Onstage
kiss-torino-15-maggio-2017-foto

I Kiss dal vivo sono ancora un grande spettacolo (nonostante tutto)

I Kiss tornano in Italia dopo il mancato slot da headliner al Gods of Metal 2016, sfumato in seguito l’annullamento del tour per cause ancora ignote. L’attesa è spasmodica fuori dal Pala Alpitour, con la folla che sfila in coda, vestita e truccata come i cosplayer alle porte del Torino Comics.

Andare a vedere e sentire i Kiss dal vivo è un rito a cui prendere religiosamente parte. Si conosce il copione a memoria e questo potrebbe sembrare limitante, ma guai se qualche elemento venisse meno. Quale membro della Kiss Army rinuncerebbe al consueto sangue sputato da Gene Simmons? Oppure a Paul Stanley che attraversa il parterre volando grazie all’immancabile carrucola? Ecco, questo per esempio è stato il grande assente nell’ultima apparizione italiana, due estati fa, nella celestiale cornice dell’Arena di Verona. Secondo alcune voci, vagando di notte nei pressi di Piazza Bra, si possono ancora udire i versi colmi di amarezza dei fan a cui è stato negato il volo dello Starchild. Perché per chi segue e ama i Kiss tutto questo talvolta è forse più importante dei pezzi in scaletta. E, peraltro, anche quelli ormai sono ovviamente quasi sempre gli stessi.

Si tratta di un concerto gigantesco, esplosivo, che ancora oggi ha pochissimi rivali al di fuori del pop. Forse solo Muse e Rammstein possono fare di meglio, ma non dobbiamo dimenticarci che i Kiss hanno cominciato a stupire le platee di tutto il mondo con queste magie quando gli altri ancora si chiedevano se fosse il caso di aggiungere o meno un paio di luci all’impianto. Per fare un’analogia col mondo del cinema, i Kiss sono stati per l’intrattenimento nella musica dal vivo quello che Georges Méliès è stato per l’intrattenimento cinematografico. E Méliès ha inventato il montaggio e gli effetti speciali, per intenderci.

I quattro Kiss conoscono bene il peso di questo loro contributo e per questo continuano presentare il loro spettacolo con orgoglio, con una devozione eroica che ci porta a perdonare un po’ tutte le mancanze che via via sono andate aggravandosi nel tempo.
Lo show è ovviamente studiato, ponderato e collaudato per permettere ad ogni membro di avere le proprie necessarie pause senza mai far registrare cali d’attenzione, però diciamoci la verità: Paul Stanley è ormai arrivato e non c’è espediente che possa nasconderlo. La sua voce arranca persino nei momenti da puro entertainer, quando divide l’arena in due metà ideali e le sfida a duellare per decretarne la più rumorosa. I suoi “Torino, let me hear you” escono dal microfono strozzati, proprio come le strofe delle canzoni. Ai ritornelli, invece, ci pensa il pubblico. E anche il buon Simmons, che dietro la sua possente armatura ci è sempre sembrato un demone invincibile, sembra ormai in via d’ossidazione.

Per fortuna, nonostante tutti i discorsetti qui sopra sulla preponderanza della forma sul contenuto, alle spalle della formazione statunitense c’è sempre quel gran repertorio che l’ha resa uno dei punti cardine del rock duro. E sempre per fortuna c’è Tommy Thayer, sicuramente il più in forma sul palco, a far da collante e a mantenere una parvenza di freschezza in una band che da più di quarant’anni porta la sua mastodontica rappresentazione del rock in giro per il pianeta. E continuerà a farlo ancora, perché può, perché finché i palazzetti si riempiono, anche quando i costi dei biglietti sono sempre più proibitivi, non si vede una ragione per chiudere la baracca. Le persone vogliono ancora il meglio, i Kiss continuano a dar loro il meglio. O almeno, il meglio che oggi possono offrire.

Kiss Torino 2017, le foto del concerto

Altri articoli su questo concerto

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI