Onstage
Mannarino Roma 2018 foto concerto 22 aprile

In L’Impero crollerà c’è tutta la coraggiosa visione musicale di Mannarino

“Qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare”. L’impero di cui parla Mannarino non è soltanto la metafora di uno spazio immaginario che fa da sfondo alle sue tante storie, ma è anche la rappresentazione di una società che distrugge, che nega la libertà, teme l’inclusione, l’integrazione dei popoli e delle loro culture. La sfida all’Impero del cantastorie romano è un flusso continuo di suoni, un movimento di sperimentazioni, di visioni musicali coraggiose che creano una dimensione inglobante. La sua ricerca artistica non ha limiti e la sua sintesi si definisce bene nel nuovo concept tour, dal titolo L’Impero crollerà.

Esattamente un anno dopo il suo primo album dal vivo Apriti Cielo Live Mannarino crea uno show intimo e carismatico nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Incanta ed esalta tutto il suo pubblico di fedeli, con quella capacità unica di cantare storie di vita, di carcerati, di operai, degli ultimi, dei dimenticati. Sono storie solo all’apparenza semplici, ma piene di realtà, caricate dalla sua simpatia e da una verve particolarmente ironica. Con scioglilingua accattivanti e ballate poetiche, a volte malinconiche, Mannarino infatti abbatte le distanze, rompe i muri. Per il suo pubblico è una specie di guru, di protettore buono delle anime fragili, degli emarginati. Non ci sono separazioni dettate da gerarchiche, resta solo la sua voce scura che rassicura e fa da guida, come in una grande comunità.
Il suo è un live che va oltre i generi, le definizioni, è un atto performativo inclusivo. Mannarino sembra il cantore di popoli in cammino, esplora suoni, voci, provenienti dal sud del mondo e, dai lamenti della terra, dalle grida dei suoi uomini, dalle risate della gente, definisce soluzioni narrative e strutture musicali originali.

È Roma a dare inizio alla performance: una poesia delicata, in versione chitarra e voce, cantata in penombra, prima di lasciare spazio a quei suoni rock, folk-pop, ai blues istintivi, viscerali, quelli che scrutano l’uomo con insistenza. La performance prende corpo e sembra un momento catartico: una musica aperta al mondo e alle sue inflessioni straniere. Ma è con Apriti Cielo che la bandiera, posta in alto sulla scena, comincia la sua danza e gli spettatori esaltati ne seguono i movimenti. In uno show fatto di giochi affascinanti di luci e ombre, di esplosioni ritmiche, di pulsazioni che seguono il movimento della terra, il cantautore romano appare consapevole del cammino percorso, del passato.

La leggerezza di Mannarino sprigiona bellezza per la vita e si respira nello scorrere di quei versi popolati da esseri umani semplici, o di personaggi dai nomi strani, come Babalù, un supereroe di cui “tutti gli abitanti della città” parlano bene, ma solo dopo la sua scomparsa. Ballate malinconiche, come quella di Deija, che crea d’improvviso atmosfere jazz inaspettate, con l’assolo di sax che riempie la sala, portando avanti il filo narrativo.

Nel suo teatro si rappresenta la semplice quotidianità, l’esistenza dolorosa, quella che si nasconde, che tenta di essere dimenticata. Mannarino, invece, la riporta in luce. Dialoga con la religione, con la politica, esprime musicalmente la sua rabbia e cerca nel suo tempo performativo di incoraggiare tutti all’azione. La voce della corista Lavinia Mancusi approfondisce la ricerca del cantautore, disegnando paesaggi lontani, inaspettati, ma riconoscibili. L’America del Sud, il Brasile, la rumba, gli stornelli romani, c’è tutto Mannarino in questo live, ma c’è anche l’urgenza di comunicare a gran voce la necessità di abbattere l’Impero, di reagire all’inattività, perché “cambiano i governi, ma non cambiano gli schiavi”. La sua voce si propaga nell’aria e si fa potente in “difesa del popolo”. Ma alla fine è una festa e Mannarino lo sa. Lascia il suo pubblico con Me so’mbriacato, quel grande classico che non si dimentica mai.

Mannarino Roma 2018, la scaletta del concerto

Roma
Marylou
Apriti cielo
Malamor
Babalù
Rumba magica
Deija
Al monte
Le stelle
Carcerato
Scendi giù
L’impero crollerà
Gli animali
Arca di Noè
Tevere Grand Hotel
Impero Ballarò

Le rane
Me so’ mbriacato

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Redazione

Foto di Roberto Panucci - testo di Serena Antinucci

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