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Lorde, piccola grande “melodrammatica sognatrice”

È una strana creatura Lorde, e lo diciamo in senso positivo. Le sue canzoni sono personalissime, veicolate probabilmente dal carisma della sua penna, ma restano super pop e molto ballabili. Se vi state chiedendo cosa potrebbe venire fuori da un live della cantautrice neozelandese, ecco questa è la risposta: l’immagine di una popstar di fama internazionale che non vuole però ridursi ad una semplice etichetta. Anche perché questi brani parlano di lei nel modo più intimo possibile: mettono a nudo le fragilità di una giovane donna (del resto, Lorde ha appena 21 anni), i contrasti di chi ancora sta cercando un proprio equilibrio e, nel farlo, a volte inciampa e a volte vince.

Quando è sul palco, ecco, Lorde vince sempre. Perché, a dispetto della giovanissima età, l’artista neozelandese mostra una maturità artistica invidiabile e un carisma che col tempo potrà imparare solo a gestire meglio. Nel frattempo, la multiforme personalità di Lorde eleva il senso stesso dei suoi brani, dona loro vigore e carattere, a dispetto delle sonorità elettropop, che alla fine negli ultimi tempi vanno per la maggiore. Il Melodrama Tour, tuttavia, non è un live di quelli che lascia indifferenti o di quelli già sentiti: di Lorde ce n’è una e il palco è il suo luogo naturale, su questo ci son pochi dubbi.

«Le canzoni sono oggetti personali. – esclama a un certo punto la cantante rivolta al pubblico – Quando sei in studio, in fase di registrazione, è tutto così privato. Ti dimentichi che stai creando cose che faranno stare bene gli altri. Te ne ricordi quando la gente ti racconta di quanto è stata meglio con la musica. Per cui, grazie di aver voluto passare questa serata con me».

Lorde, del resto, parla tantissimo con la sua platea: saluta Milano, racconta persino di come ha girato la città e di quanto le sia piaciuta, dice che vorrebbe tornarci presto, «magari fermarmi un anno». Si anima con le note, si commuove con gli applausi: e balla, tantissimo. Quasi si dimena. Ma è facile, in questo modo, immaginarsela nelle sue stanze intenta a comporre e a scrivere: insomma, ci sta dicendo che le sue canzoni non son solo canzonette, hanno vita propria, sono animate dallo spirito di chi le ha scritte, che resta poi il centro di tutta la produzione.

Gli unici momenti morti son quelli in cui Lorde cambia abito (ha scelto tre diversi vestiti per tre fasi del concerto): un piccolo schermo, durante gli intermezzi, trasmette video commentati dalla sua voce. L’artista ci sta chiaramente raccontando una storia in tre atti, a cui persino la scarna scenografia si adatta: il primo più oscuro, con Lorde in abito nero; il secondo più fiabesco immortala la cantante davanti a un’installazione di luci che rappresenta due alberi uniti; il terzo, l’ultimo, vede la cantautrice vestita di rosso, mentre sul palco imperversano le canzoni più ritmate.

È un live quasi teatrale: i musicisti si vedono a malapena (e c’è forse qualche base di troppo a sorreggere lo show) e va da sé che un concerto rappresentato in questo modo non avrebbe avuto lo stesso rendimento in un luogo più vasto del Fabrique. Anzi, la dimensione raccolta è tutto per la piccola grande anima artistica di Lorde, che si compiace di poter sorseggiare un tè mentre attende seduta sul palco che parta la prossima canzone. Fosse stato per me, avrei fatto a meno persino delle due ballerine, che nei piani iniziali dovevano forse rendere ancora più teatrale questo live, ma che – nella pratica – hanno un po’ distolto l’attenzione dalla protagonista di questo show, che è bravissima a tenere il palco da sola e non ha certo bisogno di elementi di riempimento.

Certo, ne ha di strada da fare Lorde, e sarebbe strano se non fosse così. Per ora, però, si può recriminare veramente poco a questa popstar neozelandese, che sembra tutto fuorché una popstar, sebbene il suo pubblico canti a squarciagola ogni singola canzone (eccezion fatta forse per la cover Somebody Else dei The 1975), dimostrando di conoscere bene anche i brani non destinati a diventare hit.

«Quando penso che i miei brani alla fine diventano canzoni per tutti, un po’ mi commuovo. – rivela Lorde senza mezzi termini – A volte mi sento un po’ sola e resto scioccata dalla solitudine che sono capace di provare. Sono una grande sognatrice melodrammatica del cazzo. Sono pazza. E ci sarò sempre per voi, sappiate che ci sarò sempre».

Lorde Milano 2017, la scaletta del concerto

Homemade Dynamite
Magnets
(Disclosure cover)
Hard Feelings
Buzzcut Season
Sober
Intermission
(video interlude)
The Louvre
Ribs
Liability
Liability
(Reprise)
A World Alone
Somebody Else
(The 1975 cover)
Intermission (video interlude)
Supercut
Royals
Perfect Places
Team
Green Light
Loveless

Lorde Milano 2017, le foto del concerto

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Grazia Cicciotti

Foto di Elena Di Vincenzo

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