Onstage

La grande energia dei Linkin Park agli I-Days ha convinto anche i detrattori

Va in scena la terza giornata degli I-Days 2017, la premiata manifestazione che ormai dal 1999 si rinnova, di anno di anno, cambiando sempre pelle e adattandosi alle continue evoluzioni dei suoi promoter. Mai come quest’anno, però, gli I-Days assumono il volto di un festival internazionale, in particolare nell’attesissimo day 3. Merito di una line-up che vanta una serie di nomi di grosso calibro per un’intera generazione di amanti del rock, quello meticcio di fine anni Novanta e primi anni Duemila: Sum 41, Blink-182 e Linkin Park.

Difficile dire se il merito sia da attribuire quasi esclusivamente agli headliner, quei Linkin Park che di fatto già nel 2014 e nel 2015 in Italia fecero registrare numeri da stadio al botteghino, o alla scelta di creare un bill pressoché irripetibile ed esaustivo per chiunque sia nato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e volesse rivivere la propria adolescenza, fatto sta che al Parco di Monza i presenti sono più di ottantamila. Un numero spaziale che rende la serata una delle più affollate di sempre nella carriera dei Linkin Park, e di gran lunga la più imponente nella storia degli I-Days.

Ad aprire le danze, a metà pomeriggio, oltre agli ottimi Sick Tamburo – unica band italiana in programma per la giornata, ci sono i Nothing But Thieves. Il combo britannico appare un po’ come l’outsider, se vogliamo continuare il discorso generazionale di cui sopra, ma in tre quarti d’ora circa d’esibizione riesce a conquistare la folla oceanica, grazie anche ad un formidabile omaggio al compianto Chris Cornell, eroe decaduto del quale propongono Cochise da suoi Audioslave.

I Sum 41 sono forse i più affamati della giornata. I canadesi salgono sul palco con l’impeto degno di un headliner al suo slot più importante di sempre e pezzo dopo pezzo riescono a coinvolgere il platea di Monza in una festa pop punk. Vedere Deryck Whibley così esplosivo e pieno di vita, quando appena 3 anni fa toccò il punto più basso della propria esistenza rovinata dall’abuso di alcool, è sicuramente una gioia per ogni fan.

Poco prima del tramonto tocca poi ai Blink-182, orfani ormai da due anni dello storico frontman e membro fondatore Tom DeLonge, allontanato dai compagni di una vita Mark Hoppus e Travis Barker, e sostituito da Matt Skiba degli Alkaline Trio. I Blink mancano dal Belpaese ormai da diversi anni, ma dal 2015 ad oggi il buon Matt ha avuto tutto il tempo di rendere legittimo il proprio posto nel trio californiano, presentandosi al pubblico di Monza come un frontman, più che un mero sostituto. Inutile dire quanto i pezzi di maggior successo della formazione statunitense diano l’illusione che il pubblico fosse lì per loro.

Quando il sole è ormai calato, i Linkin Park prendono finalmente posto sul palco degli I-Days davanti ad un pubblico che, come ad ogni apparizione di Chester Bennington e soci, conferma di non avere rivali. “Due anni fa a Roma vi abbiamo eletti il miglior pubblico del mondo”, dice Chester, sempre più convinto della sensatezza della propria affermazione: “siete voi il vero show”. Ma a dire il vero quando i Linkin Park ritrovano uno smalto del genere c’è poco altro che possa prendersi il merito per la riuscita della data.

La grande energia dei losangelini è una benedizione che fa tirare un gran sospiro di sollievo, dato che alla vigilia del festival la preoccupazione era tanta sia per lo stato di forma emerso dalle primissime apparizioni del gruppo a inizio tour, sia per la resa del discusso nuovo album in studio One More Light, che effettivamente viene accolto con molte riserve anche dal vivo. Ad eccezione della title-track, protagonista di un momento da brividi con Chester praticamente fagocitato dal pubblico in un mare di luci accese, al resto del nuovo materiale viene riservata una tiepida accoglienza, soprattutto in rapporto alla bolgia scatenata dai grandi classici estratti da Hybrid Theory e Meteora. Come già anticipato nel resto del tour, l’apprezzato The Hunting Party del 2013 viene invece completamente snobbato, forse per preservare le corde vocali di Chester o per assecondare i gusti di Mike Shinoda, profondamente convinto del valore assoluto del nuovo materiale.

Poche sorprese, a parte la bellissima A Place For My Head, che da snippet occasionale è passata ad avere un suo meritato posto in scaletta. Le colonne portanti dello show superlativo che i Linkin Park continuano a proporre ad ogni apparizione italiana sono comunque sempre le solite: Crawling, One Step Closer, In The End, Faint, Numb, Papercut. Perché possiamo dirci quello che vogliamo su meriti e successi odierni di questa band, ma quello che hanno rappresentato per il nu metal non potrà mai essere messo in discussione. Così come la loro capacità di portare a casa concerti degni del loro straordinario pubblico.

Linkin Park I-Days 2017, la scaletta del concerto

Talking to Myself
Burn It Down
The Catalyst
Wastelands
One Step Closer
Castle of Glass
Good Goodbye
Lost in the Echo
New Divide
Invisible
Waiting for the End
Breaking the Habit
One More Light
Crawling
Leave Out All the Rest
A Place for My Head
What I’ve Done
In the End
Faint
Numb
Heavy
Papercut
Bleed It Out

Linkin Park I-Days 2017, le foto del concerto

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Redazione

Foto di Elena Di Vincenzo

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