lontano anni luce dal black metal deve ricredersi, perché le radici del polistrumentista norvegese sono ancora nere come la pece, e il Nostro fa di tutto per non nasconderlo. Dall’altra invece, chi si aspetta un concerto di puro black metal tornerà a casa con qualcosa in più. Un’esperienza che diventa totalizzante nelle sue contraddizioni, che trascende i limiti asfittici di un genere aprendosi su scorci mozzafiato tanto quanto i panorami della terra d’origine di Vegard Sverre Tveitan, di una bellezza ed eleganza spesso difficile da afferrare, come le prime luci di un mattino d’inverno.

Uno spettacolo in cui convivono le duplici anime di Vegard, black metal e progressive, talvolta sporcate dalla sfacciataggine dei sintetizzatori e impreziosite da influenze classiche, in una fascinazione che ormai sta contagiando l’artista da diversi anni.
Ihsahn non è solo bianco o nero. La sua passione per la musica (non solo estrema) è evidente nella propria storia personale, che ben prima della nascita degli Emperor lo vede ancora bambino prendere lezioni di piano e chitarra, portando la sua perizia tecnica in tutti i progetti in cui ha prestato il proprio intelletto, per poi finalmente e definitivamente lavorare su una carriera solista sempre più credibile di release in release.

Il percorso artistico dell’ex chitarra e voce degli Emperor si è sempre basato su una certa coerenza e su altrettanta costanza, ponendosi come spina dorsale della storica band symphonic black metal anche quando i compagni di avventure erano incarcerati (infatti ha composto Anthems to the Welkin at Dusk, capolavoro del 1997, in totale autonomia), per poi trovarsi finalmente senza catene nel suo solo project, passando nel mentre attraverso diverse collaborazioni, incluso il duo con la moglie Heidi Solberg Tveitan, sorella di Einar Solberg, vocalist e tastierista dei Leprous (formazione progressive metal norvegese con cui Ihsahn sembra legato a doppio filo, dato che il suo stesso batterista, Tobias Ørnes Andersen, ha militato nel gruppo per diversi anni).

Uno spettacolo in cui convivono le duplici anime di Vegard, black metal e progressive, talvolta sporcate dalla sfacciataggine dei sintetizzatori e impreziosite da influenze classiche.

Ciononostante, la dimostrazione più evidente che l’incarnazione più nera del metallo faccia tutt’oggi parte del DNA dell’artista risiede nel fatto che gli Emperor sono ancora vivi e sporadicamente attivi, seppur per il momento ibernati.
Ma veniamo al concerto. Ihsahn si presenta sul palco del Santeria Social Club di Milano vestito con camicia e pantaloni neri, una divisa che si addice ben più a un officiante piuttosto che alle borchie e al face painting del black metal. Due chitarre, che si rincorrono con grazia e decisione dalle sei corde in su, una tastiera e una batteria, immerse dapprima in una fittissima nebbia artificiale, e poi visibili solo come silhouette, che si stagliano contro la luce fredda di un sole morente, o del riflesso di un raggio di qualche luna su un lago ghiacciato di Marte.

La scaletta è incentrata ovviamente su Àmr, il più recente lavoro dell’ex Emperor (ne abbiamo parlato qui) e ideale summa armonica dell’intera opera del compositore norreno, ma nel corso della serata si torna indietro fino al 2010, anno di pubblicazione di After, terzo album solista del norvegese. Micidiale l’attacco con la doppietta Lend Me The Eyes Of Millennia e Arcana Imperii, mentre Sámr inizia a far assaporare il lato più progressive e l’ottimo cantato pulito di Ihsahn, che si alterna armonicamente con il suo caratteristico screaming caustico e velenoso.

Il segreto del successo di Ihsahn è la sua credibilità. A differenza di molti colleghi, l’artista è riuscito a rimanere fedele a se stesso, trasformandosi al contempo in qualcosa di completamente diverso.

Nonostante i suoni un po’ impastati, la resa live dei brani più recenti è ottima, così come per gli estratti da Arktis. (2016) uno degli album più saccheggiati nel corso dello show, con la satanica Pressure e le reminiscenze heavy ottantiane di Until I Too Dissolve e Mass Darkness, su cui spicca la duplice natura dell’ossimorica Celestial Violence.

Das Seelenbrechen, il quinto full-length del progetto targato Ihsahn, regala invece le atmosfere horror di Hilber e il feeling trip hop di Pulse, ma il pubblico si accende in particolar modo durante i pezzi più datati, che siano The Paranoid (da Eremita, pubblicato nel 2012) o Frozen Lakes On Mars (contenuta in After). A chiudere il set ci pensano A Grave Inversed e The Grave, due facce della stessa medaglia, due esempi di pura sperimentazione e tecnica.

Il segreto del successo di Ihsahn è la sua credibilità. A differenza di molti colleghi, Vegard è riuscito a rimanere fedele a se stesso trasformandosi al contempo in qualcosa di completamente diverso, facendo i conti con i demoni del black metal e accogliendoli in casa anziché sopprimerli, senza per questo limitare il suo spirito errabondo che l’ha portato a flirtare con una miriade di generi nel corso della sua carriera.

Chiara Borloni

Foto di Pagina Facebook dell'artista

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