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Il Caos di Levante nei Teatri diventa racconto, ed è magico

C’è un velo ad accogliere il pubblico al Teatro dal Verme per la prima data milanese del Caos in Teatro di Levante. Una patina chiara che divide il palco dagli spettatori come un sipario, solo che è trasparente: su di esso scorrono immagini animate, mentre l’artista e i suoi musicisti si intravedono sullo sfondo, tra le luci soffuse e le ombre.

E’ questa l’immagine che Claudia ha scelto per il suo tour nei teatri, che arriva dopo una forsennata maratona nei club d’Italia e d’Europa. Una realtà – quella dei concerti “accoglienti” – che la cantautrice siciliana padroneggia con disinvoltura, apprezzando solitamente il contatto con il suo pubblico e le venature rock delle sonorità, che rendono i suoi live particolarmente affamati.

Lungi dall’essere una semplice trasposizione di suoni e note in un contesto più “nobile”, per i teatri Levante ha deciso di reinventarsi, di dar vita a uno spettacolo nuovo e inedito, che potesse dare anche nuova linfa ai suoi brani. La band si amplia con un violino e un violoncello, gli arrangiamenti cambiano, diventano più delicati ma non per questo meno pieni. Claudia conserva infatti gelosamente la grinta e la rabbia dei suoi brani, ma dona loro un nuovo respiro grazie agli archi. E, laddove decide di spogliare completamente la struttura di una canzone e di renderla scarna, arriva la sua voce, che mai come in questa occasione trova spazio per farsi sentire, per gridare, per tenere le fila dell’intero concerto. Si concede un altro lusso Claudia: abituata a scalette quasi imprescindibili e ai grandi esclusi, stavolta la cantautrice ha pescato a mani basse nella sua discografia, rendendo onore alle canzoni più antiche e più dimenticate. Risuonano così, tra brano e l’altro, le note de Le margherite sono salve («Lo definisco ormai il ‘grande assente’ delle mie scalette» scherza Levante sul palco), quelle di Duri come me o di Memo, brani tratti da Manuale Distruzione, il primo album pubblicato nel 2014. E poi qualche sorpresa anche sulla scelta delle canzoni da estrapolare dai due dischi successivi e più noti – Abbi cura di te e Nel caos di stanze stupefacenti – dei quali la cantautrice ha voluto omaggiare soprattutto le zone più nascoste e i testi che – non essendo singoli – finiscono col tempo per essere dimenticati dal grande pubblico. Una sorta di “rivincita dei buoni” (per citare la stessa Levante), come a mostrare ogni parte del proprio bagaglio artistico e non solo la facciata meramente discografica, comunque viva e presente (basti pensare che nel live appare quasi subito una ‘suonatissima’ Alfonso, che di sicuro non ci aspettavamo di sentire in questo contesto).

«Vi chiedo scusa se negli anni sono diventata un po’ taciturna. – si scusa a un certo punto Levante con il suo pubblico, riferendosi alle poche parole che rivolge alla platea – ma voglio che sia la musica a raccontarvi di me». Raccontare è il verbo giusto: più che un concerto, Levante ha dato vita a una storia che prende incredibilmente vita grazie alle straordinarie grafiche di Filippo Rossi e alle luci di Camilla Ferrari (a cui va fatto veramente un plauso per il lavoro eccezionale). I veli si alzano e si abbassano, appaiono all’improvviso a circondare Levante e i suoi musicisti, seguendo lo stato d’animo del live: la patina scompare ad esempio quando partono le imprecazioni di Io ti maledico e si palesa quando c’è da raccontare una storia in immagini, circondando l’artista mentre suona la delicatissima Finché morte non ci separi o colorandosi di un rosso acceso su Cuori d’artificio. Le luci, i disegni e le ombre cambiano forma intorno a Levante e alla sua band, adattandosi al racconto, ai cambi di tempo, alle parole. Claudia definisce il teatro la sua ennesima “stanza”, la sua puntuale variabile tra le tante dimostrazioni di caos che ci ha mostrato in questi mesi. Tra tutte, però, sembra la stanza più piena.

Forse Claudia temeva di risultare algida in un contesto così istituzionale: chiede infatti al pubblico di cantare e di «buttare giù il teatro» e, su Ciao per sempre, invita uno spettatore a salire sul palco per dedicargli il brano solo voce e chitarra. Piccoli accorgimenti per non perdere di vista l’abbraccio caloroso coi suoi fan, divenuto sempre più stretto negli ultimi anni. Vorremmo rassicurare Levante, però, e dirle che traspariva chiaramente, anche nella delicatezza dello spettacolo, il suo incredibile talento nell’avvicinarsi alle orecchie di chi ascolta. E che mai come in questa stanza coloratissima e piena di immagini, ci è sembrata “nuda” e straordinariamente libera di esprimersi. Pur con poche parole a riempire i silenzi e gli spazi: a parlare è stata, mantenendo fede alle intenzioni, la musica. E null’altro.

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Grazia Cicciotti

Foto di Francesco Prandoni

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