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A Roma Mannarino centra l’obiettivo: far riflettere divertendo

Mannarino è il nuovo Re di Roma e non stiamo esagerando nel definirlo così. Chi si era abituato a vedere l’Ippodromo delle Capannelle pieno soltanto per i grandi concerti internazionali sarà rimasto a bocca aperta di fronte al pubblico copioso, sorridente e ballerino che ha riempito il 6 luglio Postepay Sound Rock In Roma per l’evento Roma-Rio voluto dal cantautore romano. La partita era difficile, ma l’ha vinta nel migliore dei modi possibili.

Il concertone è stato aperto dai tre ospiti (Lavinia Mancusi, l’Orchestraccia e Rogê) che hanno saputo intrattenere la parte di pubblico arrivata molto presto. Ognuno dei tre è stato accolto dalle scuole di samba romane che si mescolavano tra le persone, suonando come da tradizione per la gente. Rogê, cantante brasiliano definito generazionale dallo stesso Mannarino, ha dato spessore al simbolico incontro tra Rio de Janeiro e la Capitale: classici della tradizione carioca mescolati a canzoni sue che sono riuscite a far entrare perfettamente nel mood di condivisione e festa.

Mannarino sale sul palco attorniato dai suoi dieci musicisti di fiducia e comincia giustamente con Roma. “Grazie” dice soltanto, con un filo di emozione nella voce, prima di attaccare L’imperoApriti cielo e una struggente La frontiera. Siamo in fase di riscaldamento, l’atmosfera monta piano come un bollore, e si trasformerà in una danza collettiva in mezzo alla polvere. Il concerto è una liberazione del corpo, la voglia di dimenticarsi di se stessi dedicandosi soltanto alla sensazione fisica dello stare bene. La spina si stacca dai pensieri, ci si gode la vicinanza di altre persone, la compartecipazione e il divertimento.

Durante il concerto si assiste quasi ad un distacco progressivo dalla realtà: quando si comincia a salire di ritmo con brani come Gli animali (dove il gruppo di musicisti impone la propria mostruosa bravura) o Arca di Noé (splendida la coreografia con le bandiere, l’uguaglianza dei popoli è un tema ricorrente per Mannarino), il pubblico si muove come una cosa sola. Menzione speciale alla band che non perde un grammo di carica nemmeno quando un problema tecnico alle casse disturba la parte finale di Quando l’amore se ne va.

Roma-Rio e il suo protagonista centrano perfettamente l’obiettivo: far riflettere divertendo, sulla scia dei cantautori brasiliani che raccontarono mettendola in musica la dittatura negli anni Sessanta. Il cantautore romano parla al cuore delle persone mentre si balla sui ritmi più sostenuti, come in Tevere Grand Hotel, Serenata lacrimosa o sul ritmo di taranta indiavolata di Scetate vajo’, che alza un polverone sul prato secco dell’Ippodromo.

Le mille anime di Mannarino sono convogliate tutte a Capannelle e hanno investito il nuovo Re di Roma: un cantautore che non dimentica da dove viene, anzi, ci resta saldamente ancorato come se fosse il suo sestante. Quando imbraccia la chitarra e da solo sul palco, in mezzo al concerto, declama Fatte bacia’, sembra di stare seduti in qualche piazzetta romana minuscola e nascosta sotto un cielo stellato, a fare tardi evocando nostalgie. Le migliaia di persone accorse a Capannelle, quelle che hanno urlato Me so’ mbriacato alla luna, hanno preso parte ad un rito collettivo che non dimenticheranno presto. Così come non lo dimenticherà Mannarino, promotore di una genuinità cantautorale della quale si sentiva, forse, la mancanza.

Scaletta Mannarino Roma 2017, le canzoni del concerto del 6 luglio

Roma
L’impero
Apriti cielo
La frontiera
Gli animali
Babalù
Vivo
Arca di Noé
Quando l’amore se ne va
Fatte bacia’
Statte zitta
Un’estate
Scendi giù
Osso di seppia
Tevere Grand Hotel
Serenata lacrimosa
Scetate vajo’
Me so mbriacato

Bar della rabbia
Maddalena
Mary Lou
Vivere la vita

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Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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