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luca carboni milano 2016 recensione foto 5 dicembre

Luca Carboni a Milano, un viaggio tra passato, presente e futuro

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 5 dicembre 2016. Arriva da un posto che assomiglia molto al futuro la musica di Luca Carboni. Si tinge di sonorità anni Ottanta ma guarda lontano, molto lontano, scavalcando le mode e l’omologazione della musica odierna. Il Pop Up Tour Speciale del cantautore bolognese dipinge i teatri italiani (quattro soltanto) con i colori accesi e le immagini di un passato che ritorna e diventa nuovamente protagonista. Ieri sera, a Milano, Carboni ha cantato, suonato, perfino ballato per quasi due ore di grande spettacolo, ripescando dal suo repertorio alcuni dei più grandi successi, fino ai brani dell’ultimo e fortunato progetto discografico. Un “ritorno al futuro” magico, emozionante, a tratti anche molto divertente, condito di quella genuinità che contraddistingue Luca e la sua musica da sempre.

Con un ingresso sul palco da vero film di fantascienza (Carboni e i suoi musicisti si sono presentati travestiti da astronauti-alieni), il concerto è partito alla grande grazie all’energia di Happy, canzone che ci ha accompagnato per tutta l’estate 2016. La scaletta del mini tour teatrale è molto simile a quella presentata a inizio anno in giro per i club italiani – è passato dal capoluogo lombardo già lo scorso febbraio, ma ha cantato al Fabrique. Questa volta, però, troviamo sul palco una maggiore dinamicità, oltre a scenografie ammalianti e particolarmente curate. “La vita è cambiata. C’è nuova energia” recita il testo de I ragazzi che si amano, altro pezzo da novanta del cantautore, mentre il megaschermo diviso in tre parti, posto alle spalle della band, mostra due astronauti fluttuare nello spazio, fino a perdersi completamente nella meraviglia di una galassia infinita. Parte Virtuale, resa ancor più speciale dalla voce penetrante di Luca e dal ritmo contagioso di basso, batteria e chitarre, tra luci fluo e neon quasi accecanti.

Chicchi di grano si accende di rosso fuoco e fa riflettere sul valore dei sentimenti (“Che strana la vita, che cos’è l’amore”), Dio in cosa crede è ancora più incalzante rispetto alla versione originale, Sarà un uomo rapisce il pubblico, che proprio non ce la fa a stare fermo e a non cantare in coro. Le chitarre sintetizzate la fanno da padrone, creando un’atmosfera elettrizzante. E dopo la delicatezza di Invincibili, Luca accelera il passo e piazza, una dopo l’altra, Chiedo scusa e La nostra strada, che dettano il ritmo della festa. Carboni canta su un palchetto rotondo, si muove come un equilibrista, “sempre sopra un filo io e te”. Tra nostalgia e vecchi ricordi, in Solarium racconta di quando, da bambino, giocava con suo padre e sognava di essere abbronzato anche d’inverno. Un momento goliardico tutto da gustare, vissuto indossando gli inseparabili occhiali da sole, e che anticipa il primo ospite, dj Squalo Iaco, sulle note de Il mio cuore fa ciock, completamente stravolta nelle sonorità.

Ma le canzoni più belle e attese della serata devono ancora arrivare: Silvia lo sai e Farfallina creano un’atmosfera surreale, con quell’assolo di chitarra che mette i brividi. Altro brano, nuovo ospite: tocca ad Alessandro Raina, giovane cantautore chiamato a interpretare Bologna è una regola, per la primissima volta in duetto con Carboni, trasformando gli Arcimboldi in una bolgia. Inno nazionale esplode, a sorpresa, come una bomba rock (quattro chitarre sul palco si fanno sentire, eccome!), Mare mare fa sognare, con melodie calde e avvolgenti e la valanga di sentimenti contrastanti che si porta dietro.

L’ultimo ospite della serata, il più osannato, è Tommaso Paradiso, leader dei Thegiornalisti. Emozionato e felice come un bambino, il cantautore romano canta Luca lo stesso (di cui è co-autore), gioca, saltella, abbraccia Carboni come fosse uno zio affettuoso. Con Dieci minuti si torna, invece, ad atmosfere più soft, per poi riaccendere luci e ritmo con una versione strepitosa di Fisico bestiale, successo datato 1992. Il pubblico non ce la fa più a stare seduto composto: molti fan si alzano e corrono sottopalco per assistere da vicino alla grande festa Pop Up. Sullo schermo nevica, il Natale è alle porte. E allora Luca Carboni accenna in acustico la cover di More Than Words degli Extreme, che aveva testato sul palco giusto un anno fa insieme a Jovanotti (anche questa volta inizialmente sembra essere un po’ forzata, poi Luca aggiusta il tiro). Si torna alle sonorità disco anni Ottanta, con una pazzesca Fragole buone buone che infiamma il teatro, prima della carezza e dei saluti finali, con quella Vieni a vivere con me, romantica e strappalacrime.

Ieri sera Luca Carboni ci ha fatto viaggiare tra passato, presente e futuro della musica pop italiana. Assistere a un suo concerto, soprattutto oggi, significa condividere una bella serata di musica, di ricordi e di sogni ad occhi aperti. Il cantautore bolognese è ancora in grado di creare un’atmosfera unica e a catturare il suo pubblico, strappando sorrisi, lacrime e lunghi applausi. C’è tanta energia nelle sue canzoni, poesie profonde che trovano riscontro nei giovani e nei meno giovani, nuovi e vecchi fan che si sentono ampiamente rappresentanti nei suoi racconti di vita.

Le foto del concerto

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Silvia Marchetti

Foto di Francesco Prandoni

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