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Quello di Marco Mengoni a Milano è stato uno dei suoi concerti migliori

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 16 novembre 2016. Ho avuto la fortuna di seguire Marco Mengoni fin dagli esordi, da quelle primissime performance sul palco di X Factor (era il 2009) e poi, via via, durante la sua crescita personale e professionale, passando per la vittoria di Sanremo 2013 e i concerti sold out in Italia e in Europa. Ciò che mi ha sempre colpito di lui è il suo essere artista nel vero senso della parola, un grande cantante e performer (non ha caso ha vinto il premio proprio come Migliore Performer agli Onstage Awards 2016). È uno showman dotato di carisma, capace di divorare il palco, da sempre la sua vera casa. Ieri sera a Milano, davanti a un Forum completamente esaurito, Marco ha regalato ai suoi fan un live incredibile, ricco di sorprese e di ottima musica. Forse è stato uno dei concerti migliori del suo intero repertorio live. Per vari motivi.

Innanzitutto per l’interpretazione dei brani. Ha stregato tutti con la sua voce, potente e avvolgente più del solito. Nota dopo nota, ha messo da parte ansie e paure, per sciogliersi completamente e cantare come mai in passato. “Libero, libero, mi sento libero”. E così è stato. Mai come ora, Mengoni si sente libero di esprimersi e di dare tutto se stesso sul palco. Ieri, da vero cavallo di razza, ha corso a briglie sciolte, è apparso molto più sicuro di sé e consapevole delle sue qualità. Dall’inizio alla fine dello show (due ore piene di emozioni e di divertimento), ha giocato con le parole e con gli strumenti, sfruttando le corde vocali per creare nuove sfumature.

La voce, dicevamo. Tonalità alte, basse, in un saliscendi di virtuosismi mai banali, né spocchiosi. Marco Mengoni è la voce capace di accarezzare le note di una chitarra, di sovrastare il ritmo martellante di una batteria o di esplodere con il suono di una tromba o di un pianoforte. La prima delle due tappe milanesi del suo MengoniLive2016 è stato un vero successo soprattutto per la magia della sua performance vocale. Ma l’artista di Ronciglione ha conquistato il pubblico anche grazie alla simpatia che lo contraddistingue, alla voglia insaziabile di scherzare con i musicisti, con le coriste e con i fan sottopalco. Marco si è divertito come un bambino, saltellando felice sul palco, volando (nel vero senso della parola) sopra al pubblico, ballando tra ritmi dance e reggae senza mai fermarsi. Uno spettacolo nello spettacolo, insomma, impreziosito da una scenografia di livello internazionale, ultratecnologica, tra luci fluo, laser, megaschermi posizionati sia sul main stage, sia al centro del parterre. Una produzione mastodontica, moderna e di forte impatto visivo, ma che non ha scalfito la bellezza intima e poetica dello spettacolo musicale.

Altro motivo per cui il concerto di ieri sera è stato uno dei migliori di Marco, è la scaletta. Oltre venti i brani portati al forum di Assago, tra passato e presente. I fan della prima ora, lo zoccolo duro dell’Esercito si è commosso più volte ascoltando canzoni come In un giorno qualunque e L’essenziale (che Marco ha dedicato ai fan, definendoli “la mia medicina”), ma hanno anche ballato e cantato a squarciagola sulle note di Pronto a correre, Non me ne accorgo e Tonight (stravolta, ancora una volta, rispetto all’originale). E che dire di I Got The Fear e di Freedom? Due pezzi carichi di adrenalina (il primo tratto dal disco #Prontoacorrere, l’altro una cover della hit di Pharrell Williams) che hanno trasformato il Mediolanum Forum in una vera bolgia. Ma Marco Mengoni a Milano ha riservato anche tante sorprese, come le canzoni inedite (Onde e Se imparassimo, già amatissime da tutti i fan) e la festa disco al ritmo indiavolato di Una parola, I Feel Love (successo di Donna Summer) e Io ti aspetto.

Tra i momenti più emozionanti, l’intro del concerto con l’incantevole Ti ho voluto bene veramente, la magica Esseri umani (con Marco seduto in poltrona, sospeso in aria, a diversi metri da terra) e l’ipnotica La valle dei Re, resa maggiormente eterea grazie a un nuovo arrangiamento e alle immagini proiettate sugli schermi. Il finale del concerto è stato un crescendo di intensità e di coinvolgimento emotivo e fisico: dopo Guerriero, una delle canzoni simbolo del “nuovo” percorso di Mengoni, i saluti conclusivi con due specialissime cover reggae: Jammin’ e Could You Be Loved di Bob Marley, ad esaltare il pubblico che proprio non ne voleva sapere di andarsene dal palazzetto.

A Marco va riconosciuto il merito di amare veramente la musica, in tutte le sue forme, di osare con coraggio, di dare sempre il massimo ad ogni concerto, sia esso in un teatrino di provincia oppure in un palazzetto di fronte a decine di migliaia di occhi. Ed è proprio in quegli occhi, quegli sguardi di attesa e di affetto, che trova il senso di tutto ciò che fa. Lo ha confermato lui stesso: «Spesso se mi vedete tra le nuvole è perché mi fermo un attimo a pensare. Vado sempre di corsa. E non ho mai il tempo di godermi realmente le cose belle che mi accadono. Questa sera ho di fronte a me così tanta bellezza che non potete nemmeno immaginare. Vorrei prestavi i miei occhi per farvi vedere questa meraviglia».

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Silvia Marchetti

Foto di Elena Di Vincenzo

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