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Justin Bieber è molto più di una popstar costruita a tavolino

Gli I-Days Milano 2017 calano il sipario, dopo quattro giornate di musica di altissimo livello e un line-up degna di qualsiasi festival internazionale. Se le prime tre giornate avevano soddisfatto il palato degli amanti del rock, del punk e dell’alternative rock, il giorno 4 è completamente dedicato alle nuove generazioni. Non potrebbe essere altrimenti e lo si capisce dal fatto che – a popolare gli ingressi e i ‘viottoli’ dell’Autodromo di Monza – ci sono teenager provenienti da ogni angolo del mondo, talvolta accompagnati da parenti e amici.

È, del resto, il giorno di Justin Bieber e si può dire qualunque cosa sul teen idol canadese – a cui non mancano di certo i detrattori – tranne che non sia capace di smuovere intere folle. Lo sanno anche i Bastille che salgono sul palco degli I-Days qualche ora prima della celebre popstar, ironizzando su quanto sia evidente che i cartelloni, i colori e il pubblico siano per Justin più che per loro e per Martin Garrix. Senza rancore, si intende.

Justin è, del resto e senza ombra di dubbio, la vera star di questa ultima serata di Festival e – in quanto tale – inizia il concerto una mezz’oretta prima rispetto all’orario previsto, lasciando ragazzi e genitori senza parole e subito pronti a scattare sull’attenti per non perdere neanche un secondo di questo live attesissimo.

Non è semplice commentare uno show come quello di Bieber, perché vanno messi momentaneamente da parte una serie di pregiudizi e di giudizi di cui i puristi non possono fare a meno. Come quello – inevitabile – contro il playback, a cui Justin capita che ricorra, talvolta rinforzando semplicemente la voce con la base di modo che sia più libero di affrontare i passi di danza. Ci troviamo del resto di fronte a una popstar (non è una giustificazione, per carità), protagonista di un vero e proprio show più che di un live musicale, e lo dimostra l’eccellente produzione del Purpose Tour, che in questa data ‘selvaggia’ si è adattato all’aria aperta addirittura con fuochi d’artificio e cascate dorate, trasformando una location fino a ieri gradevolmente bucolica in un’area degna dei migliori concerti d’oltreoceano.

Show di questo tipo, in Italia, se ne vedono pochi ed è un peccato perché sono perfettamente studiati per il target a cui si rivolgono. I giovani accalcati spesso e volentieri ammirano tutto a bocca aperta, con lo smartphone pronto a immortalare gli effetti di luce ‘gentilmente offerti’ da Justin e dal suo bravissimo corpo di ballo.

A Justin concediamo invece il merito di aver rotto gli schemi del ‘teen idol’, sia per la qualità dell’ultimo lavoro discografico (preponderante nella scaletta) sia perché, anche durante il live, appare tutto fuorché un burattino nelle mani di un sistema più grande di lui: Justin è bizzarro, ma in senso positivo. Parla tantissimo con il suo pubblico, a volte abbandonandosi anche a lunghi discorsi sul valore della famiglia e della solidarietà. Saluta suo padre, fa gli auguri (con un cartello prestatogli da un fan) al suo manager Scooter Braun, discorre persino di religione e di Gesù. A fine live saluta la folla gridando a caso parole in italiano («Spaghetti! Pizza!») e arriva persino a chiedere a ogni persona presente – prima di intonare Life Is Worth Living – di stringere la mano del ‘vicino’ e dirgli che la vita vale la pena di essere vissuta.

Viene spesso da chiedersi se ci sia o ci faccia, ma la patina della popstar fatta e finita traballa e scompare quando abbraccia la chitarra per regalare ai fan un superbo momento acustico: da solo sul palco, Bieber esegue pezzi come Cold Water e Love Yourself (con breve ‘reprise’ finale di Fast Car di Tracy Chapman) ed è lì che viene fuori l’artista Justin. Il ragazzo sa suonare e sa cantare, e lo fa anche come Dio comanda, senza ballerini, cori e fuochi d’artificio.

Oltre a ciò, tuttavia, Bieber ha carisma da vendere e sa comunicare col suo pubblico, sia che si conceda un balletto sexy sia che intoni a mezza voce canzoni romantiche. Annoiarsi è impossibile e chissà che in futuro Justin non ci sorprenda – di nuovo – con effetti speciali, prendendo strade alternative che sarebbe capacissimo di percorrere. Le nuove generazioni ci perdoneranno, ma un po’ ce lo auguriamo.

Justin Bieber I-Days 2017, la scaletta del concerto

Mark My Words
Where Are Ü Now
(Jack Ü cover)
Get Used to It
I’ll Show You
Boyfriend
Cold Water
(Major Lazer cover)
Love Yourself
Been You
Company
No Sense
Hold Tight
No Pressure
As Long As You Love Me
Children
Let Me Love You
(DJ Snake cover)
Life Is Worth Living
What Do You Mean?
Baby
Purpose
Sorry

Justin Bieber I-Days 2017, le foto del concerto

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Grazia Cicciotti

Foto di Elena Di Vincenzo

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