Onstage
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I Maneskin portano Milano in un’altra dimensione

I Maneskin si sono esibiti ieri sera, venerdì 23 novembre, in concerto al Fabrique di Milano, e quel che ne è venuto fuori è uno show convincente dall’inizio alla fine. Ma partiamo dal principio. Una volta entrati, l’immagine è quella di un locale gremito già un’ora prima del concerto, dove la voglia di lasciarsi trascinare dalla grinta del quartetto romano è palpabile; dopotutto, esserci è una fortuna, considerando che l’ultim’ora è quella di un tour andato completamente sold out, con nuove date presto in arrivo.

Sono le 21:15 quando Damiano, Victoria, Thomas (per tutti Er Cobbra, ndr) ed Ethan fanno il loro ingresso sul palco, aprendo le danze con uno dei pezzi più curiosi dell’album: Are You Ready, che potrebbe benissimo essere un brano del miglior Sean Paul. Questo ci offre una prima chiave di lettura dello show al quale avremmo assistito: Il Ballo della Vita, prima vera fatica discografica dei Maneskin, è un disco che accontenta tutti: nessun ammiccamento particolare, o tentativo di rabbonirsi una fetta di pubblico più ampia, solo una dimostrazione della poliedricità della band.

Salutati i presenti, è tempo di mettere i puntini sulle i, rivendicando la paternità di un disco sul quale nessuno ha avuto modo di mettere le mani, racconta con un certo orgoglio Damiano. Poi si da il là ad una serie di brani che privano il pubblico di qualsiasi inibizione e ne sono la conferma i numerosi reggiseni volati sul palco. Nel corso della serata, c’è tempo anche per un ospite speciale: Vegas Jones fa irruzione sulle note di Immortale, unico featuring del disco e altro esempio di quanto i Maneskin non abbiano alcuna voglia di lasciarsi etichettare.

Una di queste, era sicuramente quella di gruppo che, dal vivo, propone troppe cover: questa è, ovviamente, una verità con la quale i Maneskin hanno dovuto convivere fino all’uscita del primo lavoro, senza però disdegnare la possibilità di inserirne comunque qualcuna in scaletta. Ed è per questo che, in una setlist che vede presenti tutti e dodici i brani che compongono Il Ballo della Vita, trovano spazio anche alcune tra le cover più convincenti del loro recente passato. Esibizioni, queste, che non si limitano ad una mera imitazione delle originali, ma che vengono rilette e riproposte in chiave Maneskin. Spazio anche a Marlena, la figura ormai onnipresente nell’immaginario della band, le cui parole riecheggiano all’interno del Fabrique e si insinuano senza fatica nella mente dei presenti: parole forti, importanti, un messaggio che spinge a superare l’odio, godendosi questa grande avventura che è la vita.

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Quel che stupisce di questi ragazzi è sicuramente la consapevolezza dei propri mezzi: che no, non sta nel convincersi di essere perfetti, perché la strada è ancora lunga e gli ostacoli da superare saranno tanti, compresa la diffidenza di chi li vede ancora come un fenomeno passeggero. Quello che Damiano & Co. stanno dimostrando è, invece, di meritarsi ogni singolo biglietto venduto, e lo fanno lavorando come matti, in studio prima e sul palco poi, sbattendosi come forsennati per far sì che ogni singolo spettatore possa tornarsene a casa sazio, convinto di quello che ha visto e ascoltato.

Poi c’è il disco, vero punto di forza e, lo ammetto, piacevole sorpresa degli ultimi mesi: zittiti coloro che si aspettavano un prodotto monotematico, fatto esclusivamente di brani che potessero esclusivamente ricondurre all’universo Maneskin; ciò che sorprende del disco è proprio questo, l’abilità dimostrata nel mostrare una parte di questo universo ancora inesplorata – “in un’altra dimensione”, come direbbero loro -, con una varietà di generi che lo rende affascinante già al primo ascolto.

Poi c’è il talento, e quello non l’hanno di certo trovato ad X Factor, quello non si compra e se non c’è si vede. Strumentalmente ordinati e nessun bisogno di strafare, almeno per ora, perché a mettere il carico ci pensa il cantante: Damiano è un rarissimo esemplare di frontman, di quelli che nascono una volta ogni dieci anni, di quelli che, a guardarsi bene intorno, in Italia non si vedono più, se non in gruppi più in là con gli anni. Non sarà una spada vocalmente, ma ben vengano le imperfezioni se poi ti mangi il palco. Poi, il tempo per migliorare, a diciannove anni, c’è tutto.

A chiudere lo show è l’ormai celebre Torna a casa, secondo singolo del disco, e già diventata un inno. Una pioggia di applausi accompagna la fine della prima data milanese dei Maneskin, il trionfo del lavoro di squadra e della voglia di farcela, senza aver paura di risultare antipatici, senza lasciarsi condizionare dalle dinamiche di un mondo nel quale chi rompe gli schemi non sempre è visto di buon occhio. Al diavolo gli schemi, al diavolo le regole, this is Maneskin.

La scaletta
Are You Ready?
Fear for Nobody
Immortale
New Song
Morirò da re
Lasciami stare
Let’s Get It Started
You Need Me
Shit Blvd
Breezeblocks
Le parole lontane
Pyro
Niente da dire
Recovery
Io vengo dalla Luna
Beggin
Chosen
L’altra dimensione
Kiwi
Close to the Top
Torna a casa

Le foto

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