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Che festa a Milano per la prima di Jovanotti: parola d’ordine rock’n ‘roll

La prima è andata. Ora il Signor Jovanotti ha davanti a sé altre 59 fittissime date, anticipate proprio dal live del 12 febbraio al Forum di Milano: un vero e proprio battesimo, considerando che mai prima d’ora Jova aveva dato il via a una tournée partendo dal capoluogo lombardo e dal tempio della musica indoor.

Milano festeggia e, nello stesso tempo, si trasforma nella prova dimostrativa del perché Lorenzo Cherubini abbia scelto i palazzetti, e così in gran numero. L’allestimento del Lorenzo Live 2018 è, difatti, nato e pensato proprio per la dimensione Forum, con una scenografia perfettamente incastonata tra le pareti della struttura. Lo show è energico, d’effetto, irriverente. Palchi mobili, led, giochi di luce e musica sono ad altissimi livelli, tanto che il pensiero spesso corre agli show d’oltreoceano, quantomeno per la qualità del visual e per la carica e la potenza sonora.

«Come ogni mio spettacolo, anche questo show ha attraversato una lunga e intensa fase preparatoria e di progettazione. – commenta in proposito Jovanotti quando lo incontriamo nel backstage a concerto finito – Già durante le prove generali a Rimini, ho avuto la sensazione che fossimo riusciti a fare un passo avanti rispetto agli ultimi show. Il pubblico mi ha dato fiducia, anche se io la vivo come una responsabilità, vado sempre in agitazione. Mi scatta il senso del dovere e mi prefiggo l’obiettivo di far impazzire chi viene ad ascoltarmi».

L’idea di Jovanotti, sin dai primissimi momenti di brainstorming, era comunque chiarissima: il Lorenzo Live 2018 doveva essere «una festa». E, per rendere al meglio questa «immagine visiva», Jovanotti non è di certo ricorso alla moderazione: 13 lampadari accolgono infatti il pubblico sin dalla prima nota, ognuno contiene in sé 120 macchine laser. Messo da parte il concept un po’ fumettistico del supereroe, sottotesto degli ultimi live, il cantautore sostiene di aver dato vita a questo maestoso party facendosi ispirare soprattutto da due particolari elementi.

«Ho letto un adattamento in spagnolo moderno del Don Chisciotte di Cervantes. – racconta – Avevo già letto Don Chisciotte tanti anni fa, ma solo leggendo questa versione mi sono reso conto che Don Chisciotte ha proprio la mia età. 51 anni. Mi è sembrato un segno del destino, senza significati filologici. Ho pensato potesse essere un riferimento interessante. Inoltre, abbiamo registrato il disco in una villa rinascimentale che avevamo affittato a Firenze. Nel salone delle feste c’era un lampadario enorme, lo guardavo mentre cantavo e, nel corso di una riunione col team tecnico, quasi istintivamente ho proposto di costruire un lampadario gigantesco al centro del Palasport, che durante lo show potesse trasformarsi in una macchina scenica. Dirlo è un conto, farlo è un’altra cosa. Infatti nessuno ha raccolto la mia sfida, tranne Giò Forma, che ha però pensato di moltiplicare i lampadari».

Alle luci ci ha pensato Paul Normandale, light designer che ha lavorato, tra gli altri, con Bjork e con i Coldplay in occasione del tour negli stadi («Penso sia il migliore, ha lavorato a tutti i live che mi hanno steso negli ultimi anni, come i Beastie Boys proprio qui al Forum. – spiega Jova – Ha un tratto che si adatta, predilige la qualità alla quantità. Non sapeva chi fossi, ma ha accettato»), mentre il palco mobile è praticamente «un collaudo» («Lo abbiamo trovato in Belgio ed è la prima volta che viene usato. – precisa – Infatti non vi nascondo che durante le prove ci ha dato qualche problema»).

«Volevo che lo show fosse una festa – riassume Jovanotti – volevo Don Chisciotte, volevo iniziare con un cartoon, con una storia. Volevo che il live fosse divertente, rock ‘n’ roll, anche nei vestiti. Quest’anno non ho dei costumi, ma un intero guardaroba che ogni volta cambio. Volevo uno show meno impostato rispetto agli ultimi, che erano molto scritti. Che trasparisse un senso di libertà, che fosse eccitante, luminoso, stupefacente, allegro».

La missione è, senza ombra di dubbio, compiuta. Due ore e mezza di puro spettacolo scorrono senza sosta, lasciando il pubblico ipnotizzato dagli effetti speciali e dalle sorprese che, ogni secondo, Jovanotti riserva ai suoi fan. E se sul visual non c’è realmente nulla da ridire, va sottolineato che anche la scaletta si è rivelata una scelta vincente: «Volevo i pezzi dell’ultimo album, almeno 8 o 9, e poi poche hit» spiega Lorenzo, che ha dovuto fronteggiare le titubanze del suo team di fronte a una scelta così azzardata. Eppure, persino i brani dell’ultimo lavoro – sicuramente meno noti e meno adatti alle folle – nel suo salone da festa hanno assunto una nuova forma e una nuova vita (con menzione speciale per Chiaro di Luna, piccolo gioiello contenuto in Oh! Vita, semplicemente perfetta solo voce e chitarra), complici anche i musicisti straordinari che accompagnano Lorenzo, da Saturnino al basso a Riccardo Onori alle chitarre, passando per i tre “addetti” ai fiati (Gianluca Petrella, Jordan McLean e Matthew Bauder). Semplicemente irresistibile, infine, il momento del dj set, durante il quale Jovanotti ha raggiunto la consolle proponendo alla folla un mix dei propri brani più energici, con qualche intermezzo esterofilo, come la base di Mi Gente di J Balvin.

«Faccio musica perché sono cresciuto nel Paese più pazzo del mondo. – commenta il cantautore sul palco tra una canzone e l’altra – Un Paese pieno di porte aperte. Pieno di immaginazione». Stavolta, però, è Jovanotti ad aprire le porte del suo coloratissimo universo, talmente variegato da non avere fili conduttori. L’immaginazione diventa realtà per qualche ora nel salone da festa di Lorenzo: siete tutti invitati e – possiamo assicurarvelo – di party così ne avete visti pochi.

Jovanotti Milano 2018, scaletta 12 febbraio

Ti porto via con me
Le canzoni
Penso positivo
In Italia
Oh, vita!
Sbam!
Gli immortali
Mi fido di te
Sbagliato
Baciami ancora
Chiaro di Luna
Fame
Attaccami la spina / Non m’annoio / Muoviti muoviti / Una tribù che balla / (Tanto)3
(DJ Set)

Set 2
L’ombelico del mondo
A te
Ti sposerò
Ragazza magica
L’estate addosso
Tutto l’amore che ho
Safari
Tensione evolutiva
Sabato
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang
Ciao mamma
Ragazzo fortunato
Le tasche piene di sassi
Mezzogiorno
Viva la libertà

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Grazia Cicciotti

Foto di Michele Lugaresi

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