Onstage

James Bay a Milano, il racconto del concerto a Unaltrofestival

L’estate in città è sempre qualcosa da cui stare alla larga, un po’ come i broccoli per i bambini. Nei weekend di luglio poi non ne parliamo proprio, trovi in giro solo i piccioni. C’è chi scappa al mare, chi scappa in montagna, e chi, come me, scappa ai concerti.

Fortunatamente la vastissima proposta musicale di questa città non conosce tempi morti e, anche oggi, mi ha portato sotto ad un nuovo palcoscenico, più precisamente al Circolo Magnolia per Unaltrofestival. L’atmosfera è distesa sin dalle prime ore del pomeriggio: fila “educata”, poca polvere e tanti alberi di cui approfittare per sfuggire alla calura.

L’attesa per il concerto di James Bay, headliner della manifestazione, inizia ad alimentare l’isteria delle ragazze presenti già a partire dalle 21.00: durante il sorprendente live sul second stage di Adam Naas, mia personale scoperta del giorno, gran parte del pubblico è già appostato ai piedi del palco principale del festival. Il live del cantautore inglese, nonostante l’insolito orario di programmazione, inizia puntuale come un orologio svizzero. James Bay entra in scena sulle note di Wasted On Each Other poco dopo le 22:30. Vestito interamente di nero, forse per mimetizzarsi con le orde di zanzare presenti nell’aria e non caderne vittima, il cantante tira dritto con Pink Lemonade, primo singolo di quell’Electric Light uscito lo scorso maggio. Il comeback di James Bay, arrivato dopo tanto silenzio, ha fatto molto discutere per la svolta sonora dei nuovi brani. Specialmente Wild Love, il primo singolo, aveva spaventato i fan della prima ora per il sound molto più vicino all’electro-pop che al folk-rock a cui James ci aveva abituati. In realtà, nel suo insieme, il disco non tradisce più di tanto le radici musicali dell’artista, che tuttavia, agli arpeggi malinconici, stavolta preferisce dei riff di chitarra più aggressivi.

“Stasera suoneremo canzoni nuove e qualcuna delle vecchie, canterete forte vero?” sono le prime parole di James rivolte al suo pubblico. La risposta è un boato riecheggiato in tutto l’Idroscalo. If You Ever Want To Be In Love, Wanderlust e Sugar Drunk High gettano benzina sul fuoco.

Il pubblico, a maggioranza femminile, è particolarmente caldo: redivive hippie sfoggiano corone di fiori sulla testa, mentre bevono birra e urlano a squarciagola proposte di matrimonio al proprio beniamino. La crescita anagrafica e musicale di James Bay corrisponde ad una maggiore padronanza del palcoscenico, che domina con grande sicurezza e disinvoltura. Ben 6 musicisti accompagnano il cantautore dal vivo, tra cui due coriste niente male. Su Scars e Slide proprio queste ultime scatenano tutta la loro potenza di fuoco, grazie ad arrangiamenti vocali tendenti al gospel che emanano incredibili vibrazioni soul.

“Siete così belli, credetemi… l’Italia è uno dei miei posti preferiti dove suonare” confessa ad un certo punto. “La solita menata che dicono tutti” verrebbe da pensare, o forse no. In effetti, il suo manager oggi pomeriggio mi aveva detto la stessa cosa parlando dei concerti italiani: bella gente, buon clima e cibo fantastico. Tutto perfetto insomma, peccato solo per i “mosquitos”.

Tra un pezzo e l’altro c’è anche tempo per un cambio d’abito: la camicetta nera diventa una T-shirt rosso sangue. James allora intona Let It Go, ballad contenuta in Chaos And The Calm (2015) entrata in chart in ben 14 Paesi nel mondo. Gli ultimi ritornelli del brano sono tutti per la gente, a cui stavolta il songwriter originario di Hitchin si limita a fare da chitarrista. Mi tocca ammettere che, nonostante la leggera virata del nuovo disco non mi sia dispiaciuta, quando James canta d’amore su un arpeggio di chitarra vince facile.

L’ultima scarica di musica prima della buonanotte si apre con una curiosa cover di (Simply) The Best di Bonnie Tyler (portata al successo planetario da Tina Turner). Le reminiscenze 80/90 del brano accontentano anche i palati più stagionati in platea, come la timida signora di mezza età al mio fianco che non riesce più a trattenere l’istinto da groupie. L’esplosione finale sulle note di Hold Back The River, con cui cala il sipario su Unaltrofestival, investe proprio a tutti. Persino il marito della signora che se n’era stato in disparte fino a quel momento ma che, anche a concerto finito, sembra non voglia più smettere di saltare.

Poco prima del concerto, cinque fortunati lettori di Onstage, vincitori del contest pubblicato sul sito, hanno incontrato James Bay, ecco le foto che raccontano il meet&greet:

James Bay, le foto del concerto

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Foto di Luca Marenda

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