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Ligabue a Roma prosegue il rodaggio della sua nuova voce

“Cosa ci faccio qui? La mia parte” recita Kasia Smutniak nella clip in anteprima del nuovo film di Ligabue che apre il concerto di Roma del 12 settembre, la prima delle cinque date al Palalottomatica che il cantautore di Correggio recupera ad inizio autunno dopo l’operazione alle corde vocali. Ed è quello che sembra sottendere proprio il Liga con un live sicuro ma al tempo stesso molto prudente, calcolato al millimetro per non sforzare troppo la gola.

Ligabue non si è mai distinto per melodie esagerate nelle sue canzoni, ma il suo modo di approcciarle è meno libero del solito. Nei brevi interventi parlati, che sono quattro scarsi in tutta la serata, il Liga sembra andarci ancora più cauto. Si avverte e si vede dalle sue espressioni nei maxischermi la paura di strafare con la voce: è più misurato, forse lungimirante in vista delle numerose date del Made In Italy Tour, e controlla attentamente il suo tradizionale timbro vocale.

“Ciao a tutti e prima di tutto… scusate il ritardo” saluta Luciano dopo la doppietta La vita facile/Mi chiamano Riko, e allarga le braccia accolto da un boato altissimo prima di attaccare È venerdì non mi rompete i coglioni. La scaletta è quella che Liga ha fissato per queste date di recupero del tour: i brani nuovi e vecchi sono rimescolati per spaziare nell’abbondante discografia di Ligabue. C’è tanto spazio per gli ultimi quindici anni, vedi Happy hour, e per il disco che dà il nome al tour. Merita una menzione la versione efficace di G come giungla che riporta il Liga nei territori del rock’n’roll al Lambrusco che gli sono più consoni, col pubblico particolarmente coinvolto nel ritornello. La lunga coda di batteria è il gancio perfetto per Quella che non sei, dove platea e spalti danno sfoggio di cori.

Per fortuna, nella sua prudenza, Ligabue non dimentica lo zoccolo duro del pubblico che è invecchiato insieme a lui, nonostante la stragrande maggioranza sia composta da ventenni esaltati. I suoi classici non mancano certo: Ho messo via è un coro unico del Palalottomatica, tesa e ancora oggi struggente di poetica da Pianura Padana simil New Jersey che ha ispirato i primi anni di carriera del Liga. I ragazzi sono in giro fa alzare sugli spalti anche i più seriosi ed è bello vedere sul maxischermo alle spalle dei musicisti i loro volti in split screen, mentre si scambiano occhiate d’intesa. Piccola stella senza cielo, forse una delle canzoni più note e riconoscibili di Ligabue, diventa l’inno delle centinaia di fan accorsi, soprattutto dopo l’inattesa Eri bellissima in scaletta.

Va riconosciuto al Liga e ai suoi di avere un’energia immutata: il callo delle migliaia di date fatte ha compensato il calo della spontaneità a favore dell’esperienza, dovuto anche alla necessità di riorganizzarsi dopo l’emergenza di salute. L’unica pecca è che, nonostante la scenografia invitasse particolarmente all’interazione coi fan grazie alla lunga passerella a T a centro palco, Luciano si sia mantenuto troppo a distanza e per troppo a lungo. Per fortuna su Questa è la mia vita Ligabue accontenta i fan e si sporge verso le braccia protese, sbloccando finalmente quella finta barriera tra lui e il pubblico.

Le sorprese in scaletta però non mancano, come l’inattesa Marlon Brando è sempre lui direttamente dal primissimo album in studio del Liga che risale al 1990, che offre il fianco ad un coro dinamico guidato dallo stesso Luciano. Far cantare sottovoce migliaia di persone è davvero un’impresa impossibile da portare a casa e il pubblico non si ferma, continua a ripetere il coro mentre Luciano conquista la passerella. “Datevi una calmata, dovete fare i conti con la mia età” sorride Ligabue. “Quando ho cominciato nel secolo scorso, nel millennio scorso, si usava tenere il momento acustico… e noi ve lo propiniamo” dice Ligabue accogliendo i suoi musicisti sulla punta della T.

La dimensione unplugged si adatta perfettamente alle rinnovate corde vocali di Luciano e alla sua età, come lui stesso scherza con serietà. C’è qualcosa di vero nelle sfumature della sua nuova voce: Ligabue è sicuramente invecchiato all’anagrafe come tutti noi, ma è come se fosse consapevole che non si può sempre andare a duecento all’ora coi capelli al vento. Questa classica chiave acustica gli si addice parecchio e rievoca il vecchio tour nei teatri dove per la prima volta spogliò le canzoni dalle schitarrate, tanto che Lambrusco e pop corn (con tanto di intervento di una bimba del pubblico) sembra trasformarsi in una festa con balli e cori in mezzo ad un parco sulle colline, altro che il cemento del Palalottomatica.

“Non mi sono divertito a farvi aspettare. Mi sento in colpa perché ho visto come sareste potuti essere, siete tanta roba, grazie mille” conclude Ligabue prima di sganciare le bombe tanto attese: Certe notti, naturalmente, e Urlando contro il cielo. Il finale è naturalmente collaudato e da manuale, ma la sensazione è che Ligabue debba ancora fare il rodaggio definitivo alle sue nuove corde vocali, magari rinnovando anche se stesso.

Ligabue Roma 2017, la scaletta del concerto

La vita facile
Mi chiamano tutti Riko
È venerdì, non mi rompete i coglioni
Ho messo via
L’odore del sesso
Happy hour
Ho fatto in tempo ad avere un futuro
G come giungla
Quella che non sei
I ragazzi sono in giro
Sogni di rock’n’roll
A modo tuo
Eri bellissima
Piccola stella senza cielo
Questa è la mia vita
Un’altra realtà
Marlon Brando è sempre lui

Non è tempo per noi (acustica)
Lambrusco e pop corn (acustica)
Balliamo sul mondo
Tra palco e realtà

Certe notti
Urlando contro il cielo

Ligabue Roma 2017, le foto del concerto del 12 settembre

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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