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Jovanotti ad Assago chiude il Lorenzo Live 2018

Non so bene come sia possibile, ma Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha 51 anni. Questo signore classe 1966, che di mestiere fa il cantante, stasera al Mediolanum Forum di Assago ha concluso un tour di oltre 50 date. L’aspetto più incredibile è che l’ha fatto saltando, ballando e cantando per tre ore consecutive. Ecco, io alla sua età probabilmente non avrò neanche la forza per alzarmi a bere di notte.

Più che un normale concerto di Jovanotti, la due giorni di “festa di fine tour” del Lorenzo Live 2018, andata in scena a Milano martedì 3 e mercoledì 4 luglio, va considerata come un evento unico nel suo genere. Jova ha regalato ai presenti uno spettacolo curatissimo in ogni dettaglio, con quasi 200 minuti di musica e una scaletta rinfrescata rispetto alle sue recenti apparizioni.

Alle 21 l’odissea cartoonizzata del Don Chisciotte jovanottiano apre le danze: grazie all’enorme schermo posto alle spalle del palco, la suggestione cinematografica è incredibile. Ti porto via con me, Le canzoni e Penso positivo tirano via il coperchio al Vaso di Pandora del Forum. L’energia sprigionata è incontenibile, ed investe in egual misura Jovanotti, che si dimena da una parte all’altra del palco. Nonostante la combo canotta NBA di nylon + giacca paiettata non sia proprio consigliata a Luglio, Jova è in formissima e lo dimostra regalando una prova da vera superstar internazionale.

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Ad accompagnarlo sul palco ben 9 musicisti, tra cui una sezione di fiati di tre elementi, sempre al centro degli arrangiamenti più gustosi dello show. “Si vede che sono contento? Sono una delle cinque persone più contente al mondo in questo momento” esclama l’artista verso il pubblico. Tra le sorprese della serata, il duetto con Ghali sulle note di Cara Italia ha stupito tutti. Non solo per le barre riscritte da Jova, che mettono ancora tutti al proprio posto come la campanella di fine ricreazione, ma anche per la portata ideologica del loro incontro artistico, nella speranza che questa commistione tra generazioni, colori della pelle, storie e stili, in futuro si ramifichi in qualcosa di più.

Tra i momenti più intensi emotivamente, le esibizioni di Mi fido di te e Chiaro di luna hanno scaldato più di qualche cuore in sala. “Io la dedico alla mia amata, voi però pensate alle vostre, non alla mia” scherzerà Jovanotti con gli uomini presenti. La parte centrale del live, la più spettacolare a livello visivo, si arricchisce ulteriormente grazie al palco a 360 gradi: per raggiungere la consolle sopraelevata, Jovanotti cammina su una passerella rotante che gli fa da ascensore.

Una volta posati i polpastrelli sui tasti della consolle, il Forum si trasforma in un grande club: Non m’annoio, Una tribù che balla, Smells Like Teen Spirit e (Tanto)3 sono alcuni dei brani che infiammano la platea. L’amore della gente per Jovanotti è sincero e straripante, al punto che, quando dal palco smettono di suonare, si fa fatica a prestare attenzione alle parole del cantante. In effetti una buona parte dello spettacolo si tiene proprio sotto al palco: qualche coraggioso avanza proposte di matrimonio (come avviene sugli spalti durante A te), delle neo-spose si sbracciano sulle note di Ti sposerò, mentre qualche bambino prova a togliersi le cuffie insonorizzanti di nascosto dai genitori.

A distanza di poco tempo l’una dall’altra, Jova cala il poker con L’ombelico del mondo, Bella, Ciao mamma e Ragazzo fortunato. L’artista romano è incontenibile, non riesce proprio a stare fermo. Ruba videocamere agli operatori, cellulari dalle mani delle prime file e gioca con tutti, sempre col sorriso stampato in faccia. D’altronde “è ciò che sognavo di fare da bambino” dice lui stesso. Viva la libertà, l’inno hippie contenuto nel suo ultimo album Oh, Vita! (certificato da poco triplo platino e prodotto da Rick Rubin), sancisce la fine del concerto. “Mi sono esibito in concerto a Milano per la prima volta nell’88” dice prima di ringraziare e salutare tutti, “Oggi sono ancora qui e non ho alcuna intenzione di fermarmi”. Non facciamo fatica a credergli.

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Michelangelo Paolino

Foto di Pamela Rovaris

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