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Joan Thiele e la storia di quel razzo non decollato

Doveva essere una serata scoppiettante quella del Rocket, dove ieri si è tenuta la data di chiusura del tour italiano di Joan Thiele a supporto del suo primo bellissimo full length, Tango. Invece, il razzo non è decollato.

È tarda ora quando finalmente, dopo un’attesa ghiacciata e un controllo che nemmeno al JFK di New York, con tanto di richiesta di documento di identità, entriamo nel locale. Nonostante il live inizi con un gradito po’ di ritardo, Joan è già al secondo pezzo quando riusciamo a guadagnare l’ingresso facendoci strada fra la gente che affolla lo stretto parterre. È vagamente inspiegabile arrivare a locale chiuso ed entrare a concerto iniziato, ma cerchiamo di entrare in vibrazione con quello che sta avvenendo sul palco, che ci piace decisamente di più.

Sola in scena Joan si destreggia tra chitarra, sequencer, drum machine e programmazioni varie, inanella una serie di pezzi nuovi, che la gente balla nell’angusto fronte palco, reso ancora più claustrofobico da mefitiche, quanto inutili spruzzate di ghiaccio secco dal fondo del parterre. Tango, Blue Tiger, Mountain Of Love, sul palco tutto fila liscio fino al singolone Armenia, interrotto da un problema tecnico alla scheda audio della strumentazione elettronica di Joan, che si rivelerà irrisolvibile.

Persa la parte elettronica e virato su una combo chitarra e voce, il live potrebbe prendere due pieghe: diventare una chiusura di tour epica, fatta di intimità e comunicazione profonda tra palco e parterre, oppure un live in salita, in cui l’artista deve ridisegnare scaletta ed esecuzione dei pezzi facendo fatica a tenere in mano le redini di uno show diretto verso la deriva. Ecco, la seconda.
Joan è bravissima a riprendere in mano la situazione e a tenere accesa l’atmosfera del concerto con l’esecuzione di pezzi del primo EP, quindi rodati nella dimensione chitarra e voce. Suona Rainbow, Heartbeat, Taxi Driver, Save Me, riuscendo ad infilarci dentro anche una canzone dal nuovo disco, Fire, perfetta per la situazione, con le sue atmosfere rarefatte. Il pubblico, però, non la aiuta, chi è interessato al concerto deve sopportare un costante parlottare ad alta voce, che mette in difficoltà anche Joan, spingendola a chiedere a cuore aperto un po’ di collaborazione: «Purtroppo questo concerto si è trasformato in un live acustico, ho bisogno del vostro aiuto, ma vi prometto che la prossima volta vi suonerò un super set elettronico».

Ti aspettiamo Joan. La verità, però, è che, se non ti interessa molto di un’artista e di quello che fa, potresti stare a casa o andare a bere il tuo gin tonic da un’altra parte. Nel caso specifico, la serata sarebbe andata avanti fino a notte inoltrata, quindi ci sta che ci fossero persone che non conoscessero l’artista. Qui però sarebbero dovuti entrare in campo educazione e/o buon senso: non ti piace? Esci! Oppure ascolta e scopri qualcosa di nuovo e, oltretutto, bello.

Per fortuna Joan Thiele la prende con filosofia, è dispiaciuta, si vede, ma non rinuncia a suonare il suonabile. Anche Azul, impreziosita dall’elettronica nella sua versione originale, riesce a farsi apprezzare nella resa fenderino e voce. Prima della chiusura, però, è ancora la volta di un pezzo vecchio, quella cover di Hotline Bling con cui la cantautrice di Desenzano si fece conoscere dal grande pubblico nel 2015. Il live sarebbe finito e Joan saluta il pubblico con un po’ di amaro in bocca, immediatamente esorcizzato da un bis inatteso: Polite. Ironia della sorte? Intanto balla, che ti passa!

Joan Thiele, la scaletta 

Tango
Blue Tiger
Mountain Of Love
Armenia
(Da qui tutto solo chitarra e voce)
Rainbow
Heartbeat
Fire
Taxi Driver
Save Me
Azul
Hotline Bling (Drake cover)
Bis
Polite

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